CANTINA MASSETO: UNA “CAVA” STORICA TRA I VIGNETI DI BOLGHERI


Cantina Masseto
photo ©Andrea Martiradonna

Nel cuore più verde della Maremma Livornese, in quella zona che amabilmente e con sapienza trasforma morbidi terreni in pregiatissimi vigneti, sorge la cantina Masseto, controllata dalla storica casata fiorentina Frescobaldi che, da anni, è impegnata nello sviluppo delle diversità del territorio toscano.

Il nome “Masseto” si deve alle argille blu dell’Era Pliocene – frutto della trasformazione di un substrato marino profondo – che si sono concretizzate in duri blocchi, i “massi” tuttora visibili sulla superficie del vigneto.

Cantina Masseto
photo ©Andrea Martiradonna

In questo luogo incontaminato, negli anni Ottanta vennero impiantate le vigne di Merlot che, nel 1986, portarono alla prima annata di Masseto, un vino oggi conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Gli architetti Hikaru Mori e Maurizio Zito hanno lavorato a un progetto architettonico che rappresentasse al meglio l’azienda, ne rafforzasse l’identità e ne incarnasse la filosofia, realizzando uno spazio quanto più adatto possibile per la produzione e la conservazione del vino. Il loro progetto ruota attorno a due concetti: la sacralità del luogo e l’atemporalità.

La cantina non è stata pensata per dominare il paesaggio ma per integrarsi in esso. Da un punto di vista funzionale, l’architettura asseconda il processo produttivo a gravità che stratifica in verticale le varie fasi di lavorazione del vino, dal ricevimento delle uve, alla vinificazione, fino all’affinamento in barrique.

Cantina Masseto
photo ©Andrea Martiradonna

Lo Studio ZITOMORI ha quindi individuato nel concetto di “cava” il tema portante del progetto. Guardando dall’esterno, dalla collina emergono solo il corpo destinato alla ricezione dell’uva e l’edificio storico a due piani; all’interno lo studio ha invece creato gli spazi non costruendo, bensì sottraendo massa. Volumi in aggetto e vuoti con forme irregolari rievocano l’interno di una cava, mentre le superfici con texture e scanalature differenti ricordano le tracce lasciate dall’estrazione.

L’illuminazione artificiale, ottenuta con apparecchi iGuzzini, gioca un ruolo cruciale in questo ambiente completamente sotterraneo: giochi di luce e ombra sottolineano il rapporto fra vuoti e pieni.

Cantina Masseto
photo ©Andrea Martiradonna

Incassi iRound sono installati direttamente nel cemento armato in posizione leggermente arretrata per evitare l’abbagliamento e, in alcuni casi, sono posti vicino alle pareti verticali affinché il loro cono di luce si proietti direttamente su di esse.

La profondità della scala che porta al secondo livello interrato è messa in risalto da linee di luce Underscore InOut, un apparecchio da esterni appositamente scelto per adattarsi a uno spazio dall’elevato tasso di umidità.

Dal locale della fermentazione, con i suoi dodici tini, attraverso una parete di vetro fumé, lo spazio si espande e si affaccia sulla barriqueria del primo anno, dove una scala scavata conduce in profondità a una passerella poggiata su una vasca d’acqua. La texture delle pareti di tutti gli ambienti, sottolineata in radenza dall’alto dagli incassi, viene enfatizzata anche dal basso con apparecchi lineari Linealuce e puntiformi Light Up Orbit.

Cantina Masseto
photo ©Andrea Martiradonna

All’estremità della barriqueria del secondo anno si trova la sala degustazione in vetro, progettata come un cubo parzialmente sospeso. Al lato opposto, una parete in pietra separa la cantina storica, nota anche come Masseto Caveau, che custodisce bottiglie di ogni annata, ciascuna sorretta dalla propria ‘culla’ in acciaio inox. Perimetralmente alle barriquerie e alla cantina storica, si trovano i corridoi tecnici e di controllo del processo di vinificazione.

Risalendo in superficie, e passando nuovamente dal buio alla luce, una scala in cemento conduce al cuore della storica Casa Masseto, fedelmente ricostruita secondo lo stile originale.

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