IL RAGAZZO MORSO DA UN RAMARRO DI CARAVAGGIO SOTTO UN’ALTRA LUCE


Ragazzo morso da un ramarro
"Ragazzo morso da un ramarro” (1595-1596)

A Roma la mostra “Il Tempo di Cavaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi” a cura di Maria Cristina Bandera, (Direttore scientifico della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi), ospitata nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli-Musei Capitolini, presenta una carrellata di opere straordinarie incentrate sui pittori caravaggeschi.

Capolavori della collezione di Roberto Longhi
Capolavori della collezione di Roberto Longhi

L’esposizione è un omaggio al raffinato e anticonformista storico dell’arte e critico d’arte del XX secolo, di cui ricorre nel 2020 il cinquantenario della sua scomparsa. Roberto Longhi (1890- 1970), allievo di Adolfo Venturi e Pietro Toesca dedicò la sua tesi di laurea a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, allora oscuro, discussa nel 1911, e identificò i suoi seguaci quando non erano ancora conosciuti. Caravaggio non ebbe allievi, né fondò una scuola, tuttavia il suo realismo, soprattutto nei dettagli di natura morta, sfondi monocromi e l’uso drammatico del chiaroscuro, hanno influenzato i pittori dalla dal Seicento fino a oggi italiani e stranieri.

A Milano nel 1951 Longhi cura la mostra epocale “Caravaggio e i caravaggeschi” a Palazzo Reale, e due anni dopo “I pittori della realtà in Lombardia”.

Capolavori della collezione di Roberto Longhi
Capolavori della collezione di Roberto Longhi

Di Caravaggio, Longhi scrisse “È il creatore di una nuova plasticità ottenuta con l’ausilio della luce”, e Francesco Murano, l’architetto delle luci, progettista d’illuminazioni internazionale al servizio dell’arte, sembra partito da questa fondamentale premessa indicata dallo storico dell’arte che, prima di tutti, ha intuito e reso noto gli aspetti “moderni” e rivoluzionari della pittura di Caravaggio, valorizzando anche le qualità formale e pittorica dei suoi seguaci.

Per illuminare in maniera filologica i pittori caravaggeschi, Murano ha puntato sulla luce calda, circoscritta ai dipinti e “con lampadine dicroiche ad incandescenza, le uniche che potevano essere impiegate sugli apparecchi presenti al Museo”, ha dichiarato l’architetto e lighting designer. Tra le molteplici difficoltà riscontrate nell’allestimento della mostra progettata a distanza, l’opera che ha richiesto più attenzione è stata il “Ragazzo morso da un ramarro” (1595-1596), per la difficoltà di illuminare senza riflessi l’opera celebre di Caravaggio. Murano per evidenziare il movimento repentino e il dolore e la paura improvvisa del fanciullo di una enigmatica e quasi irreale serenità e i “moti dell’animo”, come direbbe Leonardo da Vinci, ha utilizzato apparecchi speciali, detti sagomatori, scelti, commenta l’architetto per “riquadrare l’opera e l’intorno con temperatura differente; un apparecchio a luce calda per il dipinto ed uno a luce fredda per la parete sulla quale l’opera è stata collocata. Questa tecnica, molto particolare, permette di esaltare la cromia dei dipinti”.

Capolavori della collezione di Roberto Longhi
Capolavori della collezione di Roberto Longhi

A parte l’illuminazione da vedere più che da raccontare, la progettazione dell’allestimento della mostra – avvenuta durante il lockdown, quando Murano ha lavorato a distanza dal suo studio di Como, e i suoi collaboratori Doddo Arnaldi e Maurizio Gigante da Roma – data la loro alta professionalità insieme hanno risolto non pochi problemi reali. Dopo, sul luogo, Murano ha perfezionato personalmente le luci. Roberto Longhi se fosse vivo avrebbe sicuramente apprezzato la resa plastica delle opere “scolpite” dalla luce.

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