DIGITAL LIGHT SPACE FORME E OMBRE DEL NOSTRO TEMPO


light art

La Light Art è un linguaggio dell’arte contemporanea dinamico in stretto rapporto con l’evoluzione della tecnologia e connesso alla cultura digitale. Al centro della ricerca non c’è soltanto l’immaterialità luminosa dal potenziale estetico, ma anche la sperimentazione di dispositivi innovativi e sofisticati, volti a coniugare l’aspetto scientifico con quello simbolico e metaforico.

Per Light Art s’intende l’uso di materiali luminosi diversi (Neon, led, fibra ottica, laser) impiegati dagli artisti per creare opere o installazioni ambientali adatte a contesti interni ed esterni, con l’obiettivo di “fare luce” sulle sue potenzialità estetiche e relazionali, e condividere con lo spettatore, dell’opera “totale”, esperienze sorprendenti.

Luce, suono, musica, applicazioni a connessioni Li-Fi ancora in fase di sperimentazione, capace di portare più informazioni in minor tempo in contesti complessi come un aereo in volo o reparti ospedalieri protetti. Strumenti nuovi che stanno mappando “geografie” digitali, grazie a fonti luminose, led o raggi laser in movimento, che si sovrappongono alle strutture fisiche e contesti urbani.

Questi e altri dispositivi di modellazione virtuale dello spazio, configurano attraverso materiali luminosi nuovi scenari urbani e flussi vitali di energia, in cui la tecnologia non è il fine bensì il mezzo dell’opera da vivere come esperienza estetica totale, tra reale e virtuale, emozione e ipertecnologia, giocando sull’effetto performativo e scenografico dello spazio circostante.

Facendo così luce sul potenziale estetico della ingegneria, si materializza un Eden multimediale attraverso sistemi di modellazione ad alta prestazione tecnologica che trasfigurano gli ambienti in potenzialità visionarie.

Nel nuovo millennio, la Light Art è sinonimo infatti di cultura digitale che inscena nei luoghi urbani esperienze collettive, una estetica sociale diffusa che massifica la multimedialità e la complessità informatica, e illumina la soglia dell’invisibile, zona neutra in cui spazi, tempo e memoria si annullano in un solo istante.

Viviamo in uno “show light” costante grazie a dispositivi sinestetici che estendono le possibilità di partecipazione a processi relazionali, sempre più sofisticati dell’arte “espansa” immersi come siamo in una performance luminosa di architetture, piazze, strade illuminate a festa. In questa Babilonia multimediale, il buio è stato infranto con la Light Art, seducente per la sua apparente semplicità di mostrare con “naturalezza” l’antimateria, l’invisibile, per esorcizzare la paura dell’ignoto, che la notte simbolicamente sottende.

Percezione ed evasione sono le tensioni della Light Art, che si traduce in una ri-scrittura dinamica dei luoghi urbani in rapporto con i fruitori che vivono una esperienza collettiva. Si origina nel buio, ma si interroga sulla categoria del reale, svela le forme e le ombre del nostro tempo; è un paradigma di spazi digitali e d’informazioni legati alla sua rappresentazione tramite nuovi codici dell’interattività, intercambiabilità e mutabilità per comunicare.

Attraverso la luce, strutture poliedriche o edifici appaiono come architetture dell’imprevedibilità, inorganiche, in cui azione e percezione estetica coincidono alla ricerca di un’aura del disincanto tecnico nell’epoca dell’esperienza di una realtà altra.

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