DANIEL BUREN ALLA GAMEC DI BERGAMO ILLUMINARE LO SPAZIO A DISTANZA


Luci d’Artista Torino, Daniel Buren,
Luci d’Artista Torino, Daniel Buren, Tappeto volante, piazza Palazzo di Città, Courtesy by IREN

Quando la fibra ottica ordisce tessuti luminosi, è già un fatto d’arte, poiché il materiale è l’opera. Daniel Buren (1938) padre dell’arte pubblica dal 1965, noto per “affichages sauvages” (affissioni selvagge), il primo a utilizzare il termine in situ, ovvero non replicabile in quanto ideato per un luogo specifico, poi diventato di moda, è il tessuto più brillante che c’è, realizzato da un’azienda di Lione, capitale della produzione della seta da oltre cent’anni, scelto per la sua mostra pensata per la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

Nella Sala delle Capriate a Palazzo della Ragione, Città Alta, con la mostra di Daniel BurenIlluminare lo Spazio. Lavori in situ e situati”, a cura di Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC, il tessuto luminoso è il materiale più adatto per l’installazione ambientale composta da 24 teli in fibra ottica, corpi luminosi in sé, capace di gettare “nuova luce” sullo spazio circostante; un unicum d’impatto scultoreo ma non decorativo ideato per la straordinaria Sala dove il rapporto tra luce e pittura si percepisce soltanto passeggiando tra un telo e l’altro.

La mostra era prevista ad aprile, ma il lungo e difficile periodo del lockdown, sollecitato dal direttore a non abbandonare il progetto espositivo, ha portato l’artista a sperimentare una pratica esecutiva digitale per l’opera ambientale non in situ, ma a distanza.

GAMeC di Bergamo ©LUCE

È questa la novità della prima mostra importante a Bergamo di un protagonista delle seconde avanguardie artistiche del Novecento, risolta con inusuali “stendardi”, sospesi nella Sala delle Capriate, vessilli serigrafati di rinascita all’insegna della luce che coniuga tradizione e tecnologia tra splendidi affreschi, la fibra ottica diventa un tessuto connettivo e ricreativo che intreccia relazioni tra passato e presente, illuminando suggestioni emotive per uno spazio vibrante.

L’armonia tra arte e tecnologia è il risultato di una nuova modalità esecutiva a distanza, non prevista dall’artista francese noto per i suoi interventi nello spazio pubblico dagli anni Sessanta.

 Buren ha progettato i suoi arazzi luminosi stando in clausura nella sua casa-studio in un’antica abbazia a 40 chilometri da Parigi, ridipinta di verde, rosa, azzurro e giallo, e la mostra assume un valore simbolico in una città dove la luce amplifica la volontà di rinascita anche nel segno dell’arte e nella valorizzazione della bellezza del suo territorio.  I tessuti luminosi mettono in luce i dettagli delle forme del Palazzo della Ragione e gli affreschi contenuti, staccati dalle facciate delle case e dalle chiese dell’antico borgo urbano e qui ospitati agli anni Ottanta del secolo scorso. 

GAMeC di Bergamo  ©LUCE
GAMeC di Bergamo ©LUCE

Sono “stendardi” sospesi, situati nel grande salone oscurato, idealmente trasferibili in altri contesti, ma qui la fibra ottica diventa lo strumento di rilettura di un luogo storico carico di nuovi significati. Il lavoro di Buren si presenta ambiente fluido e scultoreo insieme, dall’immediato impatto plastico e dal potenziale estetico da “toccare” con gli occhi, immergendosi nella luminescenza della fibra ottica.

Questi teli, liberati dal suo telaio, sospesi nella sala, contrassegnati da bande verticali, sembrano far levitare la Sala delle Capriate, anche se Buren ha visto il Palazzo solo attraverso le immagini e le planimetrie. L’artista è sempre giovane, quando si mette in gioco, senza temere la possibilità di includere diverse pratiche, e Buren con la progettazione astratta, adattandosi a nuove condizioni non smentisce la sua attitudine creativa e apertura mentale di sguardi, superando le sue abitudini. E l’alta qualità estetica si è rivelata in una opportunità di opere sempre in situ, coerente al suo operare nello spazio, seppure concepite a distanza.

  • Daniel Buren
  • Tottenham Court Road station, Londra,

Nel 2023 Bergamo, con Brescia, sarà capitale della cultura, e la mostra di Daniel Buren è un segno che illumina di ottimismo lo sguardo della città sul suo futuro.

Di Buren, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1986, ricordiamo anche il suo bellissimo Tappeto volante realizzata per Luci d’Artista a Torino, per piazza Palazzo di Città. L’installazione Excentrique(s), travail in situ, che trasforma la navata del Grand Palais di Parigi in una sorta di foresta formata da 377 dischi in plastica sospesi su steli d’acciaio, dell’installazione permanente al Macro di Roma con giochi di prospettive e di specchi “Danza tra triangoli e losanghe per tre colori”.

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