Il Poème électronique di Le Corbusier, Edgar Varése e Yannis Xenakis per sempre


A wireframe partial model of the Brussels fair

La prestigiosa Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti recentemente ha incluso nella sua straordinaria collezione storica di materiali Internet il sito web che presenta i risultati del progetto Virtual Electronic Poem del CIRMA, Centro di Ricerca sulla Multimedialità e l’Audiovisivo dell’Università di Torino.  Centro di ricerca che nasce nel 2003 dalla collaborazione tra docenti dei settori media, spettacolo e informatica per svolgere ricerca interdisciplinare sui temi della Creatività Digitale e del Digital Heritage.

La US Library of Congress è la più grande biblioteca del mondo, con più di 170 milioni di documenti custoditi. Un comitato di esperti si occupa ogni giorno di selezionare, catalogare e conservare importanti reperti culturali che rischierebbero altrimenti di andare perduti. Tra questi sono compresi i materiali digitali, inclusi i siti web, la cui conservazione, per via della loro stessa natura di volatilità, è a rischio. In questo modo, materiali dipendenti da server web, software e connessioni, che potrebbero diventare obsoleti (il codice HTML non è sicuro come la carta, necessita sempre di un browser che lo interpreti), diventano permanenti.

Il progetto, del biennio 2004/05, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Cultura 2000, consisteva nella realizzazione di un ambiente di realtà virtuale immersiva che ricostruiva fedelmente l’esperienza del “Poème électronique“, prima opera multimediale mai realizzata, progettata da Le Corbusier nel 1958 per il padiglione della compagnia Philips all’Esposizione Universale di Bruxelles (quella dell’Atomium di André Waterkeyn, la Torre Eiffel per Bruxelles;   la prima dopo la Seconda Guerra Mondiale, che rappresenta un atomo in ferro ampliato di 165 mila volta, 102m d’altezza, e 9 sfere con 18 m di diametro).

Il Poème électronique, con la musica di Edgar Varése e le forme architettoniche di Yannis Xenakis, fu un’opera straordinaria capace di suscitare il senso di un’esperienza totalizzante dell’ascolto e della visione, ma, nonostante il numero incredibile di spettatori (circa due milioni), fu smantellata pochi mesi dopo l’inaugurazione e mai più ripetuta. Purtroppo, non l’unico esempio.  

Il progetto Virtual Electronic Poem del CIRMA ha reso possibile dal 2005 una rinnovata fruizione di questa opera di Le Corbusier che è stata poi ospitata in musei di arte contemporanea e manifestazioni in tutto il mondo. Progetto poi sviluppato in occasione della performance newyorkese del Virtual Electronic Poem, alla Judson Church, nel Village, a gennaio 2010. Perché, spiega Vincenzo Lombardo, coordinatore del progetto e docente del Dipartimento di Informatica all’Università di Torino: “Era necessario far conoscere a un largo pubblico la storia originale, prima di accedere all’installazione multicanale e fruire degli 8 minuti di musica di Varése, i 2 minuti di interludio di Xenakis e le immagini di Le Corbusier, il tutto all’interno della ricostruzione virtuale del Padiglione Philips.

Il Webdoc è strutturato con un parallelismo tra la cronaca dell’evento (sezione “Chronicle”), con tutti i materiali recuperati da archivi di tutto il mondo ed esposti in modalità narrativa, e la ricostruzione virtuale (sezione “Reconstruction”), con la messa in opera degli elementi digitalizzati in parte ricostruiti per coerenza della perfomance. Per semplificare è la documentazione di un progetto “archeologico”, di fatto, ma con la riedizione dell’evento originale in una forma virtuale.

La US Library of Congress ha selezionato il Webdoc per l’inclusione nella raccolta dei materiali Internet relativi al Performing Arts Web Archive. Un riconoscimento che dimostra lo straordinario valore storico di questo progetto di comunicazione digitale e che mette al sicuro dall’obsolescenza dei linguaggi informatici e dell’operatività dei server.  Il problema infatti del mantenimento dei progetti “effimeri” come le performance è un argomento di grande attualità nel panorama della salvaguardia del patrimonio culturale. E questo vale anche per i materiali digitali a causa della volatilità dei sistemi, proprio per questo l’UNESCO ha inserito, accanto al patrimonio tangibile, anche il patrimonio intangibile e il patrimonio digitale.  Il Virtual Electronic Poem riunisce tutte le tre anime del patrimonio culturale, ricostruendo in computer grafica 3D il padiglione originale di Philips e l’evento intangibile con una performance digitale. Grazie anche alla US Library of Congress il suo racconto resterà per sempre. Che bella Italia quando leggiamo notizie come queste.

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