IL “SILENZIOSO” RESTAURO DEL CAMPARINO IN GALLERIA


Camparino
Photo ©Santi Caleca

A Milano, lo storico Bar di passo della Galleria era una vera e propria istituzione; teatro d’incontri, chiacchiere e bevute ma spesso anche luogo d’incontri per informali ricevimenti di lavoro.

Oggi – di proprietà Campari – il Camparino è stato oggetto di un ambizioso restauro conservativo firmato Lissoni Casal Ribeiro(dal 2019 l’architetto e designer Piero Lissoni ha unito la sua firma a quella del suo allievo, e oggi principal partner, Miguel Casal Ribeiro).

Il principio base del progetto di restyling è stato il rispetto della storicità del luogo, sia a livello estetico che sociale: recuperare integralmente gli stilemi esistenti cercando di mantenere inalterato il concetto della convivialità e del bere milanese.

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Gli unici interventi sono stati il rifacimento dell’illuminazione del cassettonato superiore, in questo modo ulteriormente valorizzato, e delle vetrine degli ingressi.

Nell’area di passaggio che porta al dehor, lo stile si rinnova anticipando quello del primo piano senza però perdere l’identità che lo lega al Bar di passo: la pavimentazione in piastrelle a scacchiera ripresenta quindi gli stessi materiali – marmo di Carrara e marmo rosso di Verona – in continuità con l’ambiente, mentre è introdotto un elemento di design più contemporaneo; una struttura a tutta altezza retroilluminata che accompagna il visitatore al piano superiore.

Tavoli e poltroncine sono stati restaurati mantenendo eleganza e raffinata semplicità e la scala che collega il primo piano e il nuovo spazio interrato è rivestita con boiserie in noce, richiamando il codice stilistico del piano ammezzato, mentre il corpo ascensore è ricoperto in ottone brunito.

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La Sala Spiritello rimane legata alla storicità del luogo, ma allo stesso tempo rimodernata per attrarre non solo gli habitué della socialità milanese, ma anche i più giovani e i clienti di passaggio.

Lo spazio si sviluppa intorno a un grande arredo centrale con la funzione di bancone bar e un tavolo penisola conviviale con rivestimento a specchio cannettato retroilluminato, entrambi pensati per valorizzare la preparazione e la degustazione dei cocktail. Il setto centrale che divide le due sale, sempre rivestito in specchio cannettato, ha mensole in cristallo per l’esposizione dei bicchieri da cocktail.

L’uniformità architettonica dell’ambiente è garantita dalla pavimentazione in seminato veneziano e dal rivestimento in boiserie in noce. A memoria di ciò che era Camparino, tutte le boiserie sono disegnate con lesene che vanno dal pavimento al soffitto, le grandi finestre arcate sul lato della Galleria continuano a ospitare le panche in legno con cuscini in velluto e la parete di fondo mantiene le nicchie rivestite in specchio.

L’impatto visivo dello spazio è esaltato dal soffitto a losanghe retroilluminato che richiama il cassettonato del Bar di passooltre a garantire una luce diffusa e uniforme in uno spazio che ha poca luce solare.

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La Sala Gaspare Campari al piano interrato è invece totalmente nuova, recuperata dagli ambienti che in origine contenevano i magazzini del locale. Un luogo intimo ed elegante dove le lampade appese alle volte richiamano il disegno dei rosoni della pavimentazione della Galleria, mentre il bancone in legno apparteneva al primo piano. La sala è flessibile nella configurazione degli arredi per potersi adattare a diverse tipologie di eventi, in uno spazio confortevole e informale.

“A Camparino associo allegria. Quando ero bambino andare da Camparino insieme a mio nonno era un rito domenicale. Ogni volta che passo davanti al locale e vedo questo grande mosaico sulla parete, mi viene in mente la giungla milanese ed è un po’ come se fosse sempre domenica. Quando sei seduto nel dehor hai in mano il mondo, da lì vedi la Galleria e puoi scorgere il Duomo” commenta Piero Lissoni.

“In questo progetto abbiamo voluto essere il più possibile silenziosi”, aggiunge l’architetto, “cercando di essere onesti e sinceri con la parte storica del locale. Il nostro lavoro è stato dare un piccolo tocco di modernità, ma è stata un’interpretazione, come quando una partitura musicale viene suonata da qualcun altro. Per me Camparino non è solo il luogo dell’aperitivo ma il luogo dove succedono cose, dalla mattina alla sera. Non è semplicemente un bar, ma forse sì… o meglio è, semplicemente, il Camparino”.

Lissoni Casal Ribeiro ha inoltre collaborato con Campari nella scelta e nell’inserimento di quadri e stampe storici quali l’originale “Spiritello” (1921) del pittore e illustratore Leonetto Cappiello da cui prende il nome la sala, e le illustrazioni nelle nicchie di Ugo Mochi e il quadro “Campari” di Marcello Nizzoli nella Sala Gaspare Campari.

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