Solo un museo su quattro ha un piano strategico per l’innovazione digitale


osservatorio innovazione digitale beni e attività culturali

Photo Courtesy Silvano Oldani 

“Dall’emergenza nuovi paradigmi digitali per la cultura”, questo il titolo del convegno tenuto e trasmesso in live streaming la settimana scorsa dalla School of Management del Politecnico di Milano, di cui riportiamo alcune evidenze emerse e approfondite dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali.

Durante i mesi di blocco degli spostamenti il livello d’interesse degli italiani per le attività culturali online è aumentato. La presenza sui social ha consentito alle istituzioni culturali di offrire contenuti ai visitatori per approfondire la conoscenza anche dopo la visita e di mantenere una relazione di lungo periodo con i propri pubblici.

Se questo è ormai vero da anni, l’esperienza del lockdown ha dato un significativo impulso alla presenza online dei musei e in parte ha dettato anche un cambiamento di marcia: dal monitoraggio di quanto è accaduto nei musei statali tra dicembre 2019 e aprile 2020 tale aumento è testimoniato dal raddoppio dell’attività sui social (il 76% ha almeno un account) e crescono i follower e gli utenti che seguono le pagine social dei musei. La crescita maggiore si è registrata su Instagram (+7,2%), seguito da Facebook (+5,1%) e Twitter (+2,8%) nel mese di marzo, con un ulteriore incremento rispettivamente dell’8,4%, 3,6% e 2,4% in aprile. 

Per quanto riguarda l’esperienza di visita on site, dall’indagine svolta su un campione di 430 musei, monumenti e aree archeologiche italiani, si osserva come le audioguide (32%), QR-code (31%) e installazioni interattive (28%) siano gli strumenti di supporto alla visita più diffusi. Sempre dall’indagine emerge come ancora il 51% dei musei non sia dotato di Wi-Fi. Notizia a dir poco sorprendente!

courtesy Silvano Oldani

“Prima dell’emergenza sanitaria si potevano distinguere in modo relativamente nitido due percorsi: da un lato l’esperienza di visita on site (talvolta supportata da strumenti digitali); dall’altro l’utilizzo degli strumenti online per attrarre e preparare il pubblico alla visita in loco, oppure ex-post per proseguire il rapporto con l’istituzione visitata, soprattutto tramite i social media” dichiara Michela Arnaboldi, responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali. “Se con i musei aperti il digitale ha rappresentato un complemento all’esperienza di visita (nelle sue molteplici sfaccettature), con la chiusura delle istituzioni culturali il digitale si è rivelato lo strumento necessario per offrire contenuti culturali. Questo ha portato inevitabilmente a un uso diverso del canale online, social media in primis ma anche siti web, che sono divenuti da strumenti di comunicazione e di preparazione alla visita, quali erano fino ad ora, strumenti di vera e propria erogazione di contenuto”.

Rispetto alla preparazione alla visita, i siti web svolgono un ruolo centrale per raccogliere informazioni su orari, biglietti, attività e percorsi di visita. I dati derivanti dall’analisi dei servizi offerti su internet dai musei, svolta per il terzo anno consecutivo, mostrano che l’85% dei musei ha un sito web ed è diffusa la vendita d’immagini per finalità di ricerca, riproduzione e commerciali (già offerta dal 32% dei casi) mentre è ancora ridotta l’offerta di accesso in abbonamento a servizi fruibili tramite sito e applicazione (2%).

“Il livello d’interesse per le attività online è aumentato”, dichiara Deborah Agostino, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali “mentre il livello d’interazione, per i musei, rimane stabile. Nonostante l’aumento dell’attività e dei follower, non si sono mediamente osservate variazioni rispetto a quanto accadeva nelle settimane precedenti il lockdown. Questo ha delle eccezioni in corrispondenza di attività più interattive, in cui è stata richiesta esplicitamente una risposta da parte del pubblico, come l’iniziativa ArtYouReady che ha generato su Instagram un numero d’interazioni più che doppio rispetto ai giorni precedenti. Nel caso dei teatri, invece, una bella notizia: la capacità di ingaggiare il pubblico nelle settimane di chiusura è aumentata sensibilmente rispetto ai mesi precedenti, soprattutto con riferimento a Facebook, su cui il numero medio d’interazioni giornaliere è cresciuto del 61%”.

Infine, dall’indagine condotta tra fine 2019 e inizio 2020* emerge che la cultura della pianificazione nelle istituzioni culturali è ancora carente: solo il 24% ha redatto un piano strategico dell’innovazione digitale (il 6% come documento dedicato e il 18% all’interno di un più generale piano).

Negli ultimi due anni l’83% dei musei, monumenti e aree archeologiche italiane ha investito in innovazione digitale, concentrandosi prevalentemente su servizi di supporto alla visita in loco (48%) e catalogazione e digitalizzazione della collezione (46%). Spostandosi sul futuro, le stesse voci costituiscono anche la priorità d’investimento per i prossimi due anni (rispettivamente per il 33% e il 22% delle istituzioni), seguite da comunicazione e customer care (14%) e attività educative e didattiche (13%).

L’investimento in sistemi di ticketing, gestione delle prenotazioni e controllo degli accessi, invece, è stato indicato tra le priorità per il futuro solo dal 6% dei rispondenti (questo nonostante solo il 23% abbia attualmente un sistema di online ticketing). Ancora oggi l’86% dei ricavi da biglietteria deriva, pertanto, dalla vendita diretta in loco. Inoltre, tra i musei che hanno un sistema di controllo accessi (93%) prevale lo stacco del biglietto d’ingresso (71%), rispetto a sistemi automatizzati come lettori di codici a barre (11% su carta e 6% su display) e tornelli o varchi contapersone (7%).

In conclusione e dopo tali osservazioni, l’auspicio per un futuro di sviluppo e sopravvivenza culturale si basa quindi sulla realenecessità di un totale ripensamento degli aspetti legati alla logistica e all’organizzazione/gestione delle visite culturali tramite sistemi tecnologici digitali che consentano la prenotazione online, il contingentamento degli accessi e la gestione dei sistemi di controllo e sicurezza.Ed è più che mai evidente come siano sempre più rilevanti – in tempi di emergenza sanitaria ma anche e soprattutto post-Covid – la trasformazione e l’investimento sulle personecon competenze legate al digitale; attualmente il 51% dei musei non si avvale di alcun professionista, il 39% dispone di competenze interne e/o ricorre a consulenti esterni, e solo il 12% ha un team dedicato.

* L’edizione 2019-2020 dell’Osservatorio è realizzata con il supporto di: Clear Channel Jolly Pubblicità, Fondazione Cariplo, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione FS Italiane, Milestone Systems, VIVATICKET; Dotdotdot, ETT, Fondazione Enzo Hruby, Microsoft, Trient Consulting Group e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e di Associazione Gianluca Spina.

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