A Milano il futuro non nasce da solo


Fondazione Feltrinelli Milano
Photo ©Filippo Romano

Un’idea architettonica, un edificio di vuoti e pieni, di trasparenza e di costante dialogo con l’esterno. “Una sfida con noi stessi” e palinsesto nel quale “la ricerca incontra le persone, dove le arti si esprimono e le idee costruiscono futuri possibili”, ha dichiarato felicissimo Massimiliano Tarantino, segretario generale della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, presentando nell’elegante e luminosissima sala dagli spazi mutevoli lo stupendo nuovo edificio in via Pasubio 5 a Milano, sede, dal 13 dicembre scorso, della Fondazione e progettato dal prestigioso studio di architettura Herzog & De Meuron e illuminato da Artemide.

Carlotta de Bevilacqua, emozionata, ha parlato di una “giornata bellissima per Milano e per la cultura”, di un “progetto straordinario che guarda al futuro” con una visione importante di valori e ideali condivisi da molto tempo con Inge e Carlo Feltrinelli e la città, ma anche di una grande sfida richiesta dal progetto di luce sofisticato e impegnativo in cui la ricerca e lo studio, la poetica e l’essenzialità tra luce naturale e artificiale, sono stati protagonisti. Siamo a Porta Volta: una lunga area verde pubblica corre lungo la raffinata architettura in vetro e calcestruzzo, dal tetto a cuspide integrato alla facciata che ricorda le cattedrali gotiche, omaggio a Milano e alla sua Cattedrale, con il suo gotico lombardo “trasformato”, allora, matericamente col marmo di Candoglia, ora con il calcestruzzo.

Fondazione Feltrinelli Milano
Photo ©Filippo Romano

S’inserisce con maestria in uno dei quartieri più antichi e affascinanti della città metropolitana, un grande borgo per chi vi abita. I tempi, sorprendenti per l’Italia – quattro anni, due per gli scavi e due per la realizzazione –, e soprattutto un’idea, un pensiero frutto di un incontro occasionale a Londra, in un ristorante, tra Carlo Feltrinelli e gli architetti Jacques Herzog e Pierre De Meuron. Per Artemide – l’azienda di Pregnana Milanese fondata nel 1960 da Ernesto Gismondi, con ben 55 showroom monomarca nelle più importanti città del mondo – non solo è motivo di soddisfazione, ma anche il proseguimento dell’intensa e continua collaborazione con i più grandi architetti italiani e internazionali. Per Milano, un altro importante luogo e spazio culturale, archivio e sentimento di storia e di editoria, d’incontro tra la Fondazione e la città, aperto al pubblico e alle scuole – da gennaio l’avvio della Scuola di cittadinanza europea –, di cui diamo qualche dato per comprenderne il valore e l’impegno non solo architettonico: 200 mila volumi, 17500 collezioni periodiche, 1 milione e mezzo tra carte e documenti.

E cosa aggiungere oggi sullo studio Herzog & De Meuron, vincitori del Premio Pritzker nel 2001, davanti a questa meravigliosa architettura di vuoti e pieni, di sequenzialità e trasparenze, e dopo aver anche visto a Londra la Tate Modern nell’ex centrale elettrica di Bankside? Grazie a loro, e grazie a Carlo Feltrinelli e a quell’incontro splendidamente occasionale.

La progettazione della luce sì è estesa a ognuno dei cinque piani dell’edificio, per una superficie di 2700 metri quadrati, e Artemide ha saputo sviluppare specifiche soluzioni di luce capaci di dialogare con l’architettura e le differenti destinazioni d’uso degli spazi con proposte flessibili, dinamiche e capaci di definire gli ambienti nei differenti momenti della giornata, assicurando elevate performance tecniche e piacevoli atmosfere luminose.

La combinazione di Unterlinden, firmata da Herzog & De Meuron nel 2014, con prodotti tecnici di ultima generazione come i proiettori Picto High Flux illumina con eleganza e ottime performance l’ingresso al Foyer della Fondazione Feltrinelli, la bellissima libreria Feltrinelli e l’accogliente caffetteria al piano terra.
Una versione speciale di Ourea nera con tige illumina l’ampio spazio a doppia altezza della sala conferenze polifunzionale dotata di una grandissimo schermo di proiezione, che ospiterà convegni, incontri, rassegne cinematografiche, letture, mostre, installazioni artistiche.

Negli ambienti degli uffici del terzo e quarto piano, il sistema Algoritmo, integrandosi all’architettura, definisce un’illuminazione uniforme per gli spazi di lavoro di Uniform– con prodotti di serie o eseguiti specificatamente su disegni dello Studio Herzog & De Meuron in collaborazione con Coima Image – dove ogni postazione è supportata anche dalle task light Demetra tavolo. Qui troviamo anche la Pipe terra led, aggiornamento della lampada Pipe, primo progetto sviluppato da Artemide con gli architetti Jacques Herzog e Pierre De Meuron e Compasso d’Oro ADI nel 2004.

Nella sala lettura all’ultimo piano il progetto illuminotecnico trova la sua massima espressione in termini di emozione e percezione scenica dello spazio dialogando con le grandi vetrate che caratterizzano la struttura dell’edificio, con vista splendida sul quartiere e le sue vie, le storiche case di ringhiera e i loro cortili. Una cascata regolare di più di 100 Unterlinden anima con leggerezza lo spazio. Di questa sala sorprende la libreria enorme a tutta altezza incastonata nei pilastri, quasi esoterica, a ricordare, qualcuno ha detto, La biblioteca di Babel del racconto di Borges. Una speciale versione di Unterlinden da tavolo studiata appositamente per le postazioni di lettura anticipa l’evoluzione di questa famiglia di apparecchi apprezzata per l’estetica minimale e la forte caratterizzazione materica e qualità illuminotecnica. Nell’elegante sala conferenze le sospensioni Unterlinden sono supportate dai proiettori Picto High Flux per una gestione avanzata delle scenografie luminose richieste.

Lasciamo la Fondazione Feltrinelli e la libreria lieti di questo saper fare e dei suoi valori sottesi e qui riconfermati dopo aver anche acquistato due libri freschi di stampa delle liriche di Dylan. Anche lui un visionario, come lo sono i grandi architetti o i grandi imprenditori o altri che guardano con fiducia al futuro impegnandosi perché le loro idee o i loro sogni si realizzino. In un articolo su LUCE avevamo scritto che Milano ha in sé i valori civici per diventare il punto di riferimento della creatività internazionale nei prossimi dieci anni e che sempre più si stava incamminando su questa strada.

Ieri il Bosco Verticale, piazza Gae Aulenti e la Fondazione Prada; oggi la Fondazione Feltrinelli e tanto altro ancora vediamo vibrare di talento ed energia in questa città del design, della cultura e dell’imprenditoria. E della luce, quando non è solo numeri, tecnica e, ingegneria ma diventa anche visione poesia.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°319, marzo 2017.

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