Una nuova luce per l’Aula Magna della Sapienza


Aula Magna La Sapienza
Previsione dei livelli di illuminamento in fase di progetto e gli effettivi risultati illuminotecnici per l’Aula Magna e per il murale

di Andrea de Lieto Vollaro, Ferdinando Salata, Marco Vanetti, Iacopo Golasi
del Dipartimento di Ingegneria Astronautica, Elettrica ed Energetica (DIAEE) – Area Fisica Tecnica Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale – Università degli Studi di Roma “Sapienza”

Le architetture della Sapienza e l’Aula Magna
L’Università “Sapienza” di Roma è fra le più antiche università italiane: per risalire alla sua nascita occorre andare a ritroso nel tempo fino a Papa Bonifacio VIII, che nel 1303 istituì ufficialmente lo “Studium Urbis”, la prima università di Roma. Successivamente, per volontà di Mussolini, viene progettata e realizzata la Città Universitaria, che viene inaugurata il 31 marzo del 1935, per fornire alla capitale d’Italia un moderno Ateneo capace di far fronte alle crescenti esigenze di spazi adeguati per venire incontro al moltiplicarsi delle discipline di studio.

illuminazione Cherubino Aula Magna La Sapienza
L’illuminazione d’accento del Cherubino della Sapienza posto in rilievo a soffitto

Il compito di realizzare una vera e propria “città degli studi” all’interno della metropoli romana fu affidata all’architetto Marcello Piacentini, che progettò la pianta dell’attuale campus universitario caratterizzato dal Palazzo del Rettorato e da altri 27 edifici. L’Aula Magna del Rettorato è un grande ambiente a pianta trapezoidale la cui superficie è di circa 900 mq, con una capienza di 3.000 persone. Le dimensioni globali del sito sono di 37 x 26 x 14 metri. Al centro dell’ampio soffitto parzialmente voltato si trova un pregevole rilievo del cherubino stilizzato, simbolo fondante dell’identità visiva dell’Ateno.

Sul soffitto, al di sopra del murale, campeggia in rilievo la scritta “DOCTRINAE STVDIVM VITAM PRODVCIT ET AVGET IMMORTALIS ERIS SI SAPIAS IVVENIS”. Oggi, oltre all’inaugurazione dell’Anno Accademico, vi si svolgono conferenze universitarie, lezioni magistrali, incontri istituzionali e concerti, spesso anche con l’acquisizione di immagini televisive. Nell’Aula domina il dipinto murale di Mario Sironi L’Italia fra le Arti e le Scienze, realizzato in occasione dell’inaugurazione della Città Universitaria nel 1935. Marcello Piacentini incaricò per la decorazione dell’Aula Magna Mario Sironi nel 1933 e affidò a lui “il compito arduo di illustrare la grande parete del salone dell’Università romana”. Il dipinto, che occupa una superficie di circa 100 mq e fa da quinta al palco, è stato realizzato in una nicchia le cui superfici non sono completamente piane, in una geometria prettamente di stampo razionalista. Danneggiato gravemente durante la guerra, il murale è stato restaurato negli anni ‘50 ove venne eliminato tutto ciò che poteva alludere al regime. L’opera fu successivamente sottoposta a un restauro conservativo nel 1982, ma ha ritrovato l’antico splendore grazie al profondo intervento di ripristino, appena terminato, delle sue vesti originali. In occasione delle celebrazioni per gli 80 anni della Città Universitaria, è stato svelato al pubblico il murale del Sironi, che necessitava di un nuovo impianto illuminotecnico che doveva essere esteso a tutta l’Aula Magna.

Lo stato di fatto precedente alla riqualificazione illuminotecnica
L’impianto di illuminazione precedente era il frutto di una serie di modifiche di quello originario di Piacentini conseguenti al progresso della tecnologia della luce dal ‘35 ad oggi. Inizialmente, infatti, l’illuminazione artificiale era affidata ai corpi illuminanti dell’impianto originario, costituito da 10 lampadari a sospensione e 14 applique a parete. I lampadari ospitavano sorgenti a incandescenza, mentre le applique alloggiavano lampade tubolari a scarica, dal design curato dallo stesso Piacentini. Successivamente le vecchie lampade a incandescenza sono state sostituite da sorgenti fluorescenti con correzione di ioduri metallici e le lampade fluorescenti lineari sono state adeguate con aumento della resa cromatica. Malgrado questi miglioramenti, il vecchio impianto riusciva a offrire per le sedute poste al centro dell’Aula Magna livelli di illuminamento medi pari a circa 110/130 lx. Era pertanto necessario un nuovo progetto illuminotecnico che, oltre a migliorare le qualità cromatiche della sala e la fruibilità dell’opera del Sironi, adeguasse i livelli di illuminamento a quelli previste dalle norme, riducendo i consumi. Da un punto di vista illuminotecnico, l’architetto Piacentini ha lasciato un’importante eredità, frutto di una geniale idea architettonica: una cornice marmorea aggettante, sul perimetro della nicchia che ospita il murale, il cui incavo permette il mascheramento e l’alloggiamento dei corpi illuminanti. L’opera sironiana era dunque illuminata da sorgenti tubolari a scarica a luce fredda, poste in questa ciglia nascosta allo sguardo degli spettatori in aula.

Lampade a sospensione Aula Magna La Sapienza
Lampade a sospensione originali e illuminazione del soffitto

Metodo di lavoro
Il lavoro di progettazione svolto in collaborazione con l’attività di restauro, viste le diverse competenze dei tecnici interessati, ha reso necessaria la ricostruzione di un modello 3D il più aderente possibile alla realtà. Successivamente sono state eseguite simulazioni predittive svolte con particolare attenzione all’uniformità di illuminamenti e luminanze sull’affresco, unitamente al controllo dei valori massimi previsti dalla normativa. Questo ha permesso anche di simulare e ottimizzare gli scenari di luce utili a enfatizzare l’ambiente in funzione di ogni tipo di evento organizzato in Aula Magna. La possibilità di avere tale previsione realistica dell’impianto in progetto prima della sua cantierizzazione ha consentito scelte condivise e ha ridotto enormemente i tempi relativi alla posa in opera e al collaudo dell’impianto.

Elementi di base del nuovo progetto
Alla base del progetto dell’Aula Magna c’è stata la necessità di trovare soluzioni tecnologiche avanzate che consentissero il rispetto delle normative e le migliori prestazioni in funzione delle diverse possibilità di impiego della sala. La nuova illuminazione per l’affresco deve garantire un’eccellente uniformità di illuminamenti attraverso la combinazione di sorgenti lineari continue e piccoli proiettori spot che coprono le zone non raggiunte dalle prime. I due rilievi, cherubino e scritta, non sono più nascosti e deturpati dalle ombre del progetto originario, ma trovano finalmente la giusta valorizzazione. Sulle sedute vengono raggiunti valori di illuminamento adeguati e in accordo con la normativa vigente, analogamente al palco, cui sono dedicati due proiettori quasi frontali per eventuali riprese televisive e per ridurre i contrasti sui relatori. Il rispetto dell’estetica della sala è garantito dall’integrazione degli apparecchi illuminotecnici storici presenti, sottoposti a un intervento di relamping, con il nuovo impianto. Per mantenere l’impronta architettonica esistente si utilizzerà l’illuminazione inferiore delle sospensioni e non quella superiore, a scopo più estetico che funzionale. I corpi luminosi, dalle dimensioni ridotte, sono posizionati interamente sulla cornice marmorea che cinge superiormente l’Aula lungo le due pareti laterali. La scelta di una gestione DALI di ogni sorgente di nuova installazione è fondamentale per la gestione dei 20 scenari previsti e per la gestione dei flussi ad hoc, sorgente per sorgente, in particolare sull’affresco, per garantire un’uniformità perfetta. Se per l’ambiente della sala è stata scelta una temperatura di colore di 3.000K, più rispettosa dell’illuminazione originariamente fornita solamente dalle sospensioni, per l’affresco di Mario Sironi invece è stata scelta una luce a 4.000K, adeguata alla dominante di circa 3.900K risultante dalle analisi spettrometriche. La forte complessità policromica dell’opera ha reso altresì indispensabile la scelta di sorgenti di resa cromatica minima CRI 90, permettendo di valorizzare la saturazione dei pigmenti.

La differenza di temperatura di colore inoltre contribuisce a enfatizzare la sacralità del contenuto della nicchia rispetto all’ambiente che la circonda. La scelta del LED è stata inoltre fondamentale per evitare quasi totalmente l’emissione nel campo degli UV.

Illuminazione opera Mario Sironi Aula Magna
La collocazione non invasiva dei corpi illuminanti celati nella nicchia della cornice dell’opera di Mario Sironi

Descrizione delle opere
Per diminuire il più possibile l’invasività del nuovo impianto sono stati scelti corpi illuminanti di piccola dimensione, posti in opera su due binari elettrificati a 48 V e a 220 V, alimentanti rispettivamente i wallwasher per il soffitto e tutti i proiettori per sedute, cherubino, scritta e palco. La relativa installazione tecnica è stata sapientemente nascosta allo sguardo in uno chassis in alluminio tono su tono con l’intonaco, dall’aspetto poco invasivo. Unitamente al relamping relativo alle sospensioni, per evitare la proiezione eventuale di un’ombra netta sul soffitto, sulla parte superiore è stata messa per ogni lampadario una strip LED continua circolare. Le applique presenti disegnate dall’architetto Piacentini, che dapprima funzionavano tramite tubi fluorescenti lineari, sono ora servite da una struttura artigianale da 3 binari posti a 120° che ospitano strisce LED.

L’illuminazione dell’affresco è determinata da corpi illuminanti nascosti dietro la cornice del Piacentini; per la loro dimensione contenuta e per il particolare solido fotometrico asimmetrico, sono stati utilizzati dei wallwasher posizionati ruotati di 90° rispetto all’uso per cui sono nati (da usare principalmente a radenza). Laddove il flusso decada, generando zone d’ombra percepibili, l’illuminamento viene compensato da dei proiettori spot di ancor più esigua dimensione, che coprono la zona centrale del dipinto e eliminano completamente quel poco di radenza che viene generato dalla vicinanza dei corpi con l’affresco. La gestione indipendente da remoto di ogni singolo apparecchio permette inoltre di regolare ad hoc ogni singolo settore dell’affresco e avere un controllo delle luminanze totale.

  • Spaccato assonometrico
  • spaccato assonometrico
  • Potenza elettrica totale

Risparmio energetico e manutentivo
Come è possibile vedere in tabella, il nuovo impianto illuminotecnico ha permesso di passare da un consumo di 14,5 kW a un consumo di 4,5 kW per lo scenario che comunque consuma di più tra i 20 previsti. Il solo relamping delle sospensioni ha permesso di passare dai 10 kW iniziali ai 2,5 kW attuali, che diventano 1,1 kW grazie alla dimmerazione. L’utilizzo della tecnologia LED permette di avere una maggior durata di vita dell’impianto, limitando quindi i costi di manutenzione, che non derivano solo dalla sostituzione delle sorgenti quanto piuttosto dalla difficoltà manutentiva di un ambiente che è di elevata fruizione e di grandi dimensioni.

Conclusioni
La tecnologia di nuova generazione e le sofisticate tecniche informatiche unite alla lungimiranza progettuale del Piacentini hanno permesso la migliore valorizzazione possibile dell’Aula Magna. La gestione a scenari con gestione programmata ha consentito la precisa realizzazione del progetto, un feedback continuo fra le numerose sorgenti per ridurre al minimo gli ingombri dei cablaggi e per le diverse configurazioni previste. Le verifiche strumentali, eseguite sia in corso d’opera che in fase di collaudo, hanno consentito di avere una perfetta corrispondenza prestazionale fra progetto e risultati finali. In tal modo è stato realizzato un impianto rispondente alla normativa, di elevate qualità illuminotecniche con particolare riferimento al murale del Sironi che è oggetto di visite guidate giornaliere.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°323, marzo 2018.

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