Il MAN di Madrid e la sua luce


MAN Madrid
MAN Madrid photos ©Gabriel Lopez Perez

Sono convinto non si debba mai cadere in una visione nostalgica del passato, e che in epoca contemporanea sia necessario potenziare il valore e il carattere di un edificio antico creando nuove relazioni spaziali e aggiungendo nuovi corpi di fabbrica

Juan Pablo Rodríguez Frade

Un percorso tra 13mila reperti archeologici e artistici che raccontano la storia della Spagna

Fondato nel 1867 dalla regina Isabella II, il Museo Archeologico Nazionale (MAN) di Madrid raccoglie una vasta collezione di reperti archeologici e artistici provenienti dalla penisola iberica assieme a una collezione di manufatti egizi, greci e romani. Lo scopo al momento dell’apertura era di raccontare la storia del Paese, raccogliendo in un unico luogo di grande prestigio i pezzi più importanti. L’esposizione comprende ben 13 mila oggetti. Il museo si trova in un edificio in stile neoclassico a pochi passi dal Parque del Retiro – il distretto culturale della capitale spagnola, sede di altre importantissime istituzioni come il Reina Sofia, il Thyssen- Bornemisza, il Caixa Forum e il Prado. Il MAN occupa il palazzo in cui si trova anche la Biblioteca Nazionale; progettato da Francisco Jareño, risente dell’influenza dei lavori berlinesi di Karl Friedrich Schinkel (1781 –1841). Di recente è stato oggetto di una massiva ristrutturazione. I lavori hanno portato a una completa riorganizzazione del museo che ne ha riattualizzato lo splendore, ma sono stati essenziali anche per aggiornare la museografia dell’esposizione e adeguare gli spazi alle contemporanee esigenze legate alla sicurezza e alle diverse normative.

MAN Madrid
MAN Madrid photos ©Gabriel Lopez Perez

Il progetto è firmato dallo studio Frade Arquitectos, vincitore del concorso pubblico indetto per l’occasione. Ed è proprio il fondatore Juan Pablo Rodríguez Frade a raccontarci la genesi: “Nel tempo sono stati innumerevoli gli interventi effettuati sull’edificio originale di Jareño. Negli anni ‘70, sotto la direzione dell’archeologo D. Martín Almagro, fu realizzato l’unico completo rimodellamento del Museo per quanto riguarda la sua struttura architettonica e l’impianto museale. Si trattò di un “intervento modello”, basato sulla conoscenza approfondita dell’architettura e su una visione chiara degli obiettivi da raggiungere. I lavori contemporanei hanno avuto lo scopo di modernizzare l’istituzione, in risposta alla domanda di nuovi servizi pubblici e di un nuovo impianto espositivo. Per la nostra ristrutturazione abbiamo pensato di mantenere invariato l’edificio neoclassico originale, utilizzandolo come punto di partenza e parte integrante delle aggiunte. Sono convinto non si debba mai cadere in una visione nostalgica del passato, e che in epoca contemporanea sia necessario potenziare il valore e il carattere di un edificio antico creando nuove relazioni spaziali e aggiungendo nuovi corpi di fabbrica”.
Ci sono voluti oltre sei anni per giungere al risultato finale. Il maggior punto di forza del nuovo MAN è senza dubbio la migliore fruibilità degli spazi da parte dei visitatori. È stata attribuita un’importanza fondamentale alla zona del patio interno, trasformata in un’area chiusa a doppia altezza attraverso l’installazione di una copertura in vetro trasparente che lascia passare copiosa la luce naturale. Qui si trovano alcuni dei pezzi più importanti della collezione del MAN, soprattutto opere scultoree; queste possono essere così osservate da più angolazioni, compresa una vista “panoramica” dalle gallerie dei piani più alti che si affacciano proprio sul cortile.

MAN Madrid
MAN Madrid photos ©Gabriel Lopez Perez

La circolazione interna e i flussi sono stati notevolmente migliorati attraverso l’aggiunta di collegamenti verticali e, oltre l’ingresso principale, è stata creata una vasta area di accoglienza in cui vengono organizzati eventi al pubblico. Il secondo piano, originariamente occupato per intero dalla Biblioteca Nazionale, è stato trasformato in spazio espositivo e spazio privato per chi lavora all’interno dell’istituzione. Continua l’architetto Frade: “Abbiamo fatto in modo che l’intervento non risultasse alieno rispetto alla storia dell’edificio; l’architettura contemporanea può essere utile a potenziare lo spirito più autentico del passato, a volte creando un dialogo, altre scommettendo su contrasti evidenti”. Per la ristrutturazione e l’ampliamento, i progettisti hanno scelto di usare pochi materiali, selezionati in modo da rispettare i dettami del vincolo di tutela che dal 1983 protegge l’edificio neoclassico. Marmo travertino, tarimas de merbau (un’essenza lignea, N.d.R.) e legno di quercia, solo per citare i più sfruttati. Dal punto di vista museografico Frade Arquitectos ha lavorato in modo che ci fosse la massima flessibilità possibile. L’individuazione di due uniche famiglie di espositori in tutto il museo va proprio in questa direzione e rende più facile un’eventuale riorganizzazione dei percorsi. Un ruolo fondamentale nel nuovo MAN è giocato certamente dall’illuminazione, realizzata dal team di Frade e dal lighting designer Toni Rueda. I prodotti sono stati forniti dall’azienda Erco.

MAN Madrid
MAN Madrid photos ©Gabriel Lopez Perez

Un focus dettagliato è senza dubbio necessario per capire lo studio alla base dell’illuminazione delle sculture. Le opere, oggi esposte nel patio, sono osservabili da tutte le angolazioni e i visitatori possono indugiare per osservarne i dettagli.
La luce modifica la percezione delle statue, aggiunge sfumature alle pietre, modella panneggi e volti. In questo senso, una calibrata miscela di luce naturale e artificiale è stata valutata come il miglior compromesso. I proiettori sono installati lungo il perimetro del patio e opportunamente orientati verso i manufatti.

Ci sono poi pezzi che, in virtù della loro unicità, sono trattati con particolare attenzione. Tra questi il fiore all’occhiello del MAN, la Dama di Elche, un busto di donna risalente al II secolo a.C. Questa è “messa in scena” da tre faretti Optec di Erco, due dei quali collocati su ciascun lato della Dama con ottica spot, mentre uno illumina l’opera dal retro in una sorta di controluce con ottica wide flood. La tonalità cromatica bianca calda dei Led a 3000K accentua il colore della pietra calcarea, mentre il gioco di luci e ombre definisce nettamente i contorni del busto.
Gli occhi orientati verso il basso sono leggermente in ombra, le palpebre appaiono molto luminose, creando un’espressione viva e moderna. In generale, l’intera esposizione vive di diversi momenti, di luci che risultano più o meno puntuali, di intensità che variano.
A seconda della grandezza e della superficie dei pezzi d’esposizione, per ogni ambiente espositivo è definito un livello di dimmerazione adeguato.

MAN Madrid
MAN Madrid photos ©Gabriel Lopez Perez

La flessibilità dell’impianto di illuminazione – risolto con i proiettori e i wallwasher con lente Optec da 12W con flusso pari a 1260lm e i proiettori Logotec sempre di Erco da 12W con flusso pari a 1260lm, entrambi con Led in tonalità cromatica bianca calda da 3000K – deriva da tre fattori: gli apparecchi sono fissati su binari elettrificati con possibilità di ricollocare gli stessi a seconda delle esigenze, le lenti Spherolit possono essere sostituite senza necessità di attrezzi, modificando con facilità i fasci luminosi, mentre l’estetica discreta dei corpi degli apparecchi non interferisce con l’architettura. Per i pezzi più piccoli, in accordo con la tipologia del materiale e le caratteristiche dei manufatti, sono stati impiegati accorgimenti speciali che ne esaltano le finiture o la volumetria. Particolare attenzione è stata posta alla scelta delle sorgenti per evitare la degradazione dei pigmenti di colore e per ottenere una resa cromatica eccellente. All’interno delle teche espositive gli apparecchi sono stati collocati in modo da evitare fastidiosi riflessi sui vetri, ombre o abbagliamenti.

MAN Madrid
MAN Madrid photos ©Gabriel Lopez Perez


Il sistema comprende differenti tipi di sorgenti: fluorescenti all’interno delle teche o dietro i pannelli semi-trasparenti, dicroiche, fibre ottiche e Led. Per la luce d’ambiente delle sale sono stati installati una serie
di corpi illuminanti nella parte alta delle pareti o nel controsoffitto.
Attraverso un sistema di controllo elettronico la luce artificiale si combina con quella naturale, mantenendo costanti i valori di illuminamento al variare delle condizioni meteorologiche: la percezione è dunque costante in tutte le stagioni, sia nei giorni di pioggia con nuvolosità accentuata, sia nei giorni sereni. Un lavoro finissimo per un progetto concepito per durare nel tempo senza perdere di attualità.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°325, settembre 2018.

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