Et Lux in Tenebris Lucet


Cappella della Sindone di Torino
Cappella della Sindone di Torino. photo©Daniele Bottallo – courtesy Musei Reali di Torino

A 21 anni dal tragico incendio che nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 la danneggiò gravemente, riapre al pubblico la Cappella della Sindone, capolavoro del Barocco di Guarino Guarini.

Piccolo gioiello della Torino Sabauda incastonato tra il Duomo e il Palazzo Reale, la Cappella della Sindone riapre le sue porte dopo i lunghi e complessi restauri che hanno visto il coinvolgimento del Ministero per i beni e le attività culturali, della Compagnia di San Paolo, della Fondazione Specchio dei Tempi – La Stampa e della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. Due decenni di lavori che hanno comportato accurati rilievi e studi strutturali per ripristinare la solidità della cappella, la cui staticità e integrità erano state gravemente compromesse dallo shock termico causato dalle fiamme e dall’acqua necessaria a spegnerle, e la riapertura dell’antica cava di Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo, per l’approvvigionamento del materiale necessario alla sostituzione dei numerosi elementi strutturali resisi inutilizzabili. Unico testimone rimasto del tragico evento del 1997, l’altare centrale progettato da Antonio Bertola per accogliere e conservare la Sindone nella sua urna centrale porta ancora i segni delle fiamme che lo avvolsero. Il suo restauro, reso fino a ora impossibile dalle impalcature necessarie agli interventi di consolidamento della cappella, è previsto per la primavera del 2019 e sarà finanziato dalla Fondazione Specchio dei Tempi – La Stampa.

Cappella Sindone
Cappella della Sindone di Torino photo©Daniele Bottallo – courtesy Musei Reali di Torino

Completata nel 1694, la storia della Cappella della Sindone prende avvio nel 1611, quando Emanuele I di Savoia incarica Carlo di Castellamonte di realizzare una struttura che ospiti la reliquia della Sindone, di proprietà dei Savoia fin dal 1453. Dopo una prima interruzione sostanziale dei lavori, il progetto è portato avanti da Amedeo di Castellamonte (1655) e da Bernardino Quadri (1657), che ne imposta l’impianto circolare incastonato tra il palazzo ducale e l’abside del Duomo di San Giovanni Battista, modificando l’originale progetto e sopraelevandolo al livello del piano nobile del palazzo. Nel 1668 i lavori vengono affidati a Guarino Guarini, padre teatino, architetto e matematico giunto a Torino due anni prima. Sarà lui a introdurre la sinuosità della linea curva nell’impianto altrimenti ortogonale e razionale di Torino e a portare a termine quella che è, a tutti gli effetti, un simbolo del Rinascimento italiano. Se parte del percorso iniziatico previsto dal Guarini, che prevedeva l’ascesa dei fedeli dalla penombra delle due rampe di scale rivestite in marmo nero poste ai lati dell’abside del Duomo, è venuto meno per questioni legate alle normative – impossibilità, ad esempio, di posizionare i necessari corrimano senza intaccare la pregevole fattura della balaustra marmorea, volutamente addossata alle pareti proprio per aumentare la sensazione di difficoltà nella salita –, l’intervento di illuminazione della cupola pensato, realizzato e sponsorizzato unitamente da Iren Energia e Performance In Lighting ne preserva in pieno l’anima.

Nello scenario progettato dal milanese GMS Studio Associato, infatti, l’architettura e la luce tornano a essere i protagonisti assoluti di un intervento che prevede che le 66 fonti di luce artificiale rimangano completamente nascoste alla vista del visitatore. Margherita Suss sottolinea, infatti, come si sia cercato di “determinare un’illuminazione che partisse dalle tenebre e arrivasse alla luce, cercando di interpretare quello era il concetto originario di questo monumento, in cui tutto è illuminato uniformemente con dei livelli di illuminamento digradanti che consentono di percepire le geometrie della cupola e di apprezzarne la profondità. Una luce che svela, rispondendo alle caratteristiche cromatiche dei materiali”. Quella odierna è un’esperienza estetica ed emozionale che parte dall’ingresso privilegiato che un tempo era riservato ai soli Savoia, che dall’ala del Palazzo Reale – ora Musei Reali di Torino – accede direttamente all’aula a pianta centrale, il cui funebre paramento lapideo in marmo nero (sofferenze terrene) porta il visitatore a cercare sollievo nella luce che proviene dall’alto, dalla spettacolare cupola guariniana, caratterizzata dall’uso di un marmo sempre più chiaro (salvezza eterna). Sul primo cornicione, coincidente con la trabeazione che sormonta le colonne e le lesene corinzie che scandiscono lo spazio circolare in prossimità degli accessi e dei gruppi scultorei, si imposta un bacino troncoconico solcato da tre grandi archi che si alternano ad altrettanti pennacchi concavi, ognuno contenente una delle sei aperture circolari. Dall’esterno di questi “occhi”, sei proiettori Win+1 da 4000K con ottica simmetrica a 74° forniscono l’illuminazione diffusa necessaria alla messa in evidenza dell’intradosso degli “occhi” stessi e del bacino troncoconico.

Sul soprastante piano di calpestio del loggiato, in corrispondenza dei sei finestroni ad arco del tamburo, sono state installate due tipologie differenti di apparecchi di illuminazione, la cui luce si irradia sull’imbotte degli archi
del loggiato (6 proiettori lineari Strip Square 1284 con ottica ellittica 15X45°, 3000K) e sulle superfici del tamburo (6 proiettori Focus+3 con ottica simmetrica a 55°, 4000K).
Al di sopra delle cornici alla base delle arcate del loggiato sono stati inseriti gli apparecchi lineari che hanno la specifica funzione di illuminare a proiezione l’interno del canestro rovesciato definito dal ingegnoso sistema a 36 archi sfalsati che, grazie all’altezza via via minore degli ordini degli archetti, crea l’illusione ottica di una cupola che si innalza sempre più verso il cielo. L’intento è qui quello di proporre la lettura dei giochi di volumi pensati dal Guarini, senza esaltare in modo eccessivo la texture architettonica ed evitando innaturali ombre portate (12 proiettori lineari Strip Square 1032 con ottica diffondente di realizzazione customizzata, 4000K).

A completamento della struttura si trovano la cupola con la colomba raggiata dello Spirito Santo, visibile da traforo a stella che conclude il canestro rovesciato, e la cuspide esterna sormontata dalla croce con i simboli della Passione di Cristo. Sull’estradosso della stella sono installati gli apparecchi destinati a illuminare la parte sommitale interna della lanterna (6 proiettori Focus+3 con ottica simmetrica a 55°). In quest’area si hanno i valori di illuminamento più elevati, rendendola, di fatto, l’area più illuminata della cupola. Parallelamente si è previsto l’uso di sorgenti luminose a Led con temperature di colore calde, con TTC pari a 3000 K che differisce volutamente dalle sorgenti Led a 4000 K utilizzate per tutti gli altri apparecchi. Anche questa differenza di temperatura di colore contribuisce alla percezione della parte sommitale interna della lanterna quale elemento generatore dell’illuminazione “divina”.
All’esterno, alla base della cupola, sopra il manto di copertura che poggia del tamburo poligonale in mattoni, 12 proiettori Focus+3 (ottica simmetrica a 34°, 3000K) forniscono la quotidiana illuminazione bianca, mentre 12 proiettori RGBW con ottica simmetrica a 11° sono predisposti per fornire un’illuminazione particolare in caso di occasioni speciali o ricorrenze liturgiche. La miscellanea degli apparecchi garantisce un sapiente gioco
di luci e ombre in grado di rendere evidente la struttura ad archi che compone la cupola.

Completano la proposta 6 proiettori lineari Strip Square 528 (ottica ellittica 15X45°, 3000K), che evidenziano la costruzione e gli elementi decorativi della struttura a cannocchiale della lanterna, riducendo le ombre riportate. Con una potenza totale installata di 3.43 KW, gli scenari previsti garantiscono un consumo energetico quotidiano estremamente ridotto: 1.93 kW per lo scenario a luce bianca e 2.83 kW per lo scenario con utilizzo degli RGBW previsto per le celebrazioni.
Tutti gli apparecchi di illuminazione sono equipaggiati con driver digitali con protocollo DALI (nel caso degli apparecchi a luce bianca) o DMX (nel caso degli apparecchi cambiacolore), facilitando l’utente nella selezione di vari scenari pre-programmati e al contempo assicurando affidabilità
e continuità dell’illuminazione anche in caso di eventuali black-out o sbalzi di tensione.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°326, dicembre 2018.

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