Bas Kemper. Transmission Festival: laser, musica e grandi storie


Transmission Festival
photo©Dawn Tolmie

Il panorama internazionale dei festival di musica elettronica racchiude concept molto diversi tra loro. Alcuni eventi puntano tutto sui DJ e la loro popolarità, mettendo in secondo piano palchi giganteschi e scenografie da cinema; altri cercano di trovare il giusto bilanciamento tra musica e spettacolo. Tutti, però, hanno un denominatore comune: offrire agli spettatori uno show da ricordare. Da grande appassionato di musica elettronica, nel corso degli anni ho partecipato a numerosi festival in giro per l’Europa e mi sono reso conto di quanti stili artistici differenti si possano seguire nella progettazione di uno stage o di un impianto luminoso. Quando lo scorso novembre sono stato al Transmission Festival a Praga, però, sono rimasto particolarmente impressionato. L’evento si svolge all’O2 Arena, un moderno palazzetto in grado di contenere quasi 20.000 persone, e da circa dieci anni è uno degli appuntamenti di maggior richiamo a livello europeo. Oltre che per la selezione musicale di alta qualità, è famoso per il grande utilizzo di laser colorati molto potenti, vero punto di forza del disegno luci. In effetti, una volta entrato nell’arena, ho assistito a uno show notevole dal punto di vista tecnico e artistico: ciascuna edizione del festival è caratterizzata da un tema, che costituisce la base di partenza per la scrittura di una vera e propria storia, raccontata nel corso della notte attraverso luci, videoproiezioni, filmati e con il supporto di performer di vario tipo. Questa soluzione artistica si combina perfettamente con la musica, dando vita a una esperienza coinvolgente e appassionante. La produzione del Transmission è seguita da diversi team di tecnici, accomunati dalla grande passione verso la musica e da anni di esperienza di lavoro insieme. Bas Kemper è il lighting designer e, oltre a seguire il progetto illuminotecnico, si occupa anche di progettare lo stage. Lo abbiamo intervistato per conoscere più da vicino il suo lavoro e il processo creativo che porta alla nascita di una nuova edizione del festival.

Transmission Festival
photo©Dawn Tolmie Photo Kandi

Piacere di conoscerti Bas. Cominciamo dal tuo background: da quanto tempo fai parte del team del Transmission?
È cominciato tutto circa dieci, undici anni fa. Sono stato coinvolto in questo progetto da un mio amico, che lavorava già all’interno dell’organizzazione del festival. Mi chiese di affiancarlo come operatore alla consolle luci e fu così che iniziai la mia esperienza all’interno del team. Successivamente abbiamo coinvolto altri due operatori e io ho iniziato a dedicare più tempo alla realizzazione del design del palco. Nel corso degli anni il gruppo si è strutturato in diverse squadre di lavoro che cooperano insieme nella progettazione di tutte le componenti artistiche.

Il Transmission è diventato uno dei festival più importanti e riconosciuti nel panorama europeo e uno degli eventi trance più popolari al mondo. Qual è il segreto del vostro successo?
Il fondatore del festival e di United Music (la società che produce il TransmissionN.d.R), Anco van der Kolk, si era trasferito a Praga dai Paesi Bassi con l’obiettivo di organizzare un festival di musica elettronica di grande qualità in Europa Centrale, e assieme a un gruppo di amici ha iniziato a pensare a questo progetto. Sono tutti grandi fan dello stesso genere musicale, la trance, e questo fattore ha sicuramente contribuito alla crescita di un team con obiettivi di lavoro comuni. Il salto di qualità è stato fatto quando abbiamo deciso di spostare la location alla O2 Arena: in quel periodo era stata costruita da poco e rappresentava l’avanguardia per quel genere di strutture. È stata una scelta vincente, che ci ha dato la possibilità di sperimentare nuove soluzioni tecniche e creative.

Transmission Festival
photo©Dawn Tolmie Photo Kandi

Ciascuna edizione di un festival è caratterizzata da un nuovo tema che definisce e orienta lo stile dell’evento e il design dello stage. Quando ho partecipato al Transmission, lo scorso novembre, sono rimasto particolarmente colpito dalla vostra abilità di creare una storia e raccontarla attraverso le luci e le immagini durante la serata. Come nasce il design del vostro festival?
Il tema di ogni edizione è curato dai ragazzi di Vision Impossibile, una società olandese premiata a livello internazionale, che si occupa di creare lo storyline e di realizzare le animazioni grafiche. Realizzano lo script della storia e lo suddividono tra le introduzioni di ciascun DJ, che durano fino a quattro minuti. Sulla base della loro bozza, il mio gruppo di lavoro comincia a progettare lo stage e a immaginare che aspetto dargli. Si parte sempre da una caratteristica ricorrente, cioè quella di utilizzare un grande schermo centrale. Può sembrare una scelta banale, ma è in questo modo che riusciamo a esprimerci al meglio, proiettando filmati e animazioni su una superficie molte estesa, al fine di coinvolgere al massimo i partecipanti. C’è poi un dettaglio importante da non trascurare. Il Transmission è un festival che, partendo da Praga, tocca diversi Paesi del mondo: nel progettare lo stage bisogna considerare i limiti che potrebbero avere le altre location, per evitare problemi strutturali in fase di montaggio del palco. Anche la scelta del tema va curata con attenzione per prevenire possibili problemi.

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ll Transmission è un festival che viene ricordato anche per l’uso massiccio di laser molto potenti, una soluzione tecnica di grande impatto e in grado di impressionare i partecipanti. Come nasce questa scelta?
I laser rappresentano sicuramente una grande opportunità per fare in modo che uno show venga ricordato. Nel progettare il disegno luci, cerco di tenere sempre a mente come sfruttare ciascun componente a mia disposizione – proiettori tradizionali, laser, video, fuochi d’artificio… – per creare una maggiore sensazione di coinvolgimento degli spettatori nello spettacolo. In realtà i laser che utilizziamo per il Transmission non sono così numerosi rispetto ad altri eventi, ma il fatto di posizionarli direttamente di fronte al pubblico, senza nient’altro davanti, crea un effetto dirompente che li fa apparire ancora più potenti. Inoltre, la O2 Arena che ospita il Transmission è, a mio avviso, la location migliore per organizzare eventi di questo tipo, per via del soffitto molto alto, che ci permette di costruire uno stage di grandi dimensioni (45 metri di larghezza per 23 metri di altezza). Sia dalle tribune che dalla pista si ha una visuale ottima e c’è spazio per tutti, senza sovraffollamento.

Durante il nostro scambio di mail per organizzare questa intervista, hai accennato al fatto che la produzione che realizza il design del Transmission è diversa da quelle di altri festival. Perché?
Credo che, come ho già detto prima, il lavoro di squadra che caratterizza questo festival rappresenti un grande valore aggiunto per la produzione. Certo, sono io in prima persona a progettare il design e a trasformarlo in un progetto concreto, ma gli spunti che ricevo dagli altri membri del team sono fondamentali, sia perché aumentano il livello di coinvolgimento di tutti nel processo creativo, sia perché ciascun contributo rappresenta un input che io prendo in considerazione in fase di progettazione. Nell’ultima edizione del Transmission erano presenti numerose linee di luci e video che si sviluppavano per tutta l’altezza del palco: questa soluzione è il frutto di un grande lavoro di cooperazione tra i vari reparti ed è per questo che alla fine di ogni allestimento tutti i tecnici sono contenti del risultato raggiunto.

Render Transmission Festival
Render, photo©Bas Kemper

Come è organizzato il flusso di lavoro per la creazione del concept del Transmission?
Generalmente, la storyline di partenza arriva dal team di Vision Impossible. Tutte le persone coinvolte nel processo decisionale si ritrovano per una sessione di brainstorming in modo che ciascuno possa dare il proprio contributo per la stesura di una prima bozza. A partire da quella, stabiliamo come realizzare i video e produciamo la prima versione della storyline. Il passo successivo, che mi compete direttamente, riguarda l’integrazione dei video con i laser e con tutto l’impianto luminoso a disposizione, al fine di rendere il risultato finale più esplosivo. Lavoro esclusivamente attraverso software per il rendering dei progetti, in modo che anche le altre figure della produzione possano seguire passo dopo passo l’avanzamento del progetto.

Questo grande lavoro si traduce nella produzione di vere e proprie storie che vengono raccontate durante l’evento tra un DJ set e un altro. In che modo lavorano gli operatori alla consolle per gestire questi momenti dello show?
La struttura del Transmission prevede la presenza di un video di introduzione per ciascun DJ (generalmente sono otto) e di un filmato speciale, proiettato nel cuore della serata e senza nessuno sul palco, in cui viene celebrata la storia che dà il nome all’edizione del festival. Questi particolari momenti sono preparati con grande attenzione: durante
le prove il video viene sincronizzato con luci e fuochi d’artificio per aumentare lo spettacolo e al momento del lancio l’effetto è richiamato direttamente dalla consolle, senza interventi live. Per tutto il resto della serata i nostri operatori svolgono un lavoro fantastico scegliendo quali luci utilizzare e quando.
Il team lavora insieme da oltre dieci anni ed è composto da professionisti che si conoscono tra loro e conoscono bene il genere di musica che si ascolta al Transmission. I laser sono gestiti da Ministry, una compagnia slovacca, i ledwall dagli olandesi di Vision Impossible e tutte le luci sono controllate dal mio gruppo, Pinata, sempre dei Paesi Bassi: di fronte al palco ci sono persone di tre differenti nazionalità e anche se può sembrare difficile comunicare tra di noi, specialmente durante lo show quando
il volume è molto alto, ci conosciamo così bene che siamo in grado di prevedere le mosse dei nostri colleghi. Non è una cosa scontata e sono dell’opinione che abbia degli effetti positivi anche sul pubblico, che riconosce questo grande lavoro.

Transmission Festival
photo©Samy Gee

Ci sono altri elementi artistici e tecnici che vi piacerebbe introdurre per aumentare il livello di spettacolo? Avete qualche progetto in programma per il futuro?
È da circa cinque anni che stiamo pensando di sfruttare gli ologrammi nella produzione del festival. Credo che siano uno strumento molto interessante e anche al resto del team piace. Tuttavia, si tratta di una tecnologia molto costosa, specialmente se, come nel nostro caso, si vuole utilizzare ad alti livelli. Inoltre avremmo la garanzia di poterla utilizzare solo nell’edizione di Praga e non durante il tour in giro per il mondo. Un’opzione che potremmo considerare per le prossime edizioni è l’introduzione di elementi scenici in movimento controllabili dalla consolle. Anche in questo caso ci sono dei limiti legati al budget e in fase di progettazione sarà necessario fare delle scelte per decidere quali componenti utilizzare e in che quantità. Per ciò che riguarda il futuro, il Transmission manterrà la propria identità. L’esperienza che abbiamo acquisito nel corso degli anni ci ha permesso di creare un prodotto riconosciuto e facilmente identificabile sia sotto il profilo tecnico che dal punto di vista artistico. Il nostro obiettivo è quello di offrire uno spettacolo sempre nuovo e inedito, anche a chi ha già partecipato alle passate edizioni.

SPECIFICHE TECNICHE
Dimensioni del palco: 45m x 23m (larghezza x altezza)
Lighting system:
30x Martin Mac Viper Profile 80x Claypaky Sharpy
10x Claypaky Sharpy Wash
18x Claypaky Alpha Profile 1500 48x Claypaky Mythos
25x Claypaky B-Eye K20
24x Robe Mega Pointe
76x Atomic Strobo 3000 58x SGM sixpack
44x Blinder 4
40x LED par
22x Laser full color + 2x Green + 18x Red
Schermi LED: 280m2 (P3.9 + P6.6) + 300m2 LED circle

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°324, giugno 2018.

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