Roger Narboni. Fare della città un luogo più vivibile


Ponte Rion-Antirion
Ponte Rion-Antirion, Grecia

Concepto è riuscito, fin dalla sua Fondazione, a differenziarsi e caratterizzarsi per il suo imput teoretico e per le sue continue riflessioni innovative sui ruoli che la luce può giocare nella città, il paesaggio e l’architettura. Lo studio ha lanciato già nel 1987 il Light Urbanism e le prime strategie di pianificazione urbana luminosa, con un totale, a oggi, di circa 130 Piani della Luce in Francia e nel mondo. Da allora, i concetti di paesaggio notturno, ecologia della luce, luce sociale e sostenibile, infrastrutture buie e salvaguardia della biodiversità notturna sono espressamente messi alla prova in concorsi, progetti e studi. Roger Narboni, uno dei pionieri francesi della professione dedita all’illuminazione urbana, è stato testimone di tutti questi cambiamenti. Ci racconta qui del suo approccio alla progettazione, come ama abbinare luci e colori e cosa si aspetta dal futuro dell’illuminazione urbana.

Parcheggio multimodale a Poiters
Parcheggio multimodale a Poiters, Francia. Architetto Antoine Grumbach

Concepto Studio nasce nel 1988, quasi un’era geologica fa rispetto a oggi. Cosa è cambiato nel mondo del lighting design in questi 30 anni?
Quasi tutto è cambiato dal 1988, tranne forse il mio modo di pensare e progettare l’illuminazione. Ora ci troviamo a dover far fronte a molte normative, limitazioni e costrizioni: regolamenti europei, efficienza, consumo energetico, budget anche molto ridotti, inquinamento luminoso, protezione della biodiversità notturna, calcoli, modelli 3D, specifiche, problematiche di manutenzione, problemi legali, etc. Oggi, ogni studio di lighting ha bisogno di un mix di ingegneria illuminotecnica e di lighting design per poter soddisfare tutte queste richieste. Ma il cambiamento ha anche riguardato il riconoscimento della nostra professione. Quando ho iniziato la mia attività nel 1987, il ruolo di lighting designer era pressoché sconosciuto a gran parte degli attori della progettazione urbana (politici, committenti, pianificatori, architetti, paesaggisti, designer di interni). Oggi, in Francia, i molti concorsi e nei principali progetti urbani la figura del lighting designer è espressamente richiesta all’interno del team di progettazione. E aggiungerei, con molto piacere, la disciplina del Light Urbanism e la metodologia del Lighting Master Plan, che ho inventato nel 1987, sono oggi strumenti noti e utili a molte città nel mondo.

Roger Narboni è noto per il suo uso della luce colorata, specialmente di quella rossa e blu, come nell’Eco-District Clichy Batignolles o nel Memorial Acte a Guadalupa. Questi colori hanno un particolare significato per lei?
Ho iniziato la mia carriera come artista, facendo pittura a olio per dodici anni (incluso un anno di restauro di dipinti antichi). Poi ho iniziato a realizzare sculture monumentali e installazioni con vetri industriali e luci. Nel 1987 sono diventato lighting designer a tempo pieno, dedicandomi alla dimensione urbana e architettonica. L’uso del colore mi è quindi sempre venuto naturale e piacevole, ed è una tecnica che ho appreso e approfondito fin dagli inizi. Non ricerco un significato particolare quando uso il colore. Cerco di trovare e abbinare i colori che più amo e che penso essere i più adatti al progetto in corso. Do molta importanza anche al modo in cui gli occhi percepiscono i colori nell’ambiente urbano notturno.
In alcune occasioni particolari, come ad esempio alcuni progetti in Cina, abbiamo usato colori specifici (come il verde giada, il blu-verde e l’oro) con fine simbolico.

spazio lounge notturno
Extimity, spazio lounge notturno photo©Roger narboni e Technilum

I vostri progetti spaziano dallo Urban Design al Product Design. Quale dei due è più interessante o difficile da affrontare?
Ho una maggiore libertà nella progettazione a livello urbano rispetto a quella del singolo prodotto. Nella progettazione urbana si deve adattare il proprio progetto di lighting a quello generale, in modo da renderne possibile il futuro funzionamento notturno. Ma di fatto si è da soli a decidere sul progetto di illuminazione. Quindi si può essere molto creativi e, una volta conclusi i lavori di realizzazione, si può fortunatamente vedere la reazione degli utenti finali. Il design di un prodotto deve tener conto delle problematiche di marketing, dei costi, dei tempi di rientro dell’investimento, delle possibilità industriali e del fatto che deve essere veramente innovativo se messo a confronto con i prodotti già presenti sul mercato. In un certo senso, fai una scommessa e cerchi di essere molto convincente. In questo caso, non sei tu la persona che prenderà la decisione finale di produrre e lanciare sul mercato il prodotto. E non conosci neanche chi ne sarà utente finale. Quello che amo di più nei progetti di product design è immaginare le possibili strategie future, pensare ai prodotti luminosi del futuro in funzione dell’evoluzione notturna delle città. C’è una vera e propria mancanza di approcci futuristici in tutte le aziende di prodotti illuminotecnici. I marketing manager sono fissi sui loro business plan triennali e non hanno mai il tempo di pensare a cosa potrebbe accadere nei prossimi 10 o 20 anni. Dobbiamo affrontare questi bisogni futuri se vogliamo essere o restare innovativi.

“Un’illuminazione dinamica basata su un approccio cronobiologico”: questa è la vostra filosofia di progetto. Può spiegarcela più nel dettaglio?
Non si tratta veramente di una filosofia. È un approccio che abbiamo iniziato a usare in alcuni progetti urbani specifici in cui mancava luce naturale anche in orario diurno, in modo da essere più in linea con i ritmi circadiani delle persone e come queste percepiscono l’illuminazione urbana. È qualcosa che abbiamo sviluppato per la prima volta per l’illuminazione stradale della via Robert de Flers, a Parigi.
In futuro mi piacerebbe sviluppare ulteriormente questo approccio: l’illuminazione urbana potrebbe allora offrire ai cittadini momenti di benessere, soluzioni che riducono lo stress o anche occasioni di dark therapy.

Dujiangyan, Cina
Veduta notturna di Dujiangyan, Cina photo©Concepto & Zhongtai

È impressionante come una strada anonima come la Robert de Flers sia cambiata dopo il vostro intervento. Ce ne può parlare?
Situata sotto il quartiere parigino del Front de Seine, si tratta di una strada coperta molto atipica che porta al recentemente rinnovato centro commerciale Beaugrenelle. Parte di questa via è stata ri-illuminata nel 2013, in occasione della ristrutturazione del quartiere. L’obiettivo era dare un’immagine diurna e notturna di vera e propria “strada interna”, illuminando l’intero spazio con una di singola tonalità calda di bianco e con buon indice di resa cromatica. I marciapiedi sono illuminati da speciali lanterne dotate di maschere traforate, installate proprio di fronte agli ingressi degli edifici. Inoltre, un’illuminazione dinamica colorata, studiata con approccio cronobiologico, è dedicata alla struttura di cemento della copertura e restituisce a questo ambiente sotterraneo una dimensione molto più vivibile. Durante il giorno, la luce cambia in intensità e in colore in modo continuo e impercettibile, adattandosi ai bisogni umani. La mattina la strada è illuminata di blu per le sue proprietà stimolanti in fase di risveglio, mentre durante il giorno e la sera si illumina di una luce bianca calda, creando un’atmosfera morbida e rilassante.

Antico ponte a Terrasson
Antico ponte a Terrasson la Villedieu, Francia photo©Darlavoix

Come cambia il modo di relazionarsi alla luce nei diversi paesi? Immagino ci sia una differenza tra Cina e Francia, è così?
Ci sono alcune differenze, ma il bisogno di soddisfare le aspettative degli utenti notturni è pressappoco la stessa ovunque. Qualche volta in Cina gli utenti si aspettano un ambiente notturno più brillante e colorato, ma a fronte della necessità di combattere i cambiamenti climatici le politiche cinesi si stanno evolvendo, facendo molta più attenzione all’oscurità, all’ecologia e alla salvaguardia della biodiversità notturna in ambito urbano. Anche il concetto di dark infrastructure che abbiamo lanciato nel 2011 con la città di Rennes in Francia mentre si studiava il piano della luce della città sta diventando popolare tra alcune autorità cinesi. In Cina, l’illuminazione è diventata uno strumento molto importante per lo sviluppo del turismo notturno. È per questo che molte città stanno lanciando grandi progetti di paesaggio notturno lungo fiumi o all’interno dei centri storici. Si aspettano di attrarre così un maggior numero di turisti (in gran parte cinesi) e quindi di sviluppare l’economia cittadina.

Come curatore della rivista Lighting, Illumination in Architecture, qual è il suo pensiero sulla carta stampata? Ha ancora un futuro?
Certo, penso fermamente che lo abbia. Molta gente, come me, ama il tocco della carta, la sensazione di sentirla tra le dita mentre si legge. Possiamo archiviare i giornali e riguardarli in futuro. Le notizie digitali possono andar perse se non le si stampa. E per quanto possa essere utile uno schermo, rimane per me uno strumento freddo se comparato alla carta.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°323, marzo 2018.

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