Cristian Zucaro. L’armonia della luce nello spazio scenico


Bestie di scena,
Bestie di scena, Piccolo Teatro, Milano photo©Masiar Pasquali

Quali fatti e circostanze hanno provocato il tuo ingresso nel mondo del Teatro? 
L’interesse per la finzione teatrale è nata da bambino, nella prima adolescenza come gioco di relazione con il mondo circostante. Durante il servizio militare per evadere da quel luogo molto lontano da me ho iniziato un corso di teatro che frequentavo durante la mia libera uscita; si è formato un gruppo creativo in quel contesto, ho iniziato un percorso. Finito il servizio di leva sono entrato nella compagnia Laboratorio Teatro Settimo diretta da Gabriele Vacis. Le politiche culturali dell’epoca, eravamo nei primi anni 90, rendevano più facile l’ingresso in una compagnia dove lavorando ci si poteva formare professionalmente; lì esplorando i mestieri del teatro “ho visto la luce”.

Chi sono stati i tuoi maestri, i tuoi riferimenti?
Inizialmente il gruppo del Teatro Settimo appunto, e poi i maestri che ho incontrato e continuo a incontrare sono tanti, il mondo del teatro è una vera risorsa in cui si incontrano maestri dappertutto, alcuni lighting designer con cui ho lavorato o spiato, così come elettricisti di scena e altre maestranze teatrali e dello spettacolo; Goya e Caravaggio fino ai disegni delle mie figlie, credo che vivendo in attenzione, in ogni momento della nostra vita possiamo incontrare un insegnamento e ricevere delle lezioni, penso che rimanere permeabili ci permetta di fare dei percorsi che poi individualizziamo e formano cosi una nostra personale visione del mondo.

Com’è nata e come si è consolidata la tua lunga collaborazione con Emma Dante?
Nuovamente torno sul Laboratorio Teatro Settimo, ci siamo conosciuti proprio lì nel ‘95. Qualche anno dopo, quando entrambi avevamo preso una nuova strada dopo l’esperienza con Vacis ci siamo rincontrati casualmente per strada a Santarcangelo; lei stava lavorando a Mpalermu,che poi vinse il premio Scenario nel 2001, e aveva bisogno di un tecnico luci. Ecco. Da quel momento abbiamo avuto una ottima sintonia che negli anni è cresciuta; devo dire che in spettacoli come Vita mia o più recentemente Le Sorelle Macaluso, ma in generale tutto il teatro che Emma crea con una composizione di immagini molto potenti, già nelle prove stimola in me spesso un input immediato per trovare la luce e la sua sequenza drammaturgica.

Bestie di scena
Bestie di scena, Piccolo Teatro, Milano photo©Masiar Pasquali

Potrebbe sembrare improprio parlare di luce teatrale in un luogo nato per le rappresentazioni en plain air, ma in realtà il teatro è il primo luogo in cui l’uomo ha cercato, costruito ed elaborato un valore estetico e simbolico della Luce, proprio a partire dell’epoca ellenistica. Che tipo di cortocircuito ha creato questo elemento nella visione del tuo Eracle?
Il cortocircuito me lo creò il teatro Greco di Siracusa una quindicina di anni fa quando entrai come visitatore ed era in corso l’allestimento della trilogia Ronconiana (Prometeo incatenatoLe Rane Le Baccanti); feci un viaggio nel tempo, rimasi stupefatto di quell’esperienza, vedevo davanti a me il filo che univa 3.000 anni di storia dell’uomo in quel teatro, una sensazione viva ancor oggi.

In che modo hai lavorato con Emma Dante in relazione alla regia, alla scenografia, e non ultimo rispetto all’architettura teatrale e al millenario scenario archeo-naturale del teatro greco? Puoi svelarci alcuni cardini di quest’ ultima messa in scena?
Emma mi ha lasciato molto libero, come al solito, di interpretare la sua regia con la mia luce. Ovviamente, iniziando lo spettacolo sul finir del giorno in un teatro unico come questo mi sono abbandonato alla contemplazione del luogo, della luce naturale, i tramonti, i crepuscoli; ho cercato di accordarmi alla natura degli eventi, cercare una luce che affiancasse quella naturale senza quasi esser vista, e allo stesso tempo accompagnasse i momenti specifici della tragedia, cercando un equilibrio anche in relazione al fatto che ogni giorno è un nuovo giorno, la primavera avanza, l’estate si avvicina, la luce cambia. L’idea di partenza è stata quella di creare una sorta di differita della luce naturale, un artificio che prolungasse di un poco i momenti del giorno, del tramonto e del crepuscolo arrivando infine al buio.

Cosa impone sotto il punto di vista del progetto illuminotecnico lavorare in uno scenario in cui tutto (o quasi) è a vista? Lo spazio scenico del teatro greco di Siracusa immagino imponga un approccio fortemente site specific! Una affascinante e irripetibile sfida creativa!
Questo aspetto ha rafforzato la mia scelta nel cercare di tralasciare ancor di più facili artifici, lavorare in armonia con lo spazio utilizzando pochissimi corpi illuminanti ma specifici.

  • Eracle
  • Eracle
  • Eracle

Quali sono i primi passi e i processi che compi quando un regista ti offre una collaborazione, quali gli input/output su cui si sviluppa collaborazione con il regista, lo scenografo, gli attori?
Possono essere diversi gli approcci a un nuovo lavoro, tendenzialmente parto dal testo per entrare e trovare nel mio immaginario il senso del lavoro, poi un confronto a tavolino con l’analisi delle suggestioni condivise dal gruppo creativo, le linee guida del progetto. Generalmente nelle prove poi mi abbandono a un sentire, alla percezione di ciò che mi arriva abbandonando la logica e anche la vista talvolta, cercando una sorta di musica; cosi mi arrivano le immagini, che chiaramente vanno tradotte in relazione a scena, costumi e suono.

La Luce dei tuoi spettacoli è spesso fortemente contrastata, e al contempo chiara, spesso unidirezionale… Attraverso quali processi creativi e tecnici hai messo a fuoco il tuo linguaggio, il tuo segno visivo?
Non so se posso spiegare questo. È un processo sempre in corso e cerco
di non fermarmi troppo su trovate e cose che so che mi riescono, cerco di spiazzarmi creandomi degli ostacoli se in apparenza non ne trovo. Il mio segno visivo io non lo riconosco perché cerco di evolverlo, andare avanti per così dire; posso dire che cerco una luce che sia organica, con la scena, con gli attori, che sia anima.

La Scortecata
La Scortecata spettacolo teatrale liberamente tratto da lo cunto de li cunti di Giambattista Basile photo©Marialaura Antonelli

Negli ultimi anni abbiamo assistito in teatro a una crescente dissoluzione della Scenografia, ed Emma Dante è un’autrice che persegue fortemente questa linea. Qual è il tuo punto di vista sugli equilibri e i permeabili confini esistenti tra Scenografia e Luce? L’equazione visiva che si stabilisce tra questi due elementi è sempre cruciale nella messa in scena di uno spettacolo?
Trovo interessante il percorso che mi ha accompagnato. Illuminare una scenografia, trovare un ambiente, ricrearlo, costruire ambienti. La scena e la luce: la luce inizialmente ci rivelava la scena, con J. Svoboda, che è stato il primo scenografo a utilizzare la luce e costruire le sue scene in funzione delle potenzialità di intervento che ha luce nella drammaturgia, ha fatto
un passo che non può essere trascurato.
In spettacoli privi di scenografia ci si ritrova a lavorare con gli attori, la luce determina lo spazio e il tempo, diventa attrice anch’essa. In uno spettacolo come Bestie di scena, dove non ci sono scene e nemmeno costumi, per esempio, anche la luce non può essere un accessorio estetizzante o di arredamento, deve essere funzionale al dramma, essenziale.

In La scortecata, spettacolo teatrale liberamente tratto da lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, il processo di dissoluzione della scenografia ricodifica lo spazio e il buio, ed è l’impianto illuminotecnico stesso che fin dall’inizio dello spettacolo appare in scena diventando in filigrana lo scheletro di una scenografia inesistente. Come avete creato lo spazio e la luce in questo spettacolo?
Credo molto in linea con il mondo del teatro di Emma, abbiamo immaginato queste due sorelle centenarie in un basso napoletano, quindi chiuso, angusto con una porta sulla strada, unico ingresso per la luce (in palcoscenico è in proscenio al centro). Intorno a loro, in questo anfratto, luce di candela si presume. Questo ring abbassato con le luci color del fuoco è per me anche il rovescio o scheletro di un palco di commedia dell’arte, in linea dunque con un aspetto della rappresentazione dei personaggi che al posto di recitare sopra ne sono oppressi.

La Scortecata
La Scortecata spettacolo teatrale liberamente tratto da lo cunto de li cunti di Giambattista Basile photo©Marialaura Antonelli

Vista la tua esperienza, come hai vissuto dalla tua consolle e come ha influito nella costruzione dei vostri spettacoli l’evoluzione e la mutazione del DNA delle sorgenti luminose a incandescenza e a scarica verso l’elettronica dei LED e la robotica dei proiettori motorizzati? 
Io sono stato “rapito dal mondo della luce” anche grazie a un vecchio regolatore luci analogico; il controllo della luce con le dita resta insuperato a livello sensoriale, altro che schermi touch! Naturalmente l’avanzamento delle tecnologie va accolto, controllato, sostenuto e fatto evolvere per ciò che è necessario. Non abolirei la lampada a incandescenza, ma finalmente negli ultimissimi tempi abbiamo sui mercati degli apparecchi LED anche motorizzati (come quelli usati a Siracusa quest’anno) che hanno raggiunto un livello di qualità fotografica, oltreché di potenza, eccelsa.

Si può a mio avviso iniziare a pensare di utilizzare questa nuova generazione di macchine anche in teatro, dove si è rimasti a lungo restii all’utilizzo dei proiettori LED e ai proiettori motorizzati per i più svariati motivi, ma soprattutto per una qualità non ancora all’altezza. Purtroppo le politiche culturali italiane non fanno ben presagire verso un percorso di rinnovamento dei materiali, nonostante si possa ben valutare un abbattimento dei costi e dell’impatto ecologico, proprio ora che sarebbe
un momento giusto, a mio avviso, per investire in queste macchine in ambito teatrale anche qui in Italia.

Qual è il tuo luogo segreto?
La natura, sui monti, nei boschi. Il silenzio.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°324, giugno 2018.

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