Al Salone dei Cinquecento splende nuova luce


Salone dei Cinquecento
Palazzo Vecchio, Firenze- - photo ©Ivan Russo

Un incontro a Firenze con i protagonisti del progetto illuminotecnico, scientifico e multidisciplinare, per la “rinascita” di un capolavoro del Rinascimento.

Palazzo Vecchio è uno dei simboli universalmente riconosciuti della città di Firenze. Ma, per i fiorentini, l’edificio è foriero di storie e significati più profondi, che i forestieri non sempre sono in grado di comprendere fino in fondo. Al suo interno si trovano spazi e opere d’arte di inestimabile valore e “il Palazzo del popolo e del governo” – come lo ha descritto l’architetto fiorentino Alfredo Lenzi – è ancora tale: è aperto al pubblico (anche grazie al progetto “Spalancare le porte di Palazzo Vecchio”, portato avanti
negli ultimi anni) ed è sede del Comune.
Al suo interno si trova il Salone dei Cinquecento, lo spazio creato dal Cronaca per volere di Girolamo Savonarola per ospitare in sessioni di 500 “netti di specchio” i cittadini che prendevano parte al governo della Repubblica, poi definito nel suo aspetto attuale dall’intervento di Giorgio Vasari su commissione di Cosimo I de’ Medici. La sala rettangolare conserva ancora il ricco apparato decorativo voluto dal Duca. Il lato sud è dotato di nicchie con statue romane originali, il lato opposto – la Tribuna dell’Udienza, che ospitava in origine il trono di Cosimo I – è impreziosito dalle statue dei Papi Medicei e dipinti su ardesia. I lati lunghi sono affrescati con le più importanti battaglie che hanno segnato il dominio di Firenze sul territorio, mentre, lungo le pareti, sono posizionate 6 statue delle fatiche di Ercole e il genio della Vittoria di Michelangelo. Sul soffitto, 39 pannelli dipinti da Vasari e dalla sua bottega raccontano importanti episodi della vita di Cosimo I e sono fissati sul tetto a capriate lignee attraverso imponenti cornici dorate. Il Salone dei Cinquecento è oggi utilizzato in tantissime occasioni: i responsabili di Palazzo Vecchio dichiarano che non passa giorno senza che qui si svolga almeno un evento! Cene di gala, conferenze, concerti, visite culturali… La grande varietà di destinazione d’uso, unita all’importanza intrinseca dello spazio, richiedeva la realizzazione di un nuovo sistema di illuminazione che potesse rendere giustizia al suo patrimonio storico-culturale, tenendo conto della sua polifunzionalità.

Anni di studio preliminare, di misurazioni e simulazioni sul campo, di riunioni e concertazioni hanno portato oggi alla “nuova luce” del Salone. La progettazione illuminotecnica ha visto coinvolti diversi attori: il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze, nella figura della professoressa Carla Balocco come responsabile scientifico, SILFIspa (referente architetto Claudio Vallario) e l’azienda Targetti Sankey SpA (referente l’architetto Stefania Galanti). I professionisti, dotati di competenze molto diverse, sono stati in grado di collaborare e concertarsi in armonia. Come ha ben detto la professoressa Balocco: “L’innovazione sta nel vero contenuto informativo del progetto, nell’innovazione delle impressionanti tecnologie applicate, nella rottura delle aspettative tradizionali e progettuali prodotta proprio dall’approccio metodologico integrato che abbiamo messo a punto, nella modularità e reversibilità delle soluzioni, ma soprattutto nel ‘sovrappiù di senso’, nel processo semiosico informativo tracciato dalla luce, ovvero nell’apertura al senso comune, alla cultura comunicativa che solo la luce se ben progettata è in grado di fornire, perché suggerisce qualcosa di più e talora quasi il contrario di quello che in primo acchito era sembrato dire/comunicare”.

Salone dei cinquecento
Palazzo Vecchio, Firenze-Salone dei Cinquecento – photo ©Ivan Russo

Giorgio Caselli
responsabile Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio

Qual è l’importanza di uno spazio come il Salone dei Cinquecento per la città di Firenze? Quali sono state le ragioni che hanno portato alla riprogettazione dell’illuminazione per il Salone dei Cinquecento?
Il Salone dei Cinquecento ha un’importanza fondamentale all’interno di Palazzo Vecchio e questo ha una rilevanza sostanziale per la città di Firenze. Il progetto per una nuova illuminazione è partito nel 2011, quando l’amministrazione Renzi decise di aprire il palazzo al pubblico riconducendolo al suo utilizzo storico come parte di un programma culturale più ampio, per altro ancora in fase di realizzazione. Fino al quel momento il percorso era quello strutturato all’inizio del ‘900 da Alfredo Lenzi, che aveva scelto di aprire un piccolo nucleo museale all’interno dei così detti Quartieri Nobili. Il nuovo programma di visita tenta di restituire al pubblico, con una lettura storiografica e degli ambienti, la storia dell’edificio e della città. Si tratta di un “monumento vivo”, che ospita ancora le funzioni di potere e rappresentanza per cui è stato concepito. Oggi i visitatori partono dai sotterranei, dove si trovano i resti del Teatro Romano, e salgono in alto fin sulla Torre di Arnolfo. Cuore dell’itinerario è di certo il Salone dei Cinquecento, dunque il nuovo impianto di illuminazione contribuisce alla lettura migliore degli affreschi e degli apparati decorativi. Il lavoro è nato da un’esigenza “pratica”, che si è concretizzata cogliendo una precisa opportunità in un dato momento.

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Il tutto è stato finanziato da Confindustria. Quello che vorrei trasmettere è il grande entusiasmo che ha animato l’impresa. C’è stato un grande impegno da parte di tutti; non parlo solo della professoressa Balocco, di SILFIspa, di Targetti Sankey SpA, ma anche delle singole maestranze, degli elettricisti e degli operai specializzati che hanno messo a disposizione la loro conoscenza e la loro manodopera senza spaventarsi davanti alla mole di lavoro, alle tempistiche davvero ristrette o agli orari. Potrei raccontare tantissimi aneddoti, parlare delle notti passate in cantiere… Credo che Palazzo Vecchio si meriti questo tipo di persone! Guardando indietro, ripensando agli anni di studio e alla fase di realizzazione vera e propria che è durata quanto un flash, la sensazione è che il livello raggiunto sia davvero altissimo. È stato un viaggio e non avrei voluto che finisse! La più grande vittoria? Il fatto che nessuno, soprattutto nessun fiorentino, abbia detto nulla circa il risultato. Non ci sono state critiche, non ci sono stati attacchi. Significa senza dubbio che abbiamo fatto bene.


Carla Balocco
Docente di Fisica Tecnica presso l’Università
degli Studi di Firenze, Dipartimento di Ingegneria Industriale; Presidente AIDI Toscana

Quali sono le basi scientifiche del progetto?
Il progetto ha richiesto anni di lavoro, durante i quali si è modificato, adattato e sviluppato, scaturiti da approfonditi studi storici, campagne di misure sperimentali, esperienze e ricerca applicativa pratica su campo. Il valore, l’autenticità e l’innovazione del progetto stanno proprio nelle sue fondamenta: è partito da un coinvolgimento di molti e diversi attori che hanno sostenuto le nostre idee e ci hanno offerto disponibilità e collaborazione. La concertazione di molti soggetti differenti, con altrettanto differenti competenze, nonché l’approccio metodologico integrato su cui si è basata la progettazione illuminotecnica e, quindi, la multidisciplinarietà sono la nota distintiva, il “quid” e la chiave del successo con cui è stato condotto, sviluppato ed ultimato il progetto. Illuminare uno spazio come il Salone dei Cinquecento non significa soltanto stabilire la corretta quantità e qualità di luce, valutando la combinazione ottimale tra luce naturale e artificiale, assicurando qualità di visione e percezione e al contempo la tutela e conservazione preventiva del patrimonio storico-architettonico di cui Palazzo Vecchio e i beni in esso contenuti fanno parte: significa anche coinvolgere il luogo, l’architettura, la storia.

Troppo spesso il progetto illuminotecnico viene affrontato in termini pragmaticamente tecnici, con la definizione delle soluzioni tecnologiche adeguate dal punto di vista energetico e dei risultati quantitativi, senza valutare gli aspetti qualitativi e percettivi che tali soluzioni comportano. Ancora meno frequenti sono i casi in cui il progetto illuminotecnico muove da approfondite analisi di monitoraggio ambientale del clima luminoso preesistente (illuminotecniche, colorimetriche, ottico-visive, percettive) e un attento studio delle condizioni di conservazione e di fruizione ottimali degli ambienti museali e delle opere d’arte esposte. Ho stilato dunque un concept del progetto radicato nella mia ricerca e nei miei interessi nel settore, anteponendo al problema dell’oggetto dinamico, ovvero al progetto illuminotecnico per una Nuova Luce per la Rinascita del Salone, l’idea che la luce viene comunque interpretata e quindi ricondotta a stimoli visivi e percettivi che danno adito all’elaborazione e rappresentazione mentale dei soggetti/osservatori. Pensavo a come gli effetti di una certa luce diano origine a una sequenza di interpretanti (chi vede oppure solo guarda… le persone, i visitatori…) e a come questi interpretanti sono di fatto un prodotto collettivo, pubblico, di comunicazione, a come si depositano e configurano nel corso dei processi storico-culturali, sebbene non sempre sia presente una mente che li accolga, li interpreti, li usi e li sviluppi. Progettare la luce in uno spazio storico architettonico così importante significa recuperare la memoria storica, significa osservare, ri-vedere, ri-leggere, re-interpretare con gli “occhi” del sapere e del pensiero scientifico che oggi ci possiamo permettere; dunque anche saper vedere e sviluppare una lettura filologica di questo spazio in modo che la luce possa restituirgli valore culturale, storico-architettonico, emotivo e percettivo.

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Il lavoro va inteso dunque come processo di significazione e di comunicazione, proprio perché la luce dinamica e modulata per emissione spettrale fornisce la misura di una possibilità di scelta nell’interpretazione e selezione di messaggi. Il Salone dei Cinquecento, se si presenta a un primo colpo d’occhio con una geometria semplice e regolare, possiede in verità una complessità di trattazione anche architettonica (basti pensare al soffitto a cassettoni, all’Udienza, ai motivi di trabeazione e agli affacci a balconata, nonché alle statue presenti e alle numerose nicchie) e un controllo dal punto di vista illuminotecnico non affatto semplice, legato alle sue stesse dimensioni, all’altezza complessiva, alla disposizione e dimensioni delle aperture, alle dimensioni delle opere pittoriche, alla particolare collocazione delle sculture e alla grandiosa opera del Vasari che costituisce la nota distintiva della sala, il Soffitto. Il Salone esula da qualsiasi classificazione rigida e univocamente connessa alla normativa vigente. In altre parole, proprio per le funzioni che è chiamato anche oggi a svolgere, non può essere rigidamente classificato, benché fuori da ogni dubbio è stata la necessità della rispondenza ai valori limite suggeriti dalle norme vigenti per la conservazione preventiva, trattandosi di un ambiente che di per sé è un’opera di altissimo valore storico-artistico oltre che le opere in esso contenute (cito, tanto per fare un esempio, le più importanti norme in materia: UNI 10829:1999; MiBAC 2001; UNI EN 12665:2011; UNI EN 12464-1:2011). Dovendo definire il clima luminoso preesistente, si è dovuto procedere con una vasta campagna di misure sperimentali per risalire alle informazioni di tipo fisico, ottico, colorimetrico, fotometrico e radiometrico. Le misure sono state condotte sulle estesissime superfici delle opere, sul pavimento, sulle pareti e su alcuni punti significativi degli arredi e delle finiture (gradini, sedute e tavoli) utilizzando sia le tecniche tradizionali di rilevamento, basate sull’impiego di luxmetri e griglie di punti di misura adattate alle dimensioni delle opere e alla ripetitività della misura stessa in tempi ridotti e impiegando stativi con bracci telescopici, sia attraverso un metodo di misura rapida dell’illuminamento che consente appunto di rilevare i livelli di illuminamento simultaneo su superfici estese. Ciò ha previsto l’utilizzo di una fotocamera digitale accoppiata a un sistema di rielaborazione dati e un pannello campione con superficie di tipo lambertiano che sfrutta l’opportuno accoppiamento delle caratteristiche del sensore, dell’ottica e della superficie di riferimento. Questa tecnica, sviluppata ad hoc a causa proprio dei vincoli fisici e dimensionali dello spazio e delle opere, ha consentito di ridurre i tempi di rilievo, garantendo la simultaneità della misura per tutti i punti del campo di vista in presenza di condizioni di sola luce naturale (situazione molto complessa data la variabilità del sole e del cielo), sola luce artificiale e combinazione di entrambe. L’emissione luminosa delle sorgenti dei sistemi di illuminazione a piantana è stata misurata indirettamente, mentre le specifiche sorgenti sono state caratterizzate presso i laboratori della Targetti. Le tecniche tradizionali di rilievo non sono state sufficienti (basti pensare cha la cornice della Battaglia di Marciano si trova a più di sei metri di altezza), abbiamo dunque messo a punto un innovativo metodo di misurazione rapida. Le misure sono state condotte sempre compatibilmente con gli accessi al Salone e sono state ripetute più di una volta affinché avessero un profondo valore scientifico. L’elaborazione e l’analisi dei dati misurati ha permesso
di sviluppare il concept progettuale fino alla sua formalizzazione e realizzazione pratica attraverso il confronto di molte soluzioni illuminotecniche destinate alle diverse funzioni del Salone, analizzate e verificate su modelli tridimensionali con simulazioni illuminotecniche transienti (validate e calibrate sulla base dei dati misurati) che hanno consentito calcoli rapidi ed efficaci su geometrie non affatto semplici, la verifica dei valori limite dei parametri suggeriti dalla normativa, fino alla visualizzazione foto realistica. Il rischio più grande stava nella natura stessa del progetto. Produrre idee, modificarle, adattarle, verificarle, provarle su campo con misure sperimentali ed analisi numeriche e simulazioni, e quindi realizzarle è sempre un processo “rischioso”: ci si espone con il proprio modo di vedere, la propria conoscenza, la propria consapevolezza e dignità, onestà intellettuale, ma di fronte si trova il limite dell’interpretazione. La grande collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e soprattutto la passione profonda che ha animato questa importante sfida credo sia stato il segreto del successo.


Matteo Casanovi
Presidente di SILFIspa


Qual è stato il ruolo svolto da SILFIspa nella progettazione della nuova illuminazione per il Salone dei Cinquecento?
Questo lavoro esprime al meglio la mission storica di SILFIspa, che mette a disposizione per Firenze e il suo patrimonio impegno e professionalità per la diffusione della cultura della luce in senso lato, non solo operando per la sicurezza dei cittadini con la gestione e la manutenzione della pubblica illuminazione. L’embrione di questo lavoro si genera nel 2011, quando Claudio Bini, allora AD di SILFIspa, sceglie di sviluppare la mission di SILFIspa portando al tavolo del Sindaco di Firenze Matteo Renzi una sfida di elevata difficoltà: in collaborazione con Lorenzo Targetti, ex AD della omonima società, venne stipulata una convenzione per avviare l’ambizioso progetto “donare una nuova luce al Salone dei Cinquecento per i fiorentini, per la città”. Tale sfida ha posto la questione metodologica del progetto alla base del lavoro, e per tale motivo SILFI spa ha deciso di coinvolgere il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze, nella persona della professoressa Carla Balocco, al fine di porre il primo pilastro di una sequenza logica di fattori determinanti per l’azione progettuale: conoscere, analizzare, decidere e quindi progettare. Il lavoro della progettazione è stato lungo e intenso, ma molto collaborativo, con i nostri partner che hanno potuto mettere in campo le loro migliori capacità scientifiche e tecnologiche a disposizione dell’enorme valore artistico e culturale del luogo.

Salone dei Cinquecento
Palazzo Vecchio, Firenze-Salone dei Cinquecento – photo ©Ivan Russo

Antonio Pasqua
Direttore Tecnico di SILFIspa

Quali sono stati gli studi preliminari per arrivare alla messa in opera del progetto?
L’ambiente del Salone dei Cinquecento non è rigidamente classificabile secondo una normativa specifica. È certo che, per gli afflussi di visita, si colloca come ambiente vicino a quelli di pubblico spettacolo, ma la fruizione di questo spazio è molteplice: museale, istituzionale, comunicativa. Quando ci si accinge a lavorare dentro uno spazio di tale valore, al solo pensiero di “metter mano a qualcosa”, in senso letterale, è necessario farsi scivolare via prima possibile quella sensazione di “tremore delle vene e i polsi” che sopraggiunge pensando alle conseguenze di gravi errori o mancate attenzioni. Per tale motivo, l’approccio è stato fin dall’inizio rigidamente metodologico. La conoscenza del luogo non può non partire dal rapporto con chi quel luogo lo vive ogni giorno, lavorando per la sua salvaguardia e il suo molteplice utilizzo. L’impianto precedente, per quanto obsoleto dal punto di vista percettivo, energetico e manutentivo, aveva individuato l’unica soluzione possibile rispetto ai vincoli del Salone: l’utilizzo di sistemi da terra. Il nuovo sistema doveva essere “rigido”, vincolato a terra e/o a parete, non spostabile da terzi e, in ultima fase valutativa, il più integrato possibile allo spazio interno in senso mimetico, al fine di garantire i puntamenti e i relativi flussi luminosi attesi.
La zona Udienza e lato opposto Udienza invece avevano minori criticità installative, godendo di un marcapiano che per la zona Udienza era già “attrezzato” con la vecchia illuminazione. Lo sviluppo costruttivo del progetto ha richiesto comunque approfondimenti riguardanti i moduli impiantistici utilizzabili per garantire un rapporto corretto fra apparati illuminanti e ausiliari elettrici e di controllo rispetto alle dimensioni architettoniche del marcapiano e alle possibilità ridotte di ancoraggio. Per non interferire con lo spazio museale e gli eventi già calendarizzati nel Salone, il cantiere per la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione è stato organizzato in turni notturni che non hanno pregiudicato gli impegni istituzionali e hanno consentito l’ultimazione entro l’avvio del G7 della Cultura, tenutosi a Firenze il 30 e 31 marzo 2017.


Claudio Vallario
Ufficio Tecnico progettazione SILFIspa

Come si è giunti al risultato finale?
L’approccio non è stato quello del confronto con i grandi del passato, al cui cospetto non possiamo reggere culturalmente, ma quello della rilettura e dell’analisi del loro lavoro, entrando nel contesto storico e negli obiettivi che diede loro l’illuminata committenza. Per tale motivo, rileggendo le volontà di Cosimo de’ Medici nel donare un ruolo centrale alla “Sala Grande” del Cronaca e l’impresa di Vasari nei lavori di ampliamento e decorazione, è apparso chiaro che anche la luce ha avuto un ruolo in tutto questo. Non abbiamo fatto altro che ripercorrere la storia e cercare di “aiutare” Vasari a ridare quel respiro di ampiezza alla percezione del Salone, sfruttando la doratura dell’immenso soffitto ligneo e ribaltando l’impostazione illuminotecnica del vecchio impianto. Quindi, anche la luce doveva percorrere quegli spazi ampi ricreati dall’ampliamento vasariano, rendendo il soffitto una sorgente secondaria di luce e “cucendo” su misura la luce delle decorazioni in affresco per ripercorrere le vicende storiche di Firenze contro Pisa e Siena come in una gigantesca illustrazione ad ampio spettro cromatico e simbolico. Da qui l’idea dei fasci incrociati da una parete all’altra, a partire dai sistemi puntuali delle piantane, che in corso di progettazione sono passati da oggetti a tutto tondo che potessero dialogare con i basamenti delle statue ed essere utilizzati come basi per il racconto museale, a essere in completa mimesi con la parete, con l’obiettivo di perdere il ruolo riconosciuto di sorgenti luminose. Gli apparecchi non devono quasi essere percepiti, affinché le opere e il soffitto sembrino essi stessi una unica fonte di luce con capacità duplice di essere percepiti e letti e nello stesso tempo di far percepire lo spazio della sala. Medesimo concept è stato associato all’illuminazione delle statue su basamenti. Il lato opposto all’Udienza era invece percepito e utilizzato come semplice passaggio durante il percorso museale di Palazzo Vecchio. La scelta è stata pertanto quella di portare in luce la meraviglia delle originali statue di epoca romana, che proprio in occasione del nostro intervento hanno concluso il loro restauro e sono state ricollocate nelle nicchie. Il Salone dei Cinquecento dal punto di vista impiantistico contiene dorsali e derivazioni elettriche importanti anche per il resto del palazzo, pur avendo un quadro elettrico di alimentazione proprio. Il passaggio delle condutture entro i muri antichi pertanto è risultato fin da subito non praticabile, in quanto già utilizzate da numerosi cavi elettrici. La scelta tecnica quindi è ricaduta sullo studio di un ampliamento dell’impianto esistente a partire dai suoi terminali, ossia le prese esistenti, suddivise su circuito ordinario, di sicurezza e di segnalazione emergenza. Tenendo conto che fino a prima di questa realizzazione anche gli altri sottoservizi in esercizio per il Salone erano semplicemente dislocati a terra senza canalizzazioni proprie: parliamo in particolare dell’impianto di diffusione sonora e di quello di distribuzione del segnale Wi-Fi. Si è optato per la costruzione di una apposita canalina in alluminio in posizione tipica di “battiscopa”, con misure ad hoc per ospitare le condutture e le derivazioni da cui prolungare i circuiti esistenti dalle prese fino ai nuovi sistemi di illuminazione “a piantana” da terra e per le statue dai basamenti in cemento. La stessa canalizzazione ospita tutti i cavi dei sottoservizi e il risultato è quello di un’estrema pulizia formale.

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Stefania Galanti
Project Development Manager di Targetti Sankey SpA

Quali sono le specifiche tecniche del progetto?
Val la pena partire dal racconto del sistema di illuminazione precedente. Il Salone dei Cinquecento era illuminato con 24 piantane collocate negli anni ‘90 in punti individuati dalle prese di corrente esistenti. Tali apparecchi erano dotati di ruote, dunque erano spostati di continuo vanificando qualsiasi tipo di ragionamento fatto sui flussi, sulle cromie e sui puntamenti; solo alcune lampade concepite come luci di emergenza avevano una posizione fissa. La luce diffusa verso l’alto “senza controllo” riportava delle fastidiose ombre sulla base degli affreschi e non illuminava a dovere le statue. Inoltre le piantane e i proiettori installati dietro l’Udienza potevano solo essere accesi o spenti, senza la possibilità di avere accensioni diversificate. La nostra soluzione doveva dunque tenere conto delle norme di sicurezza, ma anche prevedere un sistema non spostabile che fosse flessibile e dimmerabile. Doveva essere una luce che in un certo senso potesse scomparire, al completo servizio dello spazio e delle opere. L’approccio metodologico integrato con competenze diverse è stato – come già detto – di fondamentale importanza, ma è stato anche cruciale l’appoggio totale dell’amministrazione comunale che ha rifiutato una parcellizzazione del progetto capendone appieno l’importanza della sua totalità. Attraverso un’attenta attività di ricerca e sviluppo sono state create soluzioni di illuminazione ad hoc, studiate per adattarsi al meglio all’ambiente e alle esigenze di illuminazione. Infatti, tutti i corpi illuminanti utilizzati sono stati personalizzati per incontrare al meglio le specifiche esigenze. Ogni apparecchio è equipaggiato con driver sviluppati in collaborazione con TCI appositamente per questo progetto. Gli apparati sono stati progettati con componenti di alta qualità per permettere la gestione della luce con sistema di controllo wireless (tramite tablet Android) che consente di creare scenari luminosi diversi per ogni tipologia di utilizzo del Salone, regolando l’intensità luminosa degli apparecchi e la loro temperatura colore in base all’effetto desiderato. Il nuovo impianto è composto da 141 apparecchi a LED e permette, dunque, di assicurare un’ottima percezione degli spazi nel pieno rispetto delle architetture
e delle opere d’arte.
L’installazione dei punti luce si articola in:

  • 55 punti luce sui marcapiani del lato nord e sud;
  • 64 punti luce installati nelle 8 strutture per illuminazione museale e del soffitto;
  • 8 sistemi lineari inseriti nei profili sui basamenti per illuminazione delle statue;
  • 14 sistemi lineari inseriti sulla cornice in quota lato udienza.

Per l’illuminazione delle sculture sono stati realizzati apparecchi lineari a LED, progettati appositamente per essere integrati in maniera discreta nel basamento (la struttura metallica che li ospita non è visibile!), illuminandole in radenza in modo uniforme e armonico, optando dunque per una soluzione che combinasse in modo ottimale la luce riflessa dall’oro del soffitto e la luce diretta dal basso. Per l’illuminazione delle lavagne, del tavolo dei relatori e del leggio, oltre che delle statue del lato Udienza e opposto, sono stati invece installati sulle cornici in quota proiettori della serie Coro di Targetti, realizzati con una finitura personalizzata e dotati di appositi accessori ottici (zoom e cutoff). Per l’illuminazione degli affreschi a parete e del soffitto vasariano sono state realizzate delle particolari piantane, macchine sofisticate equipaggiate con proiettori a LED in grado di rispondere alle specifiche esigenze d’uso del Salone e, al contempo, di integrarsi in modo discreto nell’ambiente per lasciare spazio alla sola luce. Attraverso la miscelazione di sorgenti LED ad altissima resa cromatica (RA>90) in differenti temperature di colore (2700K e 4000K) è possibile esaltare i colori e le architetture presenti nel Salone riuscendo a svelare particolari suggestivi: le tonalità dei dipinti e del soffitto vasariano tornano a essere protagoniste, mantenendo inalterata la loro percezione sia nelle ore diurne sia in quelle serali. Inoltre, alla base delle piantane, sono stati inseriti apparecchi equipaggiati con ottica floor washer, segnapasso che possono creare scenari luminosi in grado di dar vita ad atmosfere emozionanti e di soddisfare i requisiti normativi richiesti in specifiche situazioni. Il consumo totale dell’impianto di illuminazione a piena potenza è pari a circa 9 kW, meno della metà del consumo dell’impianto precedente. Targetti ha optato per l’utilizzo di sorgenti LED di ultima generazione, una soluzione in grado di garantire un’ottima qualità della luce senza rischi per le opere illuminate. Concentrata solo nello spettro del visibile, la luce emessa da questi apparecchi LED elimina i raggi ultravioletti (UV) e gli infrarossi (IR). Entrambi questi elementi sono estremamente dannosi perché risultano troppo energetici gli uni e conduttori di calore gli altri. Questa scelta ha permesso così di preservare il microclima dell’ambiente illuminato, per cui è stato fondamentale studiare il miglior sistema “su misura” sfruttando il know-how e l’esperienza pluriennale che la nostra azienda ha conquistato nel campo dell’illuminazione museale. Grazie alle diverse competenze in campo si è ripartiti, dunque, dalla tecnologia propria dei prodotti Targetti e sono state create nuove soluzioni in grado di coniugare l’aspetto tecnologico, la qualità della luce, il controllo dell’emissione e la cura di ogni particolare al fine di rendere i corpi luminosi adatti al contesto architettonico, caratterizzandoli con un design discreto.

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°321, settembre 2017.

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