La magia di Lione


Platonium Eric Michel e : and Akari-Lisa Ishii
Platonium. Eric Michel e Akari-Lisa Ishii photo ©Muriel Chaulet, Frédéric Guignard-Perret

Emozionante, divertente, stupefacente: la Fête des Lumiéres di Lione non ha deluso le aspettative e si è riconfermata, nell’edizione 2016, come uno degli appuntamenti più interessanti nel panorama del lighting europeo. Dopo uno stop per il 2015, una decisione sofferta presa in seguito ai sanguinosi attacchi terroristici del 13 novembre dello stesso anno a Parigi, la città si è rialzata e ha saputo nuovamente richiamare l’attenzione di milioni di persone durante il “ponte dell’Immacolata”. Le ingenti misure di sicurezza, i cordoni di polizia e i militari armati appostati a ogni angolo non hanno smorzato il clima allegro e gioioso dell’evento. Un vero e proprio fiume umano composto da giovani sorridenti, coppie, famiglie con bambini piccoli, anziani del posto e turisti da tutto il mondo ha letteralmente invaso il centro storico. Le vie e i ponti della Presq’île sono stati trasformati in una grande zona pedonale dove tutti hanno ammirato le installazioni luminose, lasciandosi coinvolgere dalla magica atmosfera con animo di fanciulli e combattendo il freddo con un bicchiere di vin chaud. Passeggiando tra le strette strade del Vieux Lyon, camminando nelle vaste piazze o sui grandi boulevard commerciali, ci si trovava coinvolti in un mondo parallelo e surreale, fatto di suoni, colori e stimoli visivi diversi ad ogni angolo. Palazzi, chiese, parchi, cortili… Tutto è stato ridisegnato dagli interventi artistici che per tre sere – 8, 9, 10 dicembre, dalle 20.00 a mezzanotte – hanno creato prospettive inedite e scorci visionari.

  • Coups de cœur. Franck Pelletier e:and collectif Les Allumeurs
  • Évolutions, Yann Nguema e Ez3kiel

La tradizione della Fête des Lumiéres ha però un’origine diversa, molto distante dalla coreografica manifestazione in cui si è trasformata oggi. Nel XIX secolo, la sera dell’Immacolata Concezione, gli abitanti erano soliti addobbare finestre e balconi delle proprie abitazioni con candele in onore della Vergine di Fouvriére, venerata nella cattedrale dell’omonima collina che sovrasta il cuore di Lione. Da dieci anni a questa parte l’usanza è stata trasformata in una vera e propria “festa urbana”. I lumini sulle case rimangono, ma il fulcro dello spettacolo sono i lavori di designer, architetti, registi e creativi, concepiti ad hoc per dare un nuovo aspetto al quartiere. I lavori sono scelti da una speciale commissione che, oltre al valore artistico, ne valuta l’impatto ambientale. La precedenza viene data a tutte quelle opere che hanno un occhio di riguardo alle tematiche verdi, che utilizzano materiali riciclabili e facilmente trasportabili, che prediligono sorgenti luminose a risparmio energetico. L’attenzione è tale che per tutto il festival viene utilizzata solo lo 0,1% dell’energia elettrica consumata ogni anno in città! Non c’è un tema da seguire, gli artisti sono liberi di creare seguendo il loro estro.

Così le 39 installazioni dell’edizione 2016 alternavano momenti ludici, angoli intimi, scenografie spettacolari. Molto apprezzati dalla folla lo spettacolo della proiezione Évolutions di Yann Nguema e Ez3kiel, che ha ridisegnato il fronte principale della cattedrale di Saint-Jean, i simbolici arrivi e partenze di Voyage sulla facciata della Gare Saint-Paul a cura di Camille Gross e Leslie Epsztein o la giocosa riflessione di un anziano signore con il suo amico gufo in Place des Terraux (Sans dessus, dessous, di Joseph Couturier). Leggermente “off circuit”, ma semplicemente fantastica, la proiezione Crystal Cloud, di Urbanscreen, al Musée des Confluences.

  • Vols de nuit.Thierry Chenavaud
  • Les lampadophores Stéphane Blanchard
  • Roboticum Yves Moreaux


La splendida architettura decostruttivista di Coop Himmelb(l)au ha subito una metamorfosi totale grazie a laser e texture che ne seguivano gli spigoli e le aperture vetrate della parte di edificio affacciata direttamente nel punto in cui il Rodano e la Saona si uniscono in un unico fiume. Visibile da gran parte della Presq’île, il geniale Soleil di Philippe Cotten sulla Collina di Fourvière. Un grande sole che sorgeva, splendeva e tramontava a pochi passi dalla Basilica di Notre-Dame, illuminando con i suoi raggi l’intero pendio fino al Palais de Justice, dando vita a scenari unici in una sorta di ciclo notte-giorno poeticamente accelerato. Davvero divertente l’associazione di musica e luci nella danza ad alto tasso di tecnologia di Roboticum realizzata da Yves Moreaux in Place Bellecour, nel cantiere trasformato in discoteca con La Bétonnière boule à facettes di Benedetto Bufalino e Benoit Deseille, durante la sfilata di Les Lampadophores creata da Stéphane Blanchard e nel concerto elettronico di Un piano sous la neige di Jean-Luc Hervé nella più raccolta Place Sathonay. Ma la Fête des Lumiéres è anche ricerca e sperimentazione di nuovi materiali, come il tessuto luminoso di Platonium, il grande chandelier di Eric Michel e Akari-Lisa Ishii nella corte dell’Hotel de Ville o la scultura olografica Crystallized di Theoriz all’interno del Musée Gadagne. Allegria e clima spensierato non hanno abbandonato le strade neppure dopo lo spegnimento delle luci. Il ricordo di uno spettacolo così grandioso rimane nei cuori e nella mente di chi vi ha partecipato e aspetta con trepidazione la prossima edizione!

L’articolo è originariamente apparso su LUCE n°319, marzo 2017.

Precedente Cultura del Design Confindustria e ADI: accordo rinnovato
Prossimo IN/ARCH 1998/2018 20 ANNI DI IMPEGNO PER L’ARCHITETTURA