JULIAN CHARRIÈRE AL MUSEO D’ARTE DELLA SVIZZERA ITALIANA


Julian Charrière, Towards No Earthly Pole 2019 © l’Artista - ProLitteris 2019, Zurich

Towards No Earthly Pole è il titolo della grande mostra personale, a cura Francesca Benini, dedicata a Julian Charrière, giovane artista svizzero tra i più innovativi e promettenti della sua generazione, inaugurata nei giorni scorsi a Lugano, al Museo d’arte della Svizzera italiana, sede LAC Lugano Arte e Cultura. Si potrà visitare fino al 15 marzo 2020. 

L’esposizione è concepita intorno all’omonima e inedita opera video, per la realizzazione della quale l’artista ha esplorato località remote dalle condizioni climatiche estremamente ostili. Il progetto espositivo sarà in seguito presentato, in una versione riadattata, all’Aargauer Kunsthaus di Aarau e al Dallas Museum of Art.  Attraverso la sua ricerca Charrière rinstaura un dialogo con il paesaggio e spinge a ritrovare la condizione di stupore che anticamente l’uomo provava nei suoi confronti: come l’uomo agisce sul paesaggio questo agisce su di lui, e dove i moti si incontrano nasce l’opera d’arte. 

L’idea del progetto Towards No Earthly Pole nasce nel 2017, quando l’artista, spesso in viaggio nelle aree più remote del pianeta, è invitato su una nave di ricercatori russi a percorrere il canale di Drake, tra capo Horn e le isole Shetland Meridionali. L’impatto concreto con il paesaggio dell’Antartide e il confronto con la storia delle esplorazioni del secolo scorso hanno dato avvio all’opera, portandolo poi sui ghiacciai svizzeri del Rodano e dell’Aletsch, sul Monte Bianco, in Islanda e in Groenlandia. 

Julian Charrière
Julian Charrière, Towards No Earthly Pole 2019 © l’Artista – ProLitteris 2019, Zurich

Se solo nei primi decenni del ‘900 i poli terrestri e i ghiacciai erano le ultime regioni ardue da attraversare e da conquistare, oggi, come ben sappiamo, sono considerati fragili ecosistemi da proteggere, paesaggi che da sempre sono presenti nell’immaginario collettivo attraverso fotografie, documentari e film e che tutti vorremmo visitare.  

Per la mostra al MASICharrière ha realizzato un’installazione ambientale, trasformando l’intero spazio espositivo in uno scenario che riecheggia i principali soggetti e le tematiche dell’opera video. L’artista vuole amplificare la visita dello spettatore con un’esperienza sensoriale e rendere più intensa la relazione tra chi osserva e il paesaggio rappresentato. “I suoni, la luce, la materia vissuti durante le esplorazioni sono elementi fondamentali nel processo di scoperta: un insieme di sensazioni che restituiscono al paesaggio una forza e un mistero antichi, tra bellezza e minaccia, che ne sottolineano l’entità propria, anche se mai libera dalla presenza dell’uomo, come a voler ricordare che le attività umane rivaleggiano ormai con le grandi forze naturali, stravolgendo i rapporti tra cultura e natura e la poetica romantica legata agli stessi”. 

Julian Charrière
Julian Charrière, Towards No Earthly Pole 2019 © l’Artista – ProLitteris 2019, Zurich

Nell’installazione, accanto a reinterpretazioni di lavori precedenti, sono esposte alcune opere inedite, realizzate dall’artista in occasione della mostra e per le quali si è confrontato con soggetti e risorse naturali locali, collaborando in parte con artigiani ticinesi. 

Julian Charrière (Morges, 1987) vive e lavora a Berlino. Nel 2011 frequenta l’Institut für Raumexperimente, dove è studente di Olafur Eliasson. Ha esposto in musei e istituzioni di tutto il mondo, tra cui la 57ª Biennale di Venezia. È stato insignito di prestigiosi premi tra cui il Kiefer Hablitzel Award durante gli Swiss Art Awards, nel 2013 e nel 2015, e il Kaiserring Stipendium für junge Kunst nel 2016. La sua prima mostra personale in un’istituzione italiana, dal titolo All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, si è chiusa lo scorso 8 settembre al Museo d’Arte Moderna di Bologna (MAMbo).

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