MASSIMO OSTI ARCHIVE. LA NUOVA LUCE


Archivio Massimo Osti
Photo courtesy ©D’Alesio&Santoro

Io penso che un prodotto possa essere chiamato “moderno”, solo quando la sua forma è modellata alla sua funzione

Massimo Osti

Si rinnovano gli ambienti dell’archivio bolognese Massimo Osti – che dal 2006 ospita una selezione della produzione creativa di questo pionieristico designer e stilista che ha rivoluzionato la moda maschile con marchi come Left Hand, Massimo Osti Production, Boneville, Stone Island e C.P. Company – tramite una nuova soluzione illuminotecnica affidata allo studio milanese di Lighting Design D’Alesio&Santoro. Insieme alla collaborazione di Flos Architectural, lo studio ha avuto il compito di rivalorizzare quei capi che erano andati un po’ “perduti” sotto le volte a botte dell’archivio.

Massimo Osti, che iniziò la sua carriera negli anni ’70 come grafico pubblicitario, era un autentico inventore: molte sue idee sorprendenti e avanguardiste hanno rivoluzionato il settore del tessile. L’archivio contiene bozzetti, prototipi, case study e un vastissimo campionario di tessuti ricavati da ispirazioni particolari e inusuali per quegli anni ma ora d’uso comune, come tute aeronautiche e divise militari della grande guerra. Innovazione, forma e funzione sono stati sempre i suoi temi cardine e la sperimentazione alla base della sua filosofia creativa.

Nella proposta illuminotecnica, lo studio di Lighting ha scelto di intervenire senza andare a sconvolgere l’armonia estetica dell’architettura del luogo, utilizzando tecnologie tese a esaltare un’alta resa cromatica e la texture dei capi, prestando attenzione non solo alla luce ma anche all’ambiente circostante. 

Photo courtesy ©D’Alesio&Santoro

Il concept si è concentrato molto sulla modalità di distribuzione luminosa, mixandola tra diretta, indiretta e fasci stretti. Ciò conferisce una buona percezione degli spazi, una visibilità ottimale e un tocco di dramma museale; interessante anche l’utilizzo delle micro-lineari Led applicate ai rack metallici, pensati come dei tagli di luce che donano movimento e profondità ai capi appesi.

Degna di nota anche e soprattutto la riqualificazione attuata da D’Alesio&Santoro per la copertura a volte: completamente pulita da ogni minima interferenza e tinteggiata in bianco dal capitello in su, verso il soffitto, va sapientemente a contrastare con le pareti in mattone vivo sottostanti. Una pulizia “eterea” data da questa tonalità che bilancia così un “caos” cromatico che giocoforza è presente, considerando l’architettura originale e il tipo di campionario esposto.

Archivio Massimo Osti
Photo courtesy ©D’Alesio&Santoro

Inoltre, le volte nella campata centrale fungono ora come ampi riflettori di luce diffusa e vanno a completare il nuovo effetto rendendo tutto lo spazio molto scenografico.

Una parete colma di campioni di tessuti e un’enorme cassettiera contenente lo storico degli accessori, intelligentemente illuminati con faretti a direzione incrociata per omogeneizzare l’illuminazione, coronano un archivio ricco di storia e di storie.  

Archivio Massimo Osti
Photo courtesy ©D’Alesio&Santoro

D’Alesio&Santoro
D’Alesio & Santoro è una società indipendente di Lighting Design con l’ambizione di rendere l’illuminazione non più una funzione di base, ma un valore reale – dall’ergonomia cognitiva di uno spazio alle capacità di branding della luce.

Massimo Osti Archive
Quando morì nel 2005, Massimo Osti lasciò un’enorme eredità insieme a un vasto e complicato inventario fatto delle sue stesse creazioni, oggetti che collezionava ossessivamente e progetti incompiuti. Riorganizzato dai suoi familiari, l’archivio con sede a Bologna conta ora su una collezione di oltre 5.000 capi, accessori, laboratori, campioni di tessuto e una vasta libreria di riviste, libri e stampe.

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