STRINGS. LIGHT AND VISION


Isabel Alonso Vega, Duskmann, Andrea Galvani, Sali Muller, Mareo Rodriguez e Alessandro Simonini sono gli artisti scelti da Maria Abramenko, curatrice della mostra Strings. Light And Vision, ospitata a Roma fino al 26 ottobre nella White Noise Gallery, dove buio, scienza e neon intrecciano relazioni, visioni e sensazioni da vedere, più che da raccontare, perché la luce agisce sui sensi e materializza astrazioni metaforiche altrimenti invisibili. Le opere site specific, come sempre accade per la light art, modificano radicalmente la percezione dello spazio attraverso volumi o strutture luminose, bagliori, punti, linee, numeri e parole; la luce è l’evento autoreferenziale, ci guarda, aprendo riflessioni sulle sue valenze espressive, poetiche ed estetiche. Alessandro Simonini apre il percorso espositivo con l’opera intitolata INRI: un tetragramma al neon rosso che gioca nel titolo sull’ambivalenza tra il significato dell’acronimo che sta per Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù Nazareno Re dei Giudei), volto a richiamare l’episodio biblico della crocifissione, con quello esoterico Igne Natura Renovatur Integra (La Natura Originaria Rinasce nel Fuoco). Tale voluta corrispondenza nella scritta INRI evidenzia l’aspetto alchemico e spirituale che il fuoco sul piano simbolico comprende, visualizzato dal tubo al neon: l’oggetto fisico per evocare trasmutazioni imperiture e un nuovo Universo. 

  • Andrea Galvani Noether’s Theorem
  • DUSKMANN Still

Seduce al primo sguardo Noether’s Theorem, il paesaggio incandescente evocato da Andrea Galvani, ipnotico per le sue equazioni cosmiche, polvere di stelle che tracciano traiettorie suggestive, costellazioni astrali forse utili per i naviganti terrestri. Ammantate dal buio, spiccano calligrafie di numeri in cui la matematica indica un iper-oggetto, e, in questo caso, il mistero dell’universo è l’opera. Il collettivo Duskmann con Still Light I, II, III, IV, V mette in scena una singolare tensione e contraddizione tra gli opposti, ordine e caos, in cui la scienza diventa strumento dell’effimero dell’arte, di metafore, simboli e relazioni complesse, in cui la luce è medium di narrazioni di storie umane. Isabel Alonso Vaga, con Humo II, sovrappone strati di pittura in cui la luce che attraversa le teche in Plexiglas evidenzia metaforicamente il concetto di energia. Anche Mareo Rodriguez, con M.E.L.T.S. Matter Energy Light Time Space, investiga il processo di trasformazione che la luce stessa contiene, conduttore di energia per eccellenza, un tema affascinante ever green. 

  • Isabel Alonso Vega
  • Alessandro Simonini

Infine, Sali Muller, artista lussemburghese di cui abbiamo recensito una sua opera ambientale presentata di recente nella galleria The FlatMassimo Carasi a Milano, con l’installazione Dematerialiserung I, II, utilizza la luce in opposizione all’oscurità, come texture, scultura di smaterializzazione dello spazio, per inscenare possibili relazioni tra l’individuo e il suo ambiente, dove non tutto è calma, lusso e serenità. 

  • Mareo Rodriguez

Questa collettiva, a parte i contenuti metaforici ed effimeri che l’arte di per sé include, è un segno importante di interesse per la light art: un linguaggio empatico visuale e trasversale sviluppato nella seconda metà del Novecento. La luce comprende l’architettura dell’immaginazione, è magma rigenerante in cui arte e scienza si fondono indistintamente. Il fulcro della mostra è la luce, uno strumento di conoscenza e di meraviglia, incanto e stupore, declinata in diverse forme da artisti poliedrici; quella luce quintessenza dell’arte di ieri e di oggi, capace di trascendere lo spazio e il tempo.

E in questa galleria nel buio, la luce trascende la materialità del quotidiano; è fenomeno fisico che invita lo spettatore a una visione più ampia, germinale ed emotiva, poiché comprende uno slancio vitale sconfinato che si configura in un’opera umanamente finita, in cui l’aspetto scientifico e umanistico coincidono per “entrare” in dimensione spirituale più “alta”, in armonia con l’universo. 

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