IN SCENA PIETRO PALLADINO ALL’ORATORIO DEL GONFALONE A ROMA


Telmotor Roma

Oltre 80 tra progettisti e architetti a Roma, per il seminario organizzato da Telmotor, lo scorso 26 settembre, in uno dei complessi architettonici e pittorici romani più suggestivi della seconda metà del Cinquecento. Stiamo parlando dell’Oratorio del Gonfalone, con lo splendido ciclo di affreschi dedicato alla Passione di Cristo che ne decora interamente le pareti, realizzati dai  principali maestri del Manierismo romano. Il ciclo, per chi non l’avesse mai visitato, è scandito in dodici episodi: inizia con l’entrata in Gerusalemme, prosegue con l’Ultima Cena, l’Orazione nell’orto, la Cattura di Cristo, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, l’Incoronazione di spine, l’Ecce Homo, la Salita al Calvario, la Crocifissione e si conclude con la Resurrezione. Lavori di grande bellezza di Jacopo Bertoja, Lucio Agresti, Raffeallino da Reggio, Federico Zuccari, Cesare Nebbia, Marcantonio dal Forno e Marco Pino.

Dall’ottobre del 1960, l’Oratorio, restaurato con enorme grazia dalla Sovrintendenza alle Gallerie e alle opere d’arte di Roma, è affidato all’Associazione Amici del Gonfalone – di cui come non ricordare il primo presidente Federico Zeri (1921-1998), uno dei massimi conoscitori e storici dell’arte del Novecento, che nel nostro Paese non ha mai avuto una cattedra all’università –  e al Coro Polifonico Romano “Gastone Tosato”,  che organizzano da molti anni una raffinata e intensa stagione concertistica. 

Negli anni 1999-2000 gli affreschi sono stati restaurati dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma.

L’evento culturale e formativo, che ha visto voce e attore principale sul palcoscenico Pietro Palladino, ingegnere elettrotecnico, socio Aidi e Apil,  dal titolo  “L’illuminazione delle opere d’arte nei luoghi liturgici”, era indirizzato ad approfondire i temi legati alla creazione di sistemi illuminotecnici in siti di culto. Sono stati trattati argomenti teorici e pratici sull’illuminazione in luoghi artistici e liturgici: le nuove tecnologie Led, gli equilibri di luminanze e abbagliamento, la conservazione e le prescrizioni in sede internazionale e le prestazioni degli apparecchi d’illuminazione a led. Oltre a raccontare, con la sua lunga esperienza di lighting designer – di cui l’ultima grande fatica, come ben sappiamo, è l’illuminazione interna ed esterna del Duomo di Milano (Ferrara-Palladino Lightscape, ndr), di cui parleremo ampiamente  sul numero di dicembre di LUCE -, di come ogni luogo artistico e di culto debba essere valorizzato al meglio attraverso una corretta illuminazione artificiale che ne permetta la lettura e ne catturi l’essenza, liturgica e spirituale, integrandosi completamente con l’architettura. 

Altrettanto il  progetto d’illuminazione nei musei deve misurarsi con esigenze e vincoli che  appaiono spesso contrapposti: da un lato la necessità di garantire le migliori condizioni per la corretta visione delle opere d’arte, dall’altro i limiti imposti dalla fotosensibilità di materiali e pigmenti. Ma oltre le necessarie verifiche su ogni singola opera esposta, il progetto in ambito museale si estende alla valutazione delle prestazioni complessive dell’impianto d’illuminazione e alla coerenza visiva tra le sale in cui si snoda il percorso espositivo.

Un seminario che conferma con altri – protagonista  Pietro Palladino, e che non sempre abbiamo potuto seguire, come per esempio quello nel maggio scorso all’Accademia Carrara  di Bergamo  con la visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, o nel mese di giugno all’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma  e che riprova la passione e l’impegno per la Formazione di Telmotor,  azienda nata a Bergamo nel 1973, e  oggi gruppo che opera in 9 sedi, 320 collaboratori, tre grandi business unit, di cui Light Consulting; un volume di affari del gruppo di oltre 100 milioni di euro. 

Impegno verso la Formazione che esprime volontà di condividere e trasferire ai professionisti ulteriori conoscenze e competenze tecniche sul tema dell’illuminazione a 360°: dai luoghi di culto a quelli pubblici come i musei;  al mondo contract; al retail, settore terziario, uffici e residenze private. O, solo “apparentemente”, per semplificare, contribuire a trasferire professionalità, ricerche, esperienze illuminotecniche,  al fine trasformare la forza creativa della luce in design contemporaneo. Missione ancora più importante oggi,  che deve vedere impegnate aziende e professionisti in un patto cui qualità, ambiente, benessere, compongano quella tetralogia che nell’antica Grecia gli autori si presentavano per essere ammessi al concorso drammatico durante le feste dionisiache. Se allora la rappresentazione teatrale era un’occasione di fare un’esperienza di vita collettiva e i risultati avevano valenza pubblica (la Pòlis), oggi, anche la luce, la buona o cattiva illuminazione –  e non è poca cosa la differenza – ha altrettanto valenza pubblica o collettiva, per la qualità, l’ambiente e il benessere della vita di tutti noi e nella costruzione del bene comune.

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