LA LUCE DI SALI MULLER


Sali Muller, Dematerialisierung, 2019 LEDs, frames, lights installation dimensions variable.

Nella project room della galleria sotterranea The Flat – Massimo Carasi, a Porta Venezia, nel cuore del quartiere Liberty a Milano, Sali Muller (1981), artista lussemburghese che ha vinto il Premio della Critica al Museo di Lissone, presenta  per la prima volta la nuova installazione  site specific a luce Led con regolarizzazione timer di variazione di colore,  intitolata Demateralisierung, dove  lo spettatore  resta in bilico tra  materiale e immateriale. 

L’installazione è composta da diversi moduli seriali sovrapposti e illuminati, posati a terra, che irradiano colore e alterano la percezione dello spazio circostante, con l’obiettivo di “scolpire”, attraverso supporti luminosi, dimensioni sensoriali animate da variazioni cromatiche, stadi di evanescenza, bagliori di connessione tra fisicità  e virtualità. 

Sali Muller
Sali Muller, Demateralisierung

Questa installazione ambientale s’inserisce nella mostra collettiva “Dusk Till Dawn”, comprensiva di opere di Matthew Allen, Daniel Mullen, Irina Ojovan, Maurizio Vicerè, incentrate sulla percezione della luce dall’alba al tramonto e come viene fruita dal nostro sguardo.  

L’installazione ambientale di Sali Muller è la più ipnotica per variazione cromatica, intensità luminosa e studiato impatto scenografico, includendo colore, luce e spazio, attraverso moduli simili a “finestre” sovrapposte che sembrano affacciarsi sulla quarta  dimensione.  

Con giochi ottici e illusioni impercettibili, Muller, come Robert Irwin, crea spazi che ingannano i nostri sensi e sembrano inquadrare porzioni di ambienti con semplici strutture modulari, componibili, quasi cornici di uno spazio esterno. La sua è un’opera totale in cui scienza e psicologia dell’arte, geometria e variazione, coesistono armonicamente. Modulazione, serialità e ripetizione di strutture geometriche minimali attraverso la luce, fenomeno fisico che svela il mondo ai nostri occhi,  ridefiniscono  la profondità dello spazio preesistente. 

Sali Muller
Sali Muller, Demateralisierung

L’obiettivo dell’arte di ieri e di oggi  è l’estensione spaziale, il superamento del muro tra generi, linguaggi, architetture, oggetti e materiali per mettere in relazione diverse discipline, con espedienti multisensoriali volti a rendere visibili  “superspazi” come laboratori sinestetici, creati non soltanto per farsi vedere, ma quali dispositivi energetici a luminosità intermittente con cui fare esperienze percettivo-sensoriali.  

Le altre opere in mostra, diversissime tra loro per forma e materiali, chi più chi meno, interagiscono con il nostro  sguardo, sono ipotesi di visione e percezione che trasformano l’opera in un “esperienza estetica  totale”, elaborata dalle teorie di Vasilij  Kandininskij, in cui le variabili percettive annullano il confine tra organico e artificiale, emotività e ipertecnologia, e il disorientamento diventa  l’opera. 

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