SCOPRIRE IL BUIO: AL GARDEN FESTIVAL DI ROVATO, UN GIARDINO CHE FONDE NATURA E LUCE


Garden Festival

Lo scorso 4 e 5 maggio, Rovato (BS), comune i cui primi insediamenti sulle colline della Franciacorta che circondano la città risalgono al primo millennio a.C., ha ospitato per il terzo anno consecutivo il Garden Festival, la manifestazione dedicata al giardino che unisce natura, botanica, design, laboratori, incontri per esperti e molto altro. L’evento si è svolto nella cornice dei giardini e di alcune sale, tra cui la Sala Grottesca del Castello Quistini dimora fortificata costruita da Ottaviano Porcellaga a partire dal 1560, famosa soprattutto per il ‘labirinto delle rose’, il brolo e il vivaio che ospitano anche piante e erbe officinali.

Sala Grottesca, decorata con pitture ottocentesche che rappresentano maschere grottesche  nella cornice superiore e le quattro stagioni, raffigurate sopra le porte e sul camino. Al centro del soffitto capeggia la dea Minerva con una civetta.

Tra le novità di quest’edizione di Garden Festival, uno speciale allestimento illuminotecnico, un giardino temporaneo che fonde esperienze visive e sensoriali creando un dialogo tra natura e oscurità. 

L’allestimento è stato ideato da Simone Montani, dottore agronomo e paesaggista dello studio “Matiteverdi” di Verolanuova (BS) e curatore dal 2017 del Garden Festival, in collaborazione per il progetto illuminotecnico con l’architetto Guido Bianchi dello studio “Rossi Bianchi lighting design”, e per le componenti verdi e architettoniche con l’architetto Laura Bina Sforza dello studio “Place” di Milano. Con il supporto di Damiano Turla, Zeroluce. 

Il giardino, dedicato al tema di“scoprire il buio”, rievoca una cena regale organizzata dal proprietario del castello, appassionato del verde ma anche di atmosfere surreali, per stupire ed emozionare i suoi ospiti in una sala ‘arredata’ con vegetazione e una tavola ricoperta da una ‘tovaglia’ d’edera, come un vero e proprio giardino interno notturno, sapientemente illuminato per creare un’atmosfera suggestiva. 

La sala arredata con l’allestimento illuminotecnico: scorci della tavola “imbandita” e ricoperta da una “tovaglia d’edera”

“Si tratta di un’installazione culturale, nata dalla necessità di far comprendere l’importanza dell’illuminazione del verde e le sue infinite possibilità per sfruttare il giardino anche nelle ore serali e notturne e per renderlo una vera e propria propagazione della casa: spazio verde e illuminazione devono fare parte di un progetto organico a cui lavorano insieme vari esperti, quali illuminotecnici, agronomi, vivaisti, ecc.”,ci spiega Simone Montani. “È un tema molto attuale, considerando che nella nostra società l’abitazione viene vissuta soprattutto dopo il lavoro, appunto la sera e la notte, ma l’illuminazione degli spazi esterni è ancora vista più per il suo aspetto funzionale che come arte”.

Tra i progetti realizzati da Montani si annoverano molti giardini privati e vari interventi in ambito pubblico; i suoi lavori sono stati pubblicati su riviste come Acer, Gardenia e Paysage. Nel 2013 è stato Presidente della giuria del Festival dei giardini di Franciacorta e dal 2014 al 2017 membro della Direzione Artistica della Rassegna, dove ha progettato e installato diversi giardini temporanei.  Dal 2017 collabora con l’evento franciacortino Garden Festival.

“Il giardino come prosecuzione della casa e la sua relativa illuminazione sono temi controversi”, continua Bianchi,“ma la luce e il buio sono due facce della stessa medaglia, si completano tra loro e hanno bisogno l’una dell’altra per definirsi”.

Si è scelto di creare l’allestimento dentro una sala, interamente buia con “effetto notte”, considerando che i visitatori dell’evento si concentrano soprattutto durante la giornata, anche se sabato il castello è rimasto aperto fino alle ventitré, per ammirare l’edificio e i giardini anche la sera, splendidamente illuminati.

Gli esperti hanno lavorato insieme durante tutta la progettazione e la creazione della sala: sono state scelte piante alte e basse e ‘architettonicamente interessanti’, con diverse varietà di foglie (frastagliate, palmate, larghe, ecc.) per creare giochi di luce e chiaroscuri, oltre a diverse tonalità di verde, che riflettono la luce in modi molto differenti.  È stato verificato l’effetto delle sorgenti luminose pianta per pianta e le particolarità delle essenze vegetali utilizzate hanno portato a intervenire con alcune modifiche, che hanno contribuito a migliorare il progetto. 

Per l’illuminazione sono stati utilizzati proiettori dell’azienda Platek con temperatura di colore a 3.000° K (luce bianca) ad alta resa cromatica, con fasce ottiche di diverse aperture e schermi frangiluce per nascondere le sorgenti ed evitare l’abbagliamento diretto.

In particolare, ci spiega Bianchi: “Le lampade, posizionate sia sugli alberi che alla base, sono di piccole dimensioni e nere, per restare il più possibile nascoste e creare un effetto naturale, effetto visibile anche nella tavola che, grazie ad una particolare illusione ottica, appare rischiarata solo dai candelabri accessi, mentre è invece illuminata da proiettori posti sulle piante ai lati”.

Guido Bianchi, laurea in Architettura presso l’Università di Firenze nel 1997. Borsa di studio a Toronto ed Erasmus a Strasburgo. Ha lavorato come architetto a San Paolo, in Brasile, con M. Muñoz Arquitectura e a Londra con il Popular Architecture Office. Dal 2001 al 2005 ha collaborato con l’arch. Piero Castiglioni su molti progetti in Italia e all’estero; nel 2006 ha co-fondato Rossi Bianchi lighting design con l’architetto Nicoletta Rossi. Membro dell’APIL (Associazione italiana dei lighting designer professionisti). 

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