SEGNI, IMMAGINI E PAROLE DEL 1968 A MILANO


un grande numero

In programma a Milano dal 14 febbraio al 22 marzo 2019 negli spazi di Casa dell’Energia e dell’Ambiente di piazza Po 3, la mostra  “Un grande numero. Segni immagini parole del 1968 a Milano”, a cura della Fondazione ISEC, promossa con la Fondazione AEM – Gruppo A2A e realizzata in collaborazione con Università Iuav di Venezia e BASE Milano.  La mostra è stata inaugurata con gli interventi di Albero Martinelli, Fondazione AEM-Gruppo A2A, Giorgio Bigatti, Fondazione ISEC, e Paola Fortuna, Iuav di Venezia.

Una narrazione del 1968 attraverso le forme di comunicazione utilizzate dai movimenti, in anni di intensa mobilitazione giovanile, per rappresentarsi, scuotere l’opinione pubblica e affermarsi nella scena mediatica. Obiettivo della mostra, spiegano i curatori, è di andare oltre il cumulo di pregiudizi positivi o negativi stratificati in questi cinquant’anni sul momento ‘68.  Dunque un racconto storico, non una tesi celebrativa o denigratoria, con l’intento di offrire nuovi spunti di riflessione e di lettura. Un racconto di carta e di carte, filmati, registrazioni video e fotografie, specchio della dimensione parlata e corale di quegli anni.

Il percorso della mostra alla Casa dell’Energia si apre con una panoramica sui principali snodi di un Movimento la cui sua estensione fu globale (San Francisco, New York, Parigi, Berlino, Praga, Tokio), attraverso documenti originali e molti inediti, con una particolare focus sul contesto milanese.  Simbolo di quell’anno di contestazione, quella XIV Triennale che si apriva il 30 maggio con il tema “Il Grande numero” per essere occupata poche ore dopo l’inaugurazione.

Il percorso della mostra alla Casa dell’Energia si apre con una panoramica sui principali snodi di un Movimento la cui sua estensione fu globale (San Francisco, New York, Parigi, Berlino, Praga, Tokio), attraverso documenti originali e molti inediti, con una particolare focus sul contesto milanese.  Simbolo di quell’anno di contestazione, quella XIV Triennale che si apriva il 30 maggio con il tema “Il Grande numero” per essere occupata poche ore dopo l’inaugurazione. A cura di Giancarlo De Carlo, Tommaso Ferraris, Alberto Rosselli, Albe Steiner, Vittoriano Viganò, Marcello Vittorini e Marco Zanuso,  tra gli invitati figurano alcuni dei più importanti esponenti del mondo del design e dell’architettura internazionale, come Saul Bass, gli Archigram, György Kepes, Alison e Peter Smithson. 14 le sezioni, tra cui “La forma della città di notte”. 
“La città di notte è un tema che prende sempre più spazio grazie al continuo progresso tecnologico che rende la luce artificiale funzionale agli spazi della casa. L’utilizzo dell’illuminazione artificiale ha assottigliato la differenza tra notte e giorno. La città di notte assume una forma diversa poiché luci lineari o intermittenti ne cambiano l’aspetto facendola sembrare un cuore pulsante. Questo nuovo aspetto dà vita a una nuova forma di arte che si occupa della gestione della luce all’interno degli spazi. La XIV Triennale non è un punto di arrivo per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo di questa nuova arte, poiché la tecnologia deve ancora acquisire mezzi e conoscenze. L’esposizione non ha lo scopo di mostrare nuove tecniche, piuttosto vuole stimolare chi è interessato a questo tema e far intendere le potenzialità che in esso sono insite”  (Agnoldomenico Pica, Renata Matassi e Leonello Pica, Quattordicesima Triennale di Milano Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne e dell’architettura moderna, Milano, Crespi e Occhipinti, 1968).

Il percorso della mostra alla Casa dell’Energia si apre con una panoramica sui principali snodi di un Movimento la cui sua estensione fu globale (San Francisco, New York, Parigi, Berlino, Praga, Tokio), attraverso documenti originali e molti inediti, con una particolare focus sul contesto milanese.  Simbolo di quell’anno di contestazione, quella XIV Triennale che si apriva il 30 maggio con il tema “Il Grande numero” per essere occupata poche ore dopo l’inaugurazione.

A cura di Giancarlo De Carlo, Tommaso Ferraris, Alberto Rosselli, Albe Steiner, Vittoriano Viganò, Marcello Vittorini e Marco Zanuso,  tra gli invitati figurano alcuni dei più importanti esponenti del mondo del design e dell’architettura internazionale, come Saul Bass, gli Archigram, György Kepes, Alison e Peter Smithson. 14 le sezioni, tra cui “La forma della città di notte”. 

“La città di notte è un tema che prende sempre più spazio grazie al continuo progresso tecnologico che rende la luce artificiale funzionale agli spazi della casa. L’utilizzo dell’illuminazione artificiale ha assottigliato la differenza tra notte e giorno. La città di notte assume una forma diversa poiché luci lineari o intermittenti ne cambiano l’aspetto facendola sembrare un cuore pulsante. Questo nuovo aspetto dà vita a una nuova forma di arte che si occupa della gestione della luce all’interno degli spazi. La XIV Triennale non è un punto di arrivo per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo di questa nuova arte, poiché la tecnologia deve ancora acquisire mezzi e conoscenze. L’esposizione non ha lo scopo di mostrare nuove tecniche, piuttosto vuole stimolare chi è interessato a questo tema e far intendere le potenzialità che in esso sono insite”  (Agnoldomenico Pica, Renata Matassi e Leonello Pica, Quattordicesima Triennale di Milano Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne e dell’architettura moderna, Milano, Crespi e Occhipinti, 1968).

Nel curatissimo Speciale “La XIV Triennale (R)esiste“,  progetto del 2018 della scuola  Bauer di Milano – tra le più accreditate in Europa per la Fotografia e la Comunicazione Visiva e Multimediale –, leggiamo:  “Oltre trent’anni dopo,  l’architetto Stefano Boeri — oggi Presidente della Triennale — e il designer Mario Piazza, rispettivamente direttore e creative director di Domus dal 2004 al 2007, tornano a ragionare sulla Triennale del Sessantotto, dedicandogli la copertina del loro primo numero della rivista d’architettura e design. A proposito scriveranno che ‘a distruggere la XIV Triennale è il fastidio con cui molti intellettuali e politici del tempo guardano agli eccessi dell’architettura, e al suo tentativo di leggere lo spazio come una straordinaria metafora delle nostre società. Ad andare a pezzi con la XIV Triennale è l’idea, oggi ancora viva, di un’architettura che non sia solo un magazzino di prototipi, ma anche un modo – uno dei più efficaci – per capire il mondo e per raccontarlo”.

Nella mostra, segni, immagini e parole che danno conto della varietà di temi e componenti di un Movimento vario e plurale, composto allora da studenti, intellettuali, artisti, operai e impiegati, con materiali provenienti dagli archivi della Fondazione ISEC, da istituzioni pubbliche e private, collezionisti.

L’elenco è ampio: dai giornali scolastici come La Zanzara del liceo Parini, ai volantini e foglietti al ciclostile, a forme di comunicazione giocate sul tempo breve come i dazebao, i manifesti, le scritte murali, i cartelli, gli slogan. Visibile il passaggio di comunicazione dal segno = contenuto a quello dell’immagine e dei colori, accogliendo stimoli e influenze dall’underground e dalla controcultura, non solo italiana, che si manifestava in quegli anni anche nel linguaggio universale della musica con i Beatles (Revolution 1), i Rolling Stones, Bob Dylan, i Pink Floyd, Jimi Hendrix e molti altri.

Il progetto e la ricerca della mostra sono a cura di Giorgio Bigatti, Sara Zanisi e Fondazione ISEC, in collaborazione con Bruno Cartosio e Uliano Lucas, con contributi di Tatiana Agliani, Nicola Del Corno, Giorgio De Vecchi, Monica Di Barbora, Paola Fortuna, Raimonda Riccini.

L’allestimento è stato affidato a giovani designer dell’Università Iuav di Venezia, guidati da Paola Fortuna, a cui è stato chiesto di realizzare “un progetto grafico e un percorso espositivo appositamente ideati per restituire al meglio la complessità, l’espressività, le contraddizioni e le tensioni di quel momento storico… e di provare a rileggere quegli anni attraverso lo sguardo di giovani studenti, ventenni di oggi immersi in un universo visivo che trova nelle immagini, fisse e in movimento, più che nellaparola, i propri codici espressivi”.

Casa dell’Energia e dell’Ambiente

Piazza Po 3, Milano
ingresso libero
lunedì > giovedì, h 9 – 17.30
venerdì, h 9 – 14.00

UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA, Luogo di insegnamento e di alta formazione nel campo della progettazione di spazi e ambienti abitati e del design. Università interamente dedicata al progetto, con lo statuto di Scuola speciale.

FONDAZIONE AEM – GRUPPO A2A, costituita nel 2007, tra le sue finalità il sostegno alla ricerca scientifica, la valorizzazione dei beni storici, architettonici e culturali di Aem, come ad esempio il suo archivio storico, l’archivio fotografico, la collezione di opere e oggetti d’arte.

FONDAZIONE ISEC, dal 1973 un importante contenitore di documenti e memorie sulla storia italiana politica, dell’impresa e del lavoro del 900, con un patrimonio di 5 km di documenti, 170.000 fotografie, 100.000 disegni tecnici, 1.500 manifesti politici, 500 ore di interviste, 100.000 volumi, 4.000 periodici.

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