IL GASOMETRO M.A.N. N.3 DI HERA IN 14 FOTOGRAFIE DI CARLO VALSECCHI


Valsecchi
Da sinistra: #01118 Bologna, IT. 2018; #01117 Bologna, IT. 2018; #01116 Bologna, IT. 2018 Stampa: C-Print Montaggio: Plexiglass with dibond Dimensioni: cm 120 x 150

Presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna, da venerdì 1 febbraio a domenica 31 marzo 2019, il Gruppo HERA promuove Gasometro M.A.N. n.3, il nuovo progetto di Carlo Valsecchi: 14 fotografieche raccontano in modo del tutto inedito e originale la metamorfosi del gasometro di Bologna durante i lavori di recupero e restauro promossi dalla stessa multi-utility. Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale.

Carlo Valsecchi è nato a Brescia nel 1965 e vive e lavora a Milano. Nel 1992 il suo lavoro è stato selezionato da Norman Foster per il Padiglione Italia alla Biennale d’Architettura di Venezia. Ha tenuto mostre in Italia e all’estero. Le sue opere nascono da un dialogo continuo e diretto con i luoghi che di volta in volta affronta nei suoi progetti, siano essi architettura, paesaggio urbano, industria pesante o altamente tecnologica, o infinito naturale.

Ha commentato Tomaso Tommasi di Vignano, presidente Esecutivo del Gruppo Hera: “Abbiamo voluto questa mostra per far emergere l’elemento distintivo del nostro intervento di recupero, che esula da una dimensione meramente conservativa e consegna alla città una struttura capace di interloquire attivamente con il suo paesaggio fisico ed emotivo. Un artista importante come Carlo Valsecchi– ha aggiunto Tommasi –, grazie anche alla sua esperienza a livello internazionale, è stato capace di cogliere fino in fondo questo aspetto, consentendoci di rappresentare anche attraverso l’arte lo spirito con il quale ci mettiamo quotidianamente al servizio dei nostri territori”.

Valsecchi
#01114 Bologna, IT. 2018
Stampa: C-Print
Montaggio: Plexiglass with dibond
Dimensioni: cm 180 x 220

Il gasometro caratterizza da quasi un secolo lo skyline di Bologna e si trova all’interno dell’area della sede del Gruppo Hera, che restaurandolo l’ha reso assoluto protagonista. In funzione dal 1930 e utilizzato fino al 1984, alto 52 metri e con un diametro di 30 metri, è considerato un gioiello dell’architettura industriale. La costruzione è quella cosiddetta “a secco”, all’epoca molto diffusa all’estero ma non ancora sperimentata in Italia. Il gasometro ha un involucro in lamiera di forma prismatica a 16 facce, coperto da un tetto in ferro; all’esterno, tre passerelle sono collegate tra loro da una scala che vi ruota attorno.

Il curatore del progetto espositivo Luca Massimo Barbero ha sottolineato: “non sono solo fotografie di architettura, sono immagini di un’architettura che diventa intima… colgono la dimensione utopica del tempo, che lega indissolubilmente questi giganti dell’architettura alla città e alla società di cui si fanno portavoce, ci consegnano un senso preciso e immediato di quella relazione che storicamente esiste tra uomo e modernità, utopia e progresso”.

Da evidenziare il grande merito del Gruppo Hera sull’avvio del progetto: Valsecchi, durante una visita a Bologna, affascinato da questa grande struttura, ha contattato la grande multi-utility per avere la possibilità di fotografarla. Da questo incontro e dialogo sono nate 14 fotografieche ne raccontano la metamorfosi, testimonianza di un passato industriale oggi recuperato dalla città. Spiega Valsecchi: “Lavorare seguendo il principio analogico mi permette di liberarmi da qualsiasi vincolo con la realtà. Una libertà assoluta che, senza mai mancare di rispetto alla realtà stessa, mi introduce in un mondo immaginario e fantastico dove posso prendere tutti gli elementi che ho di fronte e osservarli da angolature diverse, muoverli nello spazio cercando loro una ‘nuova’ collocazione, letteralmente ‘spingerli’ nella luce piena per cercare di ottenere solo quell’elemento che racchiude tutti gli elementi, ricercare la loro ‘luce propria’ indipendentemente da quello che vedo illuminato, leggerli e rileggerli fino a comprenderne la natura di soggetto insita in essi”.

Valsecchi
#01118 Bologna, IT. 2018
Stampa: C-Print
Montaggio: Plexiglass with dibond
Dimensioni: cm 120 x 150

I ricordi di chi scrive allora corrono a Jonathan Guaitamacchi, 1997, e ai suoi paesaggi industriali con pennellate in bianco e nero su tele di grande formato all’interno delle ex Officine dei Gas di Bovisa AEM a Milano. Alle splendide immagini scattate da Francesco Radino, Piero Agostini e Luigi Bussolati, sempre in quell’area industriale che stava piano piano “spegnendosi”, con i suoi Gasometri e Officine ormai silenti di lavoro, di voci, di nomi e cartellini. Quei luoghi in cui un giorno Ermanno Olmi, che accompagnai grazie al comune amico Alessandro Calosci, volle ritornare. Perché davanti a quegli immensi gasometri, a quelle rotaie che attraversavano la fabbrica, a quel grande cancello in via Giampietrino nel quale entravano all’alba migliaia di operai, lui, ancora ragazzino, andava ad attendere suo padre che usciva. E quanto fosse importante (forse anche un gioco? No), alla stretta curva della via, raccogliere quei sassi duri, neri e lucidi che cadevano dai camion per la stufa di casa. Forse la grammatica e la poesia filmica di Olmi è nata proprio da ricordi di questi paesaggi.

#01120 Bologna, IT. 2018

Grande è allora il merito del Gruppo Hera e del suo presidente Tomaso Tommasi di Vignano per le fotografie e la mostra di Carlo Valsecchi e per aver “restituito” a Bologna il Gasometro M.A.N. n.3. Come ha ben scritto Barbero, grande è il senso della forza che questi luoghi portano con sé, perché sono “giganti dell’architettura della città e della società di cui si fanno portavoce”.

Anche attraverso l’arte, ci ha spiegato il presidente di Hera Tommasi, si può rappresentare lo spirito con il quale è sempre più necessario mettersi al servizio dei territori, dei cittadini e della cultura del nostro Paese. Perché ogni passato, credo abbia voluto dirci, è traccia viva del nostro presente ma anche del nostro futuro.

La mostra è visitabile gratuitamente. Il catalogo della mostra, a cura di Luca Massimo Barbero, è edito da Silvana Editoriale.

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