UN VIAGGIO COAST-TO-COAST IN VIA FERRANTI APORTI


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COME IN UN FILM, LA LUCE È PROTAGONISTA

A Milano, l’architetto David Rockwell – nato a Chigago, Illinois, e fondatore di Rockwell Group, studio d’architettura e design con sede New York, Madrid e Shanghai – ha progettato un sorprendente e colorato spazio in un caveau storico di via Ferrante Aporti 15, sotto la Stazione Centrale di Milano, ricreando una delle scene cinematografiche americane più iconiche, quella del film Diner (1982), commedia divertente e di successo di Baroly Levinson, ambientata a Baltimora negli anni Ottanta con uno sguardo alla cultura e alla vita dell’America degli anni Cinquanta. Per ricordarne la storia: degli amici di scuola che stanno crescendo, in una età in cui dovrebbero essere già cresciuti. Quando non saranno mai più così vicini – come scrisse il grande critico del Chicago Sun Times, Roger Ebert (Premio Pulitzer per la Critica nel 1975) – perché li attende un posto di lavoro o un matrimonio e “si aggrappano l’un l’altro per sicurezza, perché là fuori nel mondo reale, la responsabilità si annida e la responsabilità è scritta donna. Hanno dei piani, ma i loro piani non sono reali come i loro sogni”. Come ne I Vitelloni (1953), i personaggi che mirabilmente creò Fellini.

L’architetto americano ha sviluppato il progetto per Surface Media, con il supporto di Focus Lighting. Signify ha contribuito con soluzioni e sistemi d’ illuminazione installati e programmati dal proprio partner Arkilux, che ha scelto dispositivi Philips Color Kinetics PureStyle IntelliHue Powercore in grado di miscelare una gamma di canali cromatici RGBA LED, ottenendo sottili variazioni di colore per far risaltare la particolarità dell’innovativo spazio milanese. David Rockwell ha lavorato con il lighting designer Paul Gregory per valutare tutti i colori in ogni singolo punto, per garantire che l’aspetto, le sensazioni e le emozioni complessive dello spazio fossero perfette. Infine, utilizzando il controller Philips Color Kinetics Color iPlayer 3, l’illuminazione è stata pre-programmata per cambiare in diversi momenti della giornata creando un’atmosfera sempre unica. Di Gregory – studio a New York, lunga e salda amicizia con il grande e non più tra noi Jonathan Speirs – ricordiamo importanti progetti come la mostra Science Storms al Museum of Science and Industry di Chicago, il Frye Company nello storico quartiere SoHo di New York, il Times Square Toys ‘R’ Us di Manhattan e la passione e il talento per l’illuminazione teatrale acquisite frequentando la Goodman Theatre School dell’Art Institute of Chicago.

Ritornando al nostro viaggio “coast-to-coast” sull’onda del film Diner, in via Ferranti Aporti sono nati così quattro spazi distinti in perfetto stile anni ‘80: Roadside Diner, East Coast Luncheonette, Midwest Diner e West Coast Diner. Ambienti che fanno immergere i visitatori in un viaggio attraverso gli Stati Uniti, in cui potranno ordinare un caffè o una torta, o frullati serviti durante il pranzo come a New York, mentre una sezione centrale del locale è riservata ai commensali amanti del Midwest. Il retro, invece, offre uno spazio estetico più tropicale, tipico delle rilassanti lounge della West Coast. L’illuminazione all’ora di pranzo ha livelli più alti di luce e tinte bianche che donano al ristorante un aspetto elegante, mentre di sera si passa a uno schema di colori più saturi. Di notte, una dissolvenza incrociata multicolore favorisce il passaggio a un’atmosfera da discoteca.

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E poiché i nostri lettori amano la luce, cogliamo l’occasione per riportare alcune risposte o pensieri di Paul Gregory, tratte da una lontana intervista a cura di Silvia Barr per Mondo arc.

“I proprietari dei negozi e gli architetti sono responsabili per il design e l’uso dello spazio. Spetta al progettista dell’illuminazione rivelare la bellezza dello spazio e dei suoi contenuti

“Immagina la reazione emotiva di una persona alla bellezza che le circonda mentre si trova in una foresta con la luce che colpisce gli alberi e il suono di una cascata sullo sfondo. Ricorderanno sempre quell’immagine. È la stessa cosa con l’illuminazione dell’ambiente costruito: come contribuisce alle emozioni che gli utenti provano quando sperimentano l’esterno o l’interno di una struttura? Cosa vedranno? Cosa ricorderanno? Quando un’immagine è legata a un’emozione, rende il ricordo molto più forte.”

“La domanda è: come possiamo noi lighting designer contribuire a creare un progetto di successo creando emozioni? Quando l’architetto, l’interior designer, il proprietario e il lighting designer lavorano tutti insieme per creare un’unica sensazione nello spettatore. Questa è la ricetta per il successo… Con la luce, riveliamo – cioè, dipingiamo con la luce – ciò che l’osservatore alla fine vede”.

In Italia per la professione del lighting designer è così? O la strada è ancora lunga?  Rispondiamo che passi avanti ci sono stati, in particolare per progetti importanti di riqualificazione o valorizzazione del nostro prezioso patrimonio storico, monumentale e artistico, o per nuovi edifici o spazi affidati da grandi brand a prestigiosi nomi dell’architettura italiana e internazionale. Si potrà fare molto di più se si capirà che la cultura della luce si raggiunge, e soprattutto si manifesta ai nostri occhi con la sua bellezza, attraverso il dialogo e la collaborazione tra tutti i protagonisti. Solo così potrà esprimere un evidente valore aggiunto per il nostro Paese e il Made in Italy.

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