L’OMAGGIO DI MASSIMO UBERTI A GIULIO ROMANO


Massimo Uberti
Sforzinda photo © Paolo Bernini

BIENNALE DI LUCE, PALAZZO DUCALE, MANTOVA

Dal 21 luglio al 7 ottobre, in occasione della I Edizione della Biennale Light Art di Mantova, Massimo Uberti (1966), tra i più importanti artisti di light art, ha ideato un viaggio metaforico nel tempo e nello spazio, dal passato al presente, attraverso forme geometriche simboliche – come il cerchio –, linee rette e superfici “disegnate” con il neon, rigorosamente bianco, quale metafora oggettiva e artificiale di un vedere soggettivo.
A Palazzo Ducale, Uberti incastona “architetture luminose” che sarebbero piaciute a Brunelleschi e Palladio, che rispecchiano la sua concezione umanistica del mondo: forme uniche nell’oscurità che altrimenti resterebbero nelle tenebre, per rivelare lo spazio, l’architettura, l’ambiente interno ed esterno, pubblico e privato, della città, d’impatto straniante, silente, metafisico.

Omaggio a Giulio Romano
photo © Paolo Bernini

Nel monumentale complesso di Palazzo Ducale, Mantova si presenta con una importante mostra personale intitolata Belvedere: Omaggio a Giulio Romano, a cura di Vittorio Erlindo, comprensiva di quattro opere site specific da vedere più che da raccontare. Le sue opere sono ambivalenti, vivono in rapporto al luogo e paradossalmente sono autoreferenziali, immanenti, coniugando dinamica e immobilità insieme. Nel suo lavoro prevale la forma allegorica del cerchio, frequente nel Rinascimento, simbolo del sole, della luna e della perfezione, per tracciare orbite circolari che appaiono nell’oscurità e modificano la percezione dello spazio.
Nel Loggiato progettato da Giulio Romano su commissione dei Gonzaga, Uberti traccia una linea di luce lunga 50 metri, visibile anche dal lato opposto del lago. Nel loggiato a fianco, detto di Eleonora, l’artista interviene con tracce di luce più calde, morbide; dalle tonalità diverse dall’intervento precedente, suggerisce percorsi immaginari, con una scultura di forma ellittica realizzata con il neon, quale metafora dell’orbita terrestre, dall’energia luminosa, cosmica, per valorizzare l’aspetto astrale, l’essenza misteriosa del Cosmo.

Sforzinda è il suo codice distintivo: una imponente scultura luminosa di 27 metri che sovrasta il cortile della Cavallerizza, quale omaggio a Giulio Romano. Visibile dagli aerei in decollo o in atterraggio da/verso est, l’opera è suggerita da un ritratto dell’allievo di Raffaello Sanzio dipinto dall’amico Tiziano Vecellio e ospitato all’interno di Palazzo Te, dove lo si vede nell’atto di tenere tra le mani una mappa identica a Sforzinda, la città ideale disegnata da Filarete nel Trattato di architettura (1460-65). Uberti porta in superficie uno spazio dell’utopia, disegnato con il neon rigorosamente bianco, quale medium ideale tra citta del passato e quella contemporanea; declina in una forma pura la riflessione sul valore dell’architettura rinascimentale che poneva al centro dello spazio l’uomo, inventando nuove prospettive in bilico tra sogno e realtà.

Omaggio a Giulio Romano
photo © Massimo Uberti

Nel cortile della Cavallerizza, dopo essere intervenuto con sculture imponenti, l’artista aggiunge un’opera più intima, quasi “domestica”, ponendo fuori ciò che sta dentro, ovvero lo scrittoio luminoso ispirato a quello di Giulio Romano, con la sedia leggermente scostata: un’assenza che segna una presenza, dove idealmente l’artista potrebbe apparire e guardarci stupito, mentre noi lo immaginiamo nell’atto di alzarsi per ammirare Palazzo Ducale sotto un’altra luce, in cui gli spazi esterni e interni sono concepiti in successione scenografica, attraverso le opere di Massimo Uberti. Palazzo Ducale visto dall’esterno suggerisce prospettive plurime, incantevoli, proiezioni ideali, eclissi visionarie di un mondo migliore; dà forma a una speranza condivisa da chi guarda per immaginare uno spazio atteso, amato, sognato, di cui far parte.

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