ECOLIGHT, BUONI RISULTATI E NUOVE SFIDE


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All’indomani dell’assemblea generale di Ecolight e l’approvazione del bilancio 2017, il presidente del consorzio Walter Camarda invoca maggiori controlli per tutelare la qualità dei rifiuti e la filiera di gestione, e indica la strada affinché il sistema RAEE in Italia possa diventare ancora più virtuoso.
“Sono ancora molti gli aspetti sui quali possiamo migliorare: Ecolight, insieme agli altri sistemi collettivi costituiti dai produttori, ha fatto molto. Ancora di più è possibile fare per dare vita ad una vera economia circolare”.
Ecolight, ricordiamo, è stato costituito nel 2004, raccoglie oltre 1.700 aziende ed è stato il primo in Italia ad avere le certificazioni di qualità ISO 9001 e ISO 14001.

Rispondendo ad alcune domande, a margine dell’assemblea, Walter Camarda ha detto: “Il consorzio ha consolidato il proprio ruolo nel panorama nazionale, aprendosi a nuove sfide: ci siamo fatti promotori della creazione di un nuovo consorzio per la gestione dei rifiuti in polietilene, EcoPolietilene; inoltre, costituendo Ecolight Servizi, abbiamo voluto valorizzare le esperienze e le competenze maturate dal consorzio mettendole a disposizione delle aziende nella raccolta, consulenza e servizi dedicati ai rifiuti professionali”.
Qualche dato del 2017: sono state 24.000 le tonnellate di rifiuti elettronici gestite, con un incremento dei volumi di quasi il 6% rispetto al 2016. Oltre il 70% appartiene al raggruppamento R4, quindi piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo che più facilmente sfuggono ai corretti canali di raccolta. Evidenziamo inoltre che per Ecolight essere di supporto alla Distribuzione vuol dire essere presenti in ben 3.000 punti vendita!

Per il sistema Paese rimangono incertezze sui risultati raggiunti: infatti, anche per il 2017, l’Italia non ha raggiunto gli obiettivi europei, sebbene da Bruxelles il modello italiano venga riconosciuto virtuoso per l’aumento sostanziale e costante della raccolta. Va detto, però, che in Italia il sistema RAEE è diventato operativo solo nel 2008 e che, allora, le direttive europee, complicate e onerose nell’attuazione, certo non hanno aiutato, ma semmai spinto molti Paesi europei al rinvio dell’adozione completa. Ma i segnali di una profonda e vera svolta, quantomeno nella sensibilità dei cittadini e delle imprese, emerge sempre più e i risultati di questi anni di crescita fanno ben sperare anche nel nostro Paese.

Il presidente Camarda, alla domanda su come poter migliorare i tassi di raccolta, ha detto: “Serve un impegno maggiore sul fronte dei controlli: il fenomeno della cannibalizzazione dei rifiuti portati alle isole ecologiche e ai centri di raccolta penalizza i sistemi collettivi e tutta la filiera del riciclo. Inoltre ci sono ancora ampie zone grigie dove prospera una gestione parallela di questi rifiuti; gestione che opera al di fuori del sistema e senza il rispetto delle regole. Non ultimo, serve un maggiore impulso nella raccolta dei piccoli rifiuti elettronici (R4). Occorre fornire alla Distribuzione strumenti adeguati affinché possa assolvere nel migliore dei modi il compito di raccolta che le è stato assegnato”.

Per quanto riguarda l’azione di Ecolight, è delle scorse settimane lo sviluppo di un progetto con l’Università di Brescia e Stena Technoworld per migliorare il recupero della plastica contenuta nei RAEE. Si tratta di una quota importante da cui si possono ricavare apprezzabili quantitativi di materie prime seconde. Altresì, sul tema dell’adeguato trattamento dei rifiuti elettronici, il Consorzio ha aderito volontariamente al protocollo che punta, con la collaborazione degli impianti partner, a migliorare i livelli di recupero. Ma, come spiegano in Ecolight, “sì è in attesa del Decreto che possa regolamentare tutti i passaggi e diventare quindi norma da rispettare”.

Secondo a livello nazionale per quantità di immesso e il primo per numero di consorziati, Ecolight, come abbiamo scritto, raccoglie 1.700 aziende che hanno dunque anch’esse un ruolo e una responsabilità nella buona gestione e nel buon funzionamento dei RAEE. Spiega Camarda, “Il ruolo dei produttori è fondamentale, sono loro che, attraverso l’ecocontributo, sostengono tutta l’attività di raccolta e trattamento. Ci sono però due questioni che devono essere affrontate: da una parte ci sono ancora delle realtà che, pur chiamate a contribuire alla gestione dei RAEE, sfuggono ai loro obblighi, penalizzando di conseguenza i molti produttori e i distributori che invece responsabilmente partecipano. Non certo secondo, lo scoglio dell’open scope: l’ampliamento dei prodotti interessati dalla normativa RAEE, che entrerà in vigore dal prossimo agosto, impone che si faccia ulteriore chiarezza così da permettere ai produttori di muoversi correttamente ai fini di una maggiore tutela ambientale”.

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