JACOPO FOGGINI: ARTE, DESIGN E UNICITÀ


Jacopo Foggini
Vista notturna di Limbo

Preso letteralmente al volo tra un aereo e l’altro, l’artista di Torino internazionalmente noto Jacopo Foggini ci concede una breve intervista sul suo lavoro presente alla Milano Design Week 2018.

La sua installazione Limbo ha interpretato il tema “House in Motion” alla mostra evento della rivista Interni all’Università degli Studi di Milano e ha avuto veramente un grande successo: ci sono passate dentro più di 150.000 persone durante la settimana del Salone, che quest’anno ha avuto dei numeri eccezionali. Inoltre, lo Spazio Rossana Orlandi ha richiesto e ospitato una sua installazione che ha compreso una serie di pezzi unici dell’artista, fin dall’inizio innamorato “delle qualità estetiche e cromatiche del metacrilato, simile al vetro, ma incredibilmente leggero”. Jacopo Foggini sta lavorando a nuovi progetti in India, Stati Uniti, Hong Kong, Cina e Russia.

Jacopo Foggini
Vista diurna di Limbo

Ci racconta di Limbo all’Università Statale?
In occasione della mostra di Interni, credo sia già la mia decima occasione, associano i progettisti a delle aziende, con le quali poi realizzano delle installazioni. Quest’anno ho lavorato con Ferragamo che ha lanciato un nuovo profumo che si chiama AMO. Mi hanno chiesto di interpretare appunto questa fragranza, ma in totale libertà, con un gesto artistico senza presenza di logo, di profumi, di oggetti e tutto il resto. La mia idea, quindi, è stata quella di realizzare una grande nuvola all’interno del loggiato del primo piano superiore della Statale, lunga trenta metri e alta cinque per cinque di larghezza, nella quale il fruitore potesse passeggiare comodamente avendo un po’ quella sensazione che si prova quando sei in aereo. Penso a quando stai attraversando le nuvole per arrivare nella tua destinazione e guardi fuori dal finestrino e vedi tutti i paesaggi meravigliosi che siamo abituati a non guardare. Anche ieri, per esempio, mi è capitato di esserne affascinato; a volte rimango completamente rapito. Ho cercato quindi di dare forma a una specie di spruzzo di profumo, una nuvola nella quale entrare ed essere avvolti.

Un’immagine molto sognante, incantevole e anche luminosa…
Un’immagine poetica, nella quale appunto i fruitori potessero perdersi chiacchierando, camminando all’interno di questo grande oggetto. Naturalmente l’installazione aveva due tipi di vita diversa: durante il giorno si illuminava in controluce con la luce del sole, mentre di sera veniva illuminata tramite proiettori programmati con una sequenza, per cui si creava una sorta di pulsazione che ti dava l’idea appunto di entrare in un oggetto che era vivo, che si muoveva in qualche modo. La scelta del tipo di apparecchi e la programmazione è stata fatta con Marco Rizzuto, un lighting designer che mi segue da parecchi anni; erano delle teste mobili della Martin Professional per creare degli effetti e poi dei LED per l’illuminazione generale forniti da iGuzzini.

Foggini, l’ho sempre visto soprattutto in veste d’artista, quest’anno ha fatto un “atto da designer” come allo Spazio Orlandi?
Rimango in questo “limbo” che poi è il nome dell’installazione per Ferragamo, tra le due discipline: design e arte e continuo nella mia strada dell’unicità di tutto ciò che viene realizzato nel mio laboratorio. Rossana Orlandi mi ha chiesto di progettare una grande tenda nella quale sono stati tenuti speech con Google e con altri, per parlare del tema “Senso di Colpa” riferito al mare invaso dalla plastica e al riciclo della stessa. Lì ho presentato una nuova collezione di candelieri, Vertigo, molto moderni ma molto classici nello stesso tempo, nel senso che prendono ispirazione dal passato. Io non sono un amante del design contemporaneo, ma sono un amante di tutto ciò che è vecchio. Ho cercato di interpretare il candeliere con una chiave legata sia al passato che al futuro, per cui il materiale di cui è fatto sembra vetro ma è policarbonato lavorato a mano a 280 gradi, si creano dei pizzi che compongono il candeliere. Lo chiamo candeliere perché la parola lampadario non mi piace, però so che non è particolarmente corretta. Ho presentato anche la nuova collezione di vasi, li ho chiamati Soul, perché hanno un’anima, ho messo degli anni per riuscire a sintetizzare le mie idee per realizzarli e sono dei grandi cilindri materici molto pesanti di policarbonato, con un grande spessore, che riflettono la luce naturale o artificiale. Per questo i vasi erano presentati su tavoli luminosi.

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