LA LUCE DI LE CORBUSIER E CHARLOTTE PERRIAND


Le Corbusier
© Flore Chenaux

“L’architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce”. Qualsiasi architetto o semplice appassionato di architettura identifica immediatamente questa definizione/citazione con Le Corbusier, all’anagrafe Charles-Edouard Jeanneret-Gris (1887 – 1965), svizzero naturalizzato francese, Maestro dell’architettura del XX secolo.

Ed è a lui e alla straordinaria Charlotte Perriand – designer e architetto, storica collaboratrice troppo spesso dimenticata e messa in ombra dalla caratura di Charles-Edouard – che RBC, tra i più importanti gruppi di distribuzione di design in Francia ed Europa, fondato da Franck Argentin 30 anni fa, “dedica” l’apertura del nuovo showroom a Parigi. Lo fa con la mostra La Luce, ospitata dal 15 marzo al 4 maggio 2018 negli spazi progettati da Jean Nouvel e con la direzione artistica a cura dello studio italiano UNA (Valentina Folli, Margherita Paleari, Andrea Castelli)

Le Corbusier ha rivoluzionato il rapporto con la luce dell’architettura degli anni Venti e Trenta, introducendo finestre a nastro – le fenêtre en longuer, uno dei cinque principi dell’architettura teorizzati nel 1923 in Verso un’architettura, insieme ai pilotis, al toit terasse, al plan libre e alla façade libre – e brisesoleil a schermatura della radiazione solare. Proprio per non rinunciare a questo “sapiente gioco”, evidenzia Pierluigi Nicolin nel suo breve saggio sul piccolo ma esaustivo catalogo che accompagna la mostra, “egli tende a farci intendere il bagliore emanato dagli apparecchi di illuminazione in chiave pittorica come si trattasse di un sostituto della luce naturale proveniente da una finestra”. Le Corbusier non smetterà di disegnare degli apparecchi di illuminazione per accompagnare tutte le sue costruzioni, dall’umile Cabanon de Roquebrune-Cap-Martin alle costruzioni del Capitole de Chandigarh, ispirandosi da sistemi esistenti, che lui reputava perfetto risultato di un processo industriale, che poi adattava, trasformava, dipingeva. A questi aggiunge lampade disegnate appositamente per ogni singolo suo progetto, “sintesi delle arti maggiori”, vere e proprie lampade-scultura.

In mostra, oltre a documenti d’archivio, fotografie, disegni originali e bozzetti provenienti dagli archivi, le lampade Le Corbusier e Charlotte Perriand editate da Nemo con la Fondation Le Corbusier e gli Archives Charlotte Perriand. Oggetti pensati da architetti e non da designer, quindi in funzione e in simbiosi con gli spazi a cui erano destinati, e per questo fino ad ora rimasti lontani dal mercato. È importante sottolineare come quelle di Nemo non siano, infatti, riedizioni ma bensì reinterpretazioni, portate avanti su progetti e disegni dell’epoca e in stretta collaborazione con le due fondazioni, con la stessa idea di quello che è stato pensato 50 anni fa, rispettandone lo spirito ma allineandolo alle nuove tecnologie.

“È difficile – spiega la curatrice Valentina Folli – descrivere la ricchezza e lo spessore dei prodotti, progetti, idee che i due Maestri del design hanno creato o soltanto immaginato nel tempo di una vita. La qualità di queste idee è tale che talvolta basta una sezione, uno schizzo su un taccuino, per far rinascere dalla carta prodotti da subito maturi e corretti: come il Projecteur, uno spot nascosto sotto a una scocca di cemento, disegnato in vista laterale, senza nessun prototipo disponibile, eppure immediatamente funzionale e completo”.

Le Corbusier
© Flore Chenaux

Una preziosa occasione, quindi, per comprendere meglio il lavoro di ricerca e di progettazione sulla luce, tema tanto caro a questi due maestri. Non lampade senza tempo, ma bensì precise testimonianze dei tempi moderni, come sottolineato da Jean Nouvel stesso: “ciò che le rende moderne è la libertà con la quale creano spazi intimi, attraverso contrasti, emozioni, sorprese ed è questa peculiarità che ci fa dire: appartengono a questo luogo!”.