LEON JAKIMIČ


Lasvit

Come nasce Monster Cabaret?
I Mostri nascono durante una cena in Toscana, dopo qualche grappa, con Stephan Hamel, il nostro brand catalyst. La nostra vision è quella di essere tra i creatori di vetro più stimolanti. Volevamo un prodotto espressivo che potesse ispirare il mondo intero, qualcosa di significativo e di collezionabile. Ci siamo quindi chiesti: “Quale tipo di prodotto renderebbe la gente felice, con una filosofia dietro, in grado di far riflettere?”. Pensandoci, Stephan ha fatto notare come non tutti i mostri debbano essere per forza negativi. Potrebbero anche essere mostri di saggezza! Perché non creare, quindi, dei mostri in grado di rendere il mondo un luogo più pacifico? Ovviamente in vetro, che è tra i materiali più importanti per l’uomo, tanto bello quanto leggero. Volevamo mostri che fossero grandi e luminosi, e ovviamente abbiamo la nostra esperienza nella lavorazione del vetro. Abbiamo quindi lavorato su questo e sulla luce. Abbiamo avuto la fortuna di trovare questa location, il Teatro Gerolamo, un palcoscenico ideale per il Monster Cabaret. A Praga abbiamo questo patrimonio culturale del cabaret, che ci unisce a Vienna e a Berlino, inserendoci nella cultura centro europea. Questa è la ragione per cui ci presentiamo in questo modo.

Come è stato lavorare con Fabio Novembre?
Fabio è stato il primo designer con cui abbiamo collaborato, nel 2009. All’epoca, Fabio Novembre progettò per noi Bohemian Rhapsody, la nostra prima esposizione in zona Tortona. Fabio invitò Oki Sato di Nendo e Mathieu Lehanneur. Tre designer, ognuno con una grande installazione artistica in vetro, riflettevano sulla nostra tradizione boema che è fatta di creatività, libertà di spirito ed esplorazione di un qualcosa di diverso. Ogni 15 minuti, una extended version di Bohemian Rhapsody dei Queen animava la tenda nera contenente le installazioni di Fabio, Nendo e Mathieu. Quella è stata la nostra prima collaborazione; al nostro primo incontro Fabio si presento con una ventina di colleghi, quando mi attendevo un incontro a due. Per qualche anno non ci sono state altre collaborazioni, ma quando abbiamo iniziato a esplorare il tema dei mostri, volendo riconnetterci al nostro heritage, Fabio è stato una scelta naturale. Fabio è infatti parte del nostro brand, il designer della nostra prima esposizione. Penso che l’idea del mostro che vive dentro di noi sia molto potente. Un’occasione, per ogni artista o designer, per esprimere il proprio mostro interiore, liberarsi e diventare forse più pacifici. Penso che Toyboys, il mostro ispirato all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, sia molto significativo per Fabio, dato che è conosciuto per la sua sensualità, profondamente connessa all’umanità. Umanesimo e sensualità sono una cosa sola: penso che l’allestimento di Toyboys esprima proprio questo. Lavorare con Fabio è sempre molto divertente: è lui stesso un artista.

Progettare per Lasvit richiede più coraggio o più follia? O entrambi?
Il coraggio è uno dei valori al centro di Lasvit. La nostra cultura è fatta di collaborazione, passione, coraggio e libertà di spirito. Libertà tramite autodisciplina. Diamo molta libertà ai designer, ma solo perché questi sono in grado di darsi una disciplina e un controllo. Non so se sia necessario coraggio per lavorare con noi, ma di sicuro richiede fiducia nel potenziale futuro di quello che facciamo. Lasvit persegue sempre lo sviluppo, alla ricerca di qualcosa che non sia stato ancora fatto e innovativo. Il nostro direttore creativo Maxim Velčovský lo definisce come il processo delle 3 C: concept, context e craftsmanship. Quindi, diamo molta libertà di design e siamo eclettici, non siamo per una singola forma identificativa del brand. Deve esserci un concept forte – la prima C, l’originalità del progetto – e un contesto forte – la seconda C. Il designer deve essere rilevante per Lasvit, così come noi dobbiamo essere rilevanti per lui: è una relazione reciproca. Se fatto da qualcun altro, l’Uomo Vitruviano non avrebbe funzionato. Ma se è Fabio a farlo è rilevante, perché c’è un contesto tra la sua vita progettuale e l’oggetto. Craftsmanship, infine, nel senso che amiamo mettere alla prova i nostri artigiani. Non amiamo le cose che possono essere semplicemente prodotte da stampo, richiediamo sempre grandi capacità manuali. Per questo la Boemia è forte: abbiamo giovani che portano avanti un’arte antica, portando nuove idee. L’ispirazione è reciproca: il designer ispira l’artigiano, così come l’artigiano ispira il designer.

Cosa è la luce per Leon Jakimič?
La luce è la materia invisibile più importante al mondo. Il vetro è il medium attraverso cui vivere la luce in maniera tangibile. Ho recentemente letto un articolo su Atlantic.com in cui il vetro, inteso nei suoi usi più disparati, è definito come il materiale più importante nella storia del genere umano. Ma il vetro senza la luce è morto, e la luce è il mezzo con cui dargli vita. Per me vetro e luce sono una magnifica sinergia. Quando mi chiedono se Lasvit abbia più a che fare con la luce o con il vetro, la risposta è: “entrambi”. Crediamo nella bellezza del vetro, in quella della luce e nella loro armonia.

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