A Padova, in una tiepida mattina settembrina, la luce è tornata all’interno della Cappella degli Scrovegni, tra i capolavori dell’arte occidentale.
Affrescata da Giotto tra il 1303 e il 1305 su incarico di Enrico Scrovegni, la Cappella era originariamente collegata al palazzo di famiglia abbattuto nel 1827. Gli affreschi rivestono completamente gli interni della piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Carità: sulle pareti laterali si trovano le storie della Vergine e di Cristo assieme alle allegorie dei Vizi e delle Virtù, sulla controfacciata si trova un magnifico Giudizio Universale, mentre la volta è resa unica da un cielo blu profondo con stelle a otto punte che simboleggiano l’eternità.

Alla conferenza stampa, il sindaco, Sergio Giordano, ha evidenziato l’importanza dell’operazione: “Si tratta di un intervento ambizioso, che va a beneficio di tutta la comunità e dei cittadini del mondo. Gli affreschi di Giotto attraggono ogni anno oltre 300mila visitatori. La nuova illuminazione s’inserisce in un più vasto piano, che prevede tra le altre cose i restauri del Castello Carrarese e la valorizzazione della cinta muraria di Padova”.
Giusto aggiungere che Padova ha appena iniziato il suo percorso per diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La candidatura scommette sulla valorizzazione di Padua Urbs Picta, ovvero dell’insieme dei cicli pittorici trecenteschi, che racconta di un momento unico per la città veneta, fatto di fitti intrecci tra committenza e artisti, tra potere politico e potere religioso.

Ha spiegato l’assessore alla Cultura e al Turismo, Andrea Colasio: “Padova nel XIV secolo non solo è capitale artistica con Giotto, ma un grande snodo geopolitico a livello europeo. L’Ateneo dialoga con Oxford e la Sorbona; qui si colloca, secondo lo storico Le Goff, la nascita della tecnologia, con l’Astrario di Dondi Dell’Orologio. I Carraresi nel XIV secolo, a differenza di altre signorie dell’epoca, compresero l’importanza fondamentale delle politiche per la cultura chiamando in città i più grandi artisti dell’epoca. Guariento, che fa le schiere angeliche; Giusto de’ Menabuoi, chiamato al Battistero del Duomo; Avanzi, Altichiero… A Padova, nasce la pittura moderna, e la Cappella degli Scrovegni rappresenta una rottura da un punto di vista epistemologico, un punto di non ritorno: a Venezia in quegli anni siamo ancora all’iconografia bizantina”.

 

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