Dialogo con Alfonso Femia

di Maurizio De Caro

 

Ma è così importante la luce in architettura?
L’architettura è luce, è un connubio ricercato, elegante tra spazio e luce, un equilibrio magico, sospeso. Due danzatori sulla fune, nel vuoto. La luce costruisce mondi diversi ai nostri occhi, li illude, ci illude e ci gratifica la mente e il cuore.
Ogni spazio è sospeso nel cielo, è quasi subacqueo; l’architettura è luce, la luce è architettura.

Hai realizzato edifici molto diversi, per dimensioni e funzioni; tu, “architetto-costruttore”, hai “rubato” la competenza del lighting design, dando a quella ricerca la giusta collocazione, un ambito importante, particolare. Il particolare è importante per te; questa profonda ricerca della perfezione tecnica, quasi ossessiva d’altri tempi, è anche per la luce?
C’è tutto nella parola magica “materia”, nel senso della ricerca spasmodica, ignorante, erotica, eccessiva; c’è il contatto con la materia, medium empatico che ci permette di trasferire la luce attraverso un cursore nello spazio dell’architettura.
Non un metodo operativo ma romantico, azione appassionata. Luce, acqua, aria: il progetto ha bisogno di dettagli. Se ci spostiamo di campo semantico e pensiamo alla cucina, ingredienti anche molto lontani, apparentemente incompatibili, contraddittori, miscelati tra loro diventano un’idea di piatto, originale, perfetto.

 

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