“La mia idea di design? Di qualità e durevole”

di Margherita Pincioni

 

La cifra creativa di Matteo Zorzenoni è un mix di estetica, tradizione e tecnologie innovative; uno stile unico che si basa sullo studio dei materiali e sulla ricerca delle loro inaspettate potenzialità espressive e funzionali. Nascono, così, bicchieri in cemento, strutture in vetro o tavoli in metallo liquido, progetti creati con la massima qualità e curati in tutti i loro aspetti. Oggetti che sanno comunicare e che rendono l’utente felice di utilizzarli o anche solo di ammirarli.

Qual è il suo quotidiano rapporto con la luce?
Credo che la luce sia uno degli elementi più importanti che definiscono e personalizzano lo spazio nel quale si vive e si lavora; non amo frequentare ambienti illuminati male, detesto in particolare l’utilizzo di Led a luce fredda, dal tipico effetto bluastro, o ancor peggio quelli colorati. Preferisco un buon mix tra l’illuminazione naturale – ho una casa grande che prende luce a 360° tutto il giorno – e quella artificiale, grazie alle lampade che ho collezionato e disegnato. Sono convinto che la luce influisca molto sulle persone, più di quanto si possa immaginare.

In quale progetto lei ha affrontato con più originalità il tema della illuminazione?
Non ho un progetto che possa definirsi più “originale” rispetto ad altri; in tutti i lavori che affronto, cerco di inserire sempre qualcosa di nuovo. Sono molto legato a Heavy Light, uno dei primi corpi illuminanti che ho disegnato e che mi ha fatto comprendere quanto lavoro ci sia dietro la progettazione di una sola lampada. Heavy Light è ottenuta da un blocco di marmo pentelico, scavato con taglio a controllo numerico e poi rifinito manualmente; il risultato è una lampada dalle forme morbide con un frame di 5 mm dal quale fuoriesce la luce.

 

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