SCENOGRAFIE DI LUCE SUL GIARDINO DELLA MINERVA


Giardino della Minerva
© Comune di Salerno

A Salerno, fino al 22 gennaio, la manifestazione realizzata da IREN che illumina la città nel periodo natalizio, con le molte luminarie divise in 4 temi: MitoSognoTempo Natale. Novità di quest’ultima edizione è il nuovo e interessante progetto che valorizza con le luci l’antico Giardino della Minerva e le piccole e suggestive stradine attorno, merito del raffinato lavoro dello scenografo Sebastiano Romano – di cui abbiamo scritto l’estate scorsa per la Carmen di Bizet al Parco Archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia (Catanzaro) o per Il viaggio nel tempo a Rovereto – e di Mariella Di Rao.

Proiezioni e scenografie luminose creano visioni che raccontano la storia di questo luogo senza tempo e contribuiscono a valorizzarlo come eccellenza culturale. Il Giardino della Minerva, infatti, è il più antico giardino europeo dedicato alla coltivazione delle erbe medicinali. E qui la luce diventa l’elemento poetico che genera altre suggestioni, teatralizzando lo spazio e ricreando la stessa atmosfera e bellezza di uno spettacolo.
La Fontana della conchiglia è così illuminata in modo da esaltare la preziosa fattura architettonica; nel giardino, gli alberi posti al centro si colorano come fossero quinte di un palcoscenico e il muro che delimita la peschiera, con quattro colonne, si trasforma in un fondale dove si susseguono suggestivi effetti grafici ispirati all’acqua – un elemento che caratterizza fortemente il Giardino della Minerva – realizzati con proiettori motorizzati.

Giardino della Minerva
© Comune di Salerno

Sulla parete d’ingresso del museo, una video installazione: vediamo immagini in dissolvenza di antichi affreschi e momenti salienti della storia del luogo e dei suoi protagonisti. Brani musicali di Handel, Pachelbel e Vivaldi accompagnano il pubblico nel percorso.
Nelle vie attorno sono state create atmosfere luminose con proiettori motorizzati e fari a LED con cambio colore che disegnano effetti di luce in movimento e proiettano altre immagini storiche.
Il Giardino della Minerva si trova in una zona denominata nel Medioevo Plaium montis, a metà strada di un ideale percorso che si sviluppa lungo l‘asse degli Orti che dalla Villa comunale salgono verso il Castello di Arechi. Lì, Matteo Silvatico svolgeva attività didattica per mostrare agli allievi della Scuola Medica le piante con il loro nome e le loro caratteristiche.

A proposito di “Luci d’artista” di Salerno – definite da un critico d’arte su Napolidavivere “Luminarie gigantesche che diventano sempre più vere e proprie opere d’arte luminose” –, per capire cosa sono le vere Luci d’artista consigliamo una visita a Torino – con nomi come Mario Merz, Gilberto Zorio, Daniel Buren, Nicola De Maria, Michelangelo Pistoletto, Rebecca Horn, Domenico Luca Pannoli, Enrica Borghi, Richi Ferrero, Luigi Nervo, Luigi Stoisa, Giulio Paolini, Joseph Kosuth, Marco Gastini, Carlo Bernardini, Piero Gilardi e molti altri –, o anche solo a Como, per vedere la splendida e disorientante Casaluce dell’artista Massimo Uberti o l’interessante lavoro di Vikas Patil. Tutto questo senza dover andare fino ad Amsterdam o a New York!
Delfini, giraffe, renne, balene, leoni, alci, cervi illuminati o la ruota panoramica di 60 metri sono altro – e va bene, la fantasia prende vita con la luce, e ogni città ha un suo modo per presentarsi e comunicare cultura, storia e festa –, perché chiamarle luci d’artista quando sono invece attraentissime luminarie, di quelle che piacevano a Fellini o che abbiamo visto nei film degli anni Cinquanta e Sessanta illuminare piazze e strade di decine e decine di paesi o città in occasioni di feste patronali, per celebrare il proprio Santo protettore, e nelle festività natalizie. Tradizione che nasce da lontano, dalla convivenza di sacro e profano, di ricordi e di presente, di artigianato e di grandi maestri dell’arte delle parature. Insomma, dalla storia d’Italia! A ogni cosa il suo nome e il suo valore! Altrimenti dovremmo dare ragione a Sgarbi – e non la diamo –, che dice “Lo stato dell’arte è disperante… e lo è per colpa di nessuno, cioè per colpa del tempo”.

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