di Massimo Gozzi

Siamo stati a Praga, la città che ospita il Festival della luce Signal, quest’anno alla sua quinta edizione.
Il Festival della luce è il più importante evento culturale della Repubblica Ceca e offre ai visitatori un’avvincente commistione tra arte, ambiente urbano e tecnologie avanzate. Nei cinque anni della sua storia ha attratto nelle antiche vie di Praga ben 2 milioni di persone.
La manifestazione è una combinazione quasi unica tra attrazioni visuali artistiche in installazioni di qualità e livello internazionale. Un’occasione essenziale per chi vuole tenersi al passo dei più recenti progetti in questa branca dell’arte.
Organizzatori e finanziatori sono il Comune di Praga e il Ministero Ceco della Cultura, con la partnership di aziende commerciali.

Con le prime giornate autunnali e un ambiente caratterizzato dai colori variegati dei giardini della splendida e antica città Ceca, i tanti visitatori provenienti dalla Repubblica di cui è capitale e dall’estero hanno potuto godersi le 20 installazioni appositamente allestite da noti artisti provenienti da tutto il mondo, oltre a giovani locali.
Gli artisti, provenienti da dieci Paesi differenti, sono autentiche “star” nel loro settore, dove anche giovani talenti locali hanno trovato spazi adeguati di espressione nella apposita sezione “Signal Calling”. Alcuni nomi: Yann Nguema, Fred Pennelle e Yannick Jacquet, Kit Webster o Boris Vitázek.
Gli organizzatori, primo fra tutti il direttore del Festival Martin Pošta, hanno mostrato soddisfazione per il successo di una manifestazione tra le maggiori al mondo nel suo genere.

Due percorsi di visita

Quest’anno il Signal è stato articolato per la prima volta su due percorsi: uno nel quartiere Vinohrady e l’altro in centro città passando attraverso Kampa, un’isola artificiale formata da un braccio del fiume Moldava, la Città Vecchia e la Città Nuova. Obiettivo degli organizzatori era di liberare il centro storico da un affollamento di visitatori che si sarebbero inevitabilmente concentrati tutti lì, come accaduto negli anni passati. Questa innovazione ha centrato le aspettative: il percorso a Vinohrady, quartiere più decentrato perché si estende a est di piazza S.Venceslao, è stato accettato di buon grado dai visitatori e le vie dei distretti di Praga 2 e 3 sono risultati del tutto vivibili durante l’evento. Per molti visitatori poi è stata una opportunità quella di scoprire zone della città sconosciute ai più, se non ai residenti in Praga stessa.
D’altra parte anche il traffico di veicoli è stato contenuto per lo stesso motivo, pur riconoscendo che l’apporto degli efficientissimi mezzi pubblici di questa città è stato determinante; va da sé che il prossimo anno si continuerà con questa suddivisione, magari arricchita da itinerari in altri quartieri della Città.
La chiesa di Ludmilla, situata in Piazza Miru, ha ospitato l’arte del francese Yann Nguema, uno degli esponenti di maggior spicco del settore. Il suo lavoro Caryatyds dà l’impressione del movimento di migliaia di pietre, che l’artista muove grazie a un software sviluppato appositamente per questo lavoro in quattro anni. Le cinquantamila mattonelle che formano la facciata della chiesa di S. Ludmilla si sono così mosse dopo essere state mappate e movimentate con un effetto visibile nei filmati fatti per l’occasione.

Affascinanti proiezioni e installazioni interattive

Bella l’installazione chiamata Mécaniques Discursives, un’immagine che comprende in sé infinite immagini che gradualmente si incrociano e combinano tra loro in una sequenza che lascia impressionati. Gli artisti in questo caso sono Fred Penella e Yannick Jacquet, che guidano gli spettatori in un viaggio che va dal tempo di Gutemberg all’attuale mondo digitale: due epoche così differenti che sono, tuttavia, correlate nella presenza determinate della tecnologia. La gente presente ha avuto la possibilità di percorrere un tunnel lungo 35 metri che si mette in relazione con lo spazio, il tempo e le sensazioni. Invece, nell’installazione chiamata Beyond, prodotta dalla Società Ceca ROBE, i visitatori hanno potuto sperimentare i limiti e le possibilità dei loro sensi e delle loro emozioni.
Tentacoli di piovra fatti di luce e suoni sono stati presentati dalla installazione Octopus garden degli artisti tedeschi RaumZeitPiraten, occupando il giardino del monastero di Anežský klášter. Per questo lavoro artistico gli spettatori stessi potevano modificare i movimenti della piovra attraverso la loro stessa presenza.
Una novità di questa edizione è stata l’esposizione di installazioni in sequenza situate nel Palazzo Colloredo-Mansfeld, nella cappella del Klementinum, uno dei più grandi complessi architettonici d’Europa sorto tra la metà del XVI secolo e la metà del XVIII secolo, che hanno messo alla prova le possibilità dell’occhio umano.

Il pubblico e gli eventi collaterali

Il pubblico poteva assistere alle installazioni, davvero interessanti ed emozionanti, pagando un unico biglietto di 100 Corone (circa 4 euro).
Il Signal Festival è stato corredato da un seguito di eventi collaterali, tra i quali, in zona Centro Città, la possibilità di assistere a una lezione sulle nozioni fondamentali del linguaggio della luce, attraverso una esperienza interattiva all’interno del Samsung Story Cube, come anche di disegnare con la luce nel Canon Photo Hub.
La prossima edizione di Signal si terrà nei giorni dall’11 al 14 ottobre del 2018.

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