TIZIANO E LA PALA GOZZI A PALAZZO MARINO


Pala Gozzi

Palazzo Marino a Milano da dieci anni ospita dipinti sorprendenti di maestri del colore provenienti da importanti musei italiani ed esteri. Quest’anno, dal 5 dicembre 2017 al 14 gennaio 2018, nella sala Alessi del Comune vedremo la rivoluzionaria pala d’altare Sacra conversazione del 1520 di Tiziano, proveniente dalla pinacoteca civica Francesco Podesti di Ancona.

Di nuovo c’è che vedremo il retro dell’opera con la messa a fuoco di dettagli formali e compositivi schizzati da Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488-90, Venezia 1576), il “grande vecchio” della pittura veneta. Tra le teste raffigurate fa capolino il bozzetto preparatorio del Bambino Gesù ritratto nella pala Gozzi (dal nome del committente). “Lato B” a parte, è interessante l’allestimento ideato dall’architetto Corrado Anselmi, in dialogo con l’ambiente circostante, il video introduttivo, didattico ma necessario, e l’ambiente sopraelevato di circa 6 centimetri da terra che incanala lo sguardo dello spettatore, invitandolo a una immersione totale nell’opera per comprenderne meglio la composizione originale. Questo primo dipinto datato e firmato da Tiziano è illuminato ad arte da Francesco Murano, noto per la sua sensibilità spaziale e luministica, capace di fare emergere le opere dall’oscurità con luci LED di ultima generazione, valorizzandone sfumature e gradazioni cromatiche.

Una rampa discendente conduce lo spettatore di fronte all’opera, sorta di “imbuto” foderato di tessuto azzurro e luci radenti che “accendono” i colori. Il curatore della mostra Stefano Zuffi ha evidenziato l’originalità compositiva del dipinto, al di fuori dagli schemi architettonici e prospettici del Quattrocento. È sorprende l’apparizione della Madonna con in braccio il Bambino, fluttuante tra nuvole in movimento in un cielo infuocato dai colori del tramonto dall’atmosfera mistica, in cui Tiziano incomincia a sperimentare espedienti luministici destinati ad aver largo seguito nelle opere successive. Sotto di loro si distingue san Francesco di Assisi, a cui era dedicata la chiesa di Ancona, ritratto mentre mostra le stigmate a San Biagio. A destra compare, in ginocchio, il committente. Sullo sfondo si riconosce lo skyline del bacino di San Marco di Venezia, con il Palazzo Ducale e il celebre campanile, ed emoziona il ramo di fico svettante in controluce. Milano, nella scelta di questo capolavoro, intende manifestare la solidarietà alla città marchigiana impegnata in un non facile lavoro di raccolta, tutela e restauro delle opere d’arte provenienti dalle zone terremotate.

Pala Gozzi
Tiziano Vecellio, La Vergine con Bambino, San Francesco, San Biagio e il donatore Luigi Gozzi (Pala Gozzi), 1520
Olio su tavola cm 215×322
Ancona, Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”

Del pittore ufficiale della Repubblica veneta si sa praticamente tutto: dal 1515 Tiziano dichiara trionfalmente l’uso vibrante e caldo del tonalismo, dalla ricercata sensualità, come nel dipinto Amor Sacro e Amor Profano della Galleria Borghese di Roma e in altre opere del periodo successivo. Parlare di “tecnica di Tiziano” è improprio e vago, poiché in settant’anni di attività il maestro cadorino ha saputo variare profondamente il suo modo di dipingere, passando dalla maniera luminosa e tonale giovanile, come testimonia la pala Gozzi, alle pennellate grevi e “sporche” delle ultime tele. Quel che non muta, nel tempo, è però il senso del colore, l’elemento unificante in tutti i suoi dipinti come materia, essenza e forma che compone l’opera.

 

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