Musica, teatro e danza in un poetico luogo della memoria, di straordinaria suggestione paesaggistica e valore monumentale, sito d’eccellenza dell’intera area meridionale. Parliamo del Parco Archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia (Catanzaro), ma anche del Festival Armonie d’Arte, 17° edizione, ideato e diretto da Chiara Giordano. Un festival che cerca senso nell’armonia delle arti, agorà dello spirito nel segno della cultura e della bellezza come valore etico ed estetico, individuale e collettivo.
Il Parco, colonia magnogreca, romana, poi insediamento normanno in un vasto uliveto secolare, si trova su una collina che digrada al mare a 200 metri in linea d’aria dalla bianca spiaggia ionica, in territorio borgese contiguo a quello del capoluogo di regione, a 20 minuti da Lamezia Terme.

Sebastiano Romano
Parco Archeologico Scolacium

In scena, venerdì 4 agosto, la più famosa opera di Georges Bizet, Carmen, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, produzione Armonie d’Arte, affidata a un cast artistico diretto da Leonardo Quadrini, con progetto scenico e luci di Sebastiano Romano e installazioni scultoree di Gianfranco Meggiato. Occasione, ci spiega Chiara Giordano, “anche per riproporre un tema controverso: il rapporto tra amore e morte. Un tema che ha ispirato artisti e poeti di ogni tempo, stimolato la ricerca di filosofi e scienziati, ma che rappresenta anche un’emergenza sociale che vede drammaticamente protagonista la donna, senza differenze di popoli e contesti. Soprattutto quest’ultimo aspetto interessa al festival, che suggerisce una riflessione in merito a quanti magari si avvicinano a Carmen solo per la straordinaria valenza artistica, pagina tra le più preziose ed amate di tutto il repertorio lirico”.

Abbiamo chiesto a Sebastiano Romano di raccontarci il suo allestimento scenico e il ruolo che le luci avranno in Carmen, di cui ricordiamo l’allestimento di Ezio Frigerio nel 2014 per il Teatro alla Scala, al Teatro Arcimboldi di Milano: un’assolata architettura bianca come una spiaggia ionica, in contrasto alle drammatiche e luttuose divise nere delle sigaraie disegnate da Franca Squarciapino, e le splendide luci di Vinicio Cheli.

Spiega Romano: “L’allestimento a Scolacium ha una straordinaria forza evocativa che solo un luogo ricco di storia può generare. La cornice che avvolge gli interpreti dell’opera s’impernia sulle sculture dell’artista Meggiato (posizionate in modo da definire dei precisi luoghi deputati). Da questi elementi scaturisce l’idea di creare delle atmosfere luminose con luci di taglio e radenti sui materiali metallici scultorei e su i vari personaggi in scena, nell’intento di ricreare delle atmosfere pittoriche di gusto goyesco. Anche il muro della Basilica Bizantina, grandioso fondale del nostro spazio scenico, si anima, di volta in volta, con segni grafici luminosi generati da particolari proiettori motorizzati che scandiscono l’azione melodrammatica e amplificano il materiale scultoreo posizionate in scena. Nelle trame cellulari ingrandite in fascinosi patten ritroviamo l’ideale soggetto delle sculture: la dinamica della materia che dà vita a suggestivi labirinti plastici che inglobano un corpo sferico. Tutto questo ben si presta ad esaltare l’essenza dell’opera in cui la giovane Carmen, con la sua prorompente vitalità rifiuta ogni costrizione che la vorrebbe ingabbiata… è forse uno degli archetipi del femminile più moderno che dietro la sedimentazione oleografica nasconde una figura di grande attualità”.

I protagonisti e i costumi ?
“Nell’azione scenica i vari personaggi, che abbiamo voluto mantenere in costumi d’epoca (1820 circa, N.d.R.), vengono evocati da tre presenze: una donna e due uomini che si materializzano dalle sculture. La loro azione, ideata dal giovane e geniale coreografo Filippo Stabile, vuole generare un trasversale elemento di narrazione che tende sempre a sottolineare il tema principale dell’opera: la libertà è l’essenza della nostra vita e la passione che ci porta ad amare è sacra ma nulla deve costringere a trasformare la passione in tragica costrizione che rapidamente conduce nell’abisso omicida”.

A Sebastiano Romano, parlando di Carmen, ricordo la sua scenografia e le luci nell’opera Insignifidanza, con la regia di Edoardo Siravo e Rosario Amato, sempre a Scolacium (2015). Una spendida opera prima di danza e parole con Vanessa Gravina e Giovanni Carta di cui rivivo il denso e forte movimento dei corpi in scena (coreografia di Filippo Stabile), i dialoghi, le raffinate suggestioni di luce.
Il suo, allora, è un ritorno?
“Il ritorno a Scolacium dopo gli allestimenti realizzati nel 2015 e in particolare dopo quello di Insignifidanza è un ritorno voluto dalla direttrice artistica Chiara Giordano che mi ha chiesto di applicare quel particolare lavoro di suggestione scenica alla produzione di Carmen. Infatti mettere insieme tutti questi elementi – le sculture, i personaggi in costume, l’azione coreografica – richiede una sapiente alchimia che faccia venire fuori una suggestione emozionale in cui la musica ha il ruolo principale. Dunque il mio compito sarà quello di veicolare il messaggio cardine dell’opera creando un suggestivo progetto scenico”.

Le sculture di Meggiato saranno protagoniste non solo nel Parco archeologico Scolacium per la Carmen, ma anche nella mostra Il giardino delle muse silenti, visitabile fino al 1° ottobre nei musei Musmi e Marca di Catanzaro. Si potranno vedere Verso la libertà, scultura in metallo e resina lunga 4 metri, e Sirio, una grande sfera bianca al centro della chiesa abaziale normanna di Solacium. Al Parco di Catanzaro la sua opera principale Il mio pensiero libero, preziosa occasione per ammirare sculture realizzate qui da altri grandi artisti internazionali come Tony Gragg, Michelangelo Pistoletto, Davin Buren, Mauro Staccioli, Mimmo Paladino, Denis Oppenheim.

Se è vero che le persone e la musica possiedono la capacità di trasformare i luoghi, ha spiegato Chiara Giordano in occasione della conferenza stampa al Piccolo Teatro di Milano presso il Chiostro dedicato a Nina Vinchi, con altri ospiti e protagonisti del Festival, tra cui Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, e Marina Messina, direttrice Area Spettacolo del Comune di Milano, “il Festival ha sempre assecondato il fascino archetipico del parco archeologico, aggiungendo valore contemporaneo con un’attività intensa attraverso musica, teatro, danza e molto altro ancora […] Molte delle sfide iniziali sono state centrate, dall’identità del festival con uno dei siti archeologici più importanti d’Italia, alla capacità di esprimere un brand culturale, al networking con altre realtà del sistema culturale nazionale ed internazionale; programmazioni che hanno incontrato un consenso sempre più unanime e crescente da parte del pubblico, oltre al gradimento degli artisti coinvolti”.

Come testimoniano le presenze al Festival nel corso degli anni e le parole incoraggianti di Riccardo Muti, Zubin Mehta, Svetlana Zacharova, Stefano Bollani, Uto Ughi e di altri grandi artisti come Lorin Mazel, “qui l’ispirazione artistica vola molto oltre gli alberi e verso il cielo e grazie alle persone che rendono possibile tutto questo […] un festival in questo luogo è per sempre”. O come disse il grandissimo Wynton Marsalis, che con Blood on the Fields, un’opera lunga incisa su ben tre CD, vinse il Premio Pulitzer nel 1997 fino ad allora mai concesso ad un musicista jazz: “Lo sapevo che l’Italia è una nazione di Cultura, ma suonare in un parco archeologico come Scolacium è qualcosa che non avevo mai provato prima nella mia vita… spero di essere invitato anche nei prossimi anni”.

Tra gli eventi del Festival, segnaliamo altri avvincenti appuntamenti: da quello teatrale dedicato alla figura di Pitagora, a cura dell’artista milanese Andrea Mazzacavallo, con un lavoro realizzato in stretta collaborazione con il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano dal titolo “Pitagora Box, il lato comico di una tragedia annunciata (martedi 9 agosto, ore 22.00), al sound internazionale del 27 agosto, ore 22.00, con il violino Stradivari o Guadagnini di David Garrett e il pianoforte di Julien Quentin.
Serate certamente straordinarie!