Un viaggio esperienziale per Villa Adriana in tre tappe


Villa Adriana
Vista complessiva dell'intervento

PAESAGGIO EFFIMERO: Scenografie luminose a Villa Adriana

Tesi di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica di Vanessa Guzzini

 

Il visibile dice molto in fretta ciò che ha da dire. È la parola che è condannata ad un lungo indugiare. Ma il visibile è occulto, comunque. Bisogna continuare a impararla l’arte del vedere, del guardareVittorio Storaro

Come per il teatro, la luce visualizza una narrazione, produce sensazioni diverse facendo scaturire un equilibrio tra i diversi elementi scenici.  Questa applicazione ‘’altra’’ può suggerire spazi, usi e crea una sintesi tra luogo, ritmo, pulsioni e funzione. Le tre dimensioni classiche dello spazio, vengono quindi affiancate dalla quarta insita nella luce, ovvero quella psicologica ed emozionale.

La luce infatti comincia ora ad essere considerata comunicazione, quindi appunto linguaggio. È proprio in questo elevarsi dalla semiotica alla semantica che la luce, caricandosi di significato, si fa vero e proprio atto di comunicazione alta, dove questa coincide con la comunicazione artistica, motivo per cui è d’obbligo riconoscere alla luce un valore di natura fortemente culturale. Dunque la luce è segno idoneo alla trasmissione di quell’universo di emozioni, sensazioni, vibrazioni, pensieri, trasalimenti, che costituiscono la peculiare dimensione dell’arte, in particolare di architettura, urbanistica e video-arte o arte elettronica.

La luce deve così parlare con il suo specifico linguaggio, edificando demiurgicamente (attraverso il demiurgico progettista) una realtà, che può essere anche nuova rispetto a quella diurna, dove le materialità e le spiritualità degli individui si manifestino e si espandano in rapporti sintonici con gli spazi fisici.
Nel caso in cui essa vada a interferire con delle preesistenze, è naturale che alla luce non possa essere concessa un’azione linguistica totalmente inventiva e ridisegnatrice di realtà nuove, limitandola ad assolvere un compito interpretativo e sottolineatorio di altre forme linguistiche già espresse e sedimentate. Ben diverso è il caso in cui si chiede alla luce di farsi racconto di architettura, di instaurare un rapporto interattivo con lo spettatore, di comunicare poeticamente mediante un alfabeto di segni afferenti ad un abaco tutto nuovo. È questo il metodo che richiede ancor più sensibilità per il contesto, nonché per il tempo passato e presente in cui si va ad operare, poiché ogni racconto lascia dietro di sé una scia di impressioni ed emozioni che alimentano anche le possibilità conoscitive del futuro.

 

L’installazione si articola su più livelli di approfondimento, a seconda della volontà specifica del visitatore. Narra in primis tramite differenti tipologie di segni luminosi la storia della vita, delle passioni e riflessioni dell’imperatore Adriano, ispirate alla trascrizione che Marguerite Yourcenar ne fa nel suo Memorie di Adriano.  Il posizionamento delle sorgenti di luce ­– o potremmo intenderlo come metodo di impaginazione del racconto – non è casuale, ma studiato per evidenziare caratteristiche della forma architettonica della struttura su cui si inseriscono o centri geometrici di elementi rilevanti per la definizione degli allineamenti delle diverse parti della Villa.

TAPPA 1

Il visitatore giunto al Pecile viene invitato a scaricare l’applicazione connessa all’installazione o dotato di un dispositivo elettronico già predisposto. Passata la soglia del muro viene sorpreso dalla proiezione di parole chiave al centro dello specchio d’acqua. Esse saranno utili a capire il senso del viaggio che si accinge ad intraprendere.
Un bagliore proveniente dal Ninfeo-Stadio attira la sua attenzione e presenta quello che sarà in tutte le tappe successive il segnale dello spostamento della scenografia luminosa da un punto all’altro della Villa, quindi la necessità di un cambio di angolazione dello sguardo. Ogni scena è legata ad uno specifico passo del libro ‘’Memorie di Adriano’’ di Marguerite Yourcenar.
La narrazione inizia in lontananza rispetto alla posizione dello spettatore ed è incentrata sui mezzi che l’imperatore Adriano pone a fondamenta della sua conoscenza del mondo e dello sviluppo della sua identità di giovane uomo, corrispondenti ai centri geometrici degli edifici o di parti di esso, punti nevralgici per la definizione di allineamenti e giaciture generali del sistema della Villa.
Il velo del dubbio, riproposto come pareti di luce blu, viene squarciato tramite il continuo applicarsi nello studio, simboleggiato da fasci ordinati disposti a semicerchio a ricalcare il profilo dell’esedra da cui in origine sgorgava l’acqua che alimentava le vasche del Ninfeo. Essi si alternano l’un l’altro in un infinito gioco di richiami.
Al termine del capitolo narrativo un fascio denso e stretto si piega a suggerire il posizionamento di quello successivo, scena riproposta alla fine di ogni tema trattato.

TAPPA 2

Giunto quindi sulla cima della struttura posizionata al Pretorio, che va ad occupare la volumetria in origine saturata probabilmente da un colonnato o da uno spazio aperto e che innalza il punto di vista fino a scoprire la visuale al di sopra delle chiome degli alberi, lo spettatore è indotto a concentrarsi prima su un punto in lontananza (Roccabruna), poi su uno appena al di sotto della struttura su cui si trova (Grandi Terme). La quota superiore è organizzata da sedute che selezionano l’angolo visivo su cui egli dovrà concentrarsi.

Durante questa seconda tappa si passa all’esposizione degli studi, delle passioni e dei numerosi viaggi di Adriano. Astronomia, matematica, medicina, arte, navigazione, relazioni tra culture sono i principali protagonisti delle scene in cui un vortice di cristalli prima e una danza di fasci stretti subito dopo descrivono la complessità di interessi coltivati dall’imperatore.
Man mano che la narrazione si avvicina al visitatore l’attenzione si sposta verso la descrizione di quella che viene definita dalla Yourcenar la ‘’tomba dei viaggi’’, luogo ove ritrovare la sintesi delle esperienze vissute in lungo e in largo per il Mediterraneo.
La luce qui ha sia una funzione poetico-narrativa che una funzione rievocativa di profili, volumi ed elementi architettonici non più percepibili visivamente.

TAPPA 3

Nell’ultima esperienza luminosa lo sguardo è stimolato a rivolgersi verso punti sempre diversi a 360° intorno alla posizione del visitatore, invitato a salire su una struttura che occupa il vuoto interno della caserma dei vigili.
La narrazione qui si fa introspettiva e coinvolge gli edifici più rappresentativi della Villa.
La scenografia parte dalla Peschiera, dove un bagliore cattura l’attenzione per poi evidenziare i profili principali del Palazzo d’Inverno, a simboleggiare la lenta evoluzione dell’anima, complessa come la composizione delle città, costruite e ricostruite spesso dall’imperatore.
Ricordi e pensieri affollano in vecchiaia la mente dell’imperatore: una distesa di onde luminose su Piazza d’Oro suggerisce la sorgente presso cui trovare giovamento.
Una danza di colonne di luce disposte in maniera circolare all’interno del Teatro Marittimo identifica implicitamente un unico centro della composizione, l’io dell’imperatore che qui era solito meditare in solitudine.
Il suo cuore pulsante viene poi rappresentato con un bagliore diffuso che coinvolge tutti gli edifici toccati dalla narrazione, simbolo dell’anima di Adriano e contemporaneamente della Villa che si fa luce e, tramite altissime colonne di luce, raggiunge di nuovo il cielo tenendolo per un attimo connesso alla dimensione terrena.

Testi, immagini e video tratti da:

PAESAGGIO EFFIMERO
Scenografie luminose a Villa Adriana

Tesi di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica di Vanessa Guzzini

Relatore: Prof. Arch. P. F. Caliari
Correlatore: Arch. S. Ossola

Scuola di Architettura, Urbanistica, Ingegneria delle costruzioni
Politecnico di Milano
A.A. 2015/16

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