GLI ORTI IPOGEI DI NAPOLI VIVONO DI LUCE


Orti ipogei

Il sottosuolo di Napoli è da sempre legato a doppio filo con l’evoluzione della città; nel corso dei secoli è stato utilizzato per le sepolture, per la realizzazione di una complessa rete di acquedotti e per sfuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi continua ad essere parte integrante della città in quanto meta di escursioni turistiche ma anche come luogo in cui c’è “vita”. Infatti, a 35 metri di profondità si trovano i primi Orti Ipogei al mondo.

Il progetto sviluppato dall’Associazione Napoli Sotterranea nasce alla vigilia di Expo 2015 Milano, dedicato all’alimentazione, ma affonda le sue radici nel 1988, quando la Regione Campania, l’Università Federico II e l’Agip diedero vita al Laboratorio internazionale Napoli Sotterranea. Sette architetti italiani e stranieri furono invitati a formulare delle proposte per il riutilizzo dei sotterranei con la conseguente valorizzazione del patrimonio culturale della città; tra questi progetti ricordiamo quello di Carlo Aymonino, che prevedeva la realizzazione di un museo sotterraneo, quello di Paolo Portoghesi, con l’ideazione di un percorso ludico espositivo, e quello di Aldo Rossi, con l’utilizzo di un percorso già tracciato dai Romani per unire il centro storico e quello commerciale (Piazza dei Martiri). Il progetto vincitore di Marco Zanuso prevedeva invece la realizzazione di serre sotterranee: le piante avrebbero ricavato l’acqua necessaria alla loro sopravvivenza dall’umidità presente nell’aria e nel terreno, mentre attraverso la riapertura dei pozzi e munendoli di guglie specchiate si sarebbe assicurata la penetrazione della luce solare nel sottosuolo. Il progetto non venne mai realizzato, ma ha fornito l’ispirazione per la nascita nel 2015 degli Orti Ipogei di Napoli.

Tra le piante selezionate per essere coltivate sottoterra vi sono erbe aromatiche quali il basilico, il prezzemolo, il rosmarino, ma anche frutti come le fragole o il melograno o la pianta da cui derivano le bacche di Goji. La crescita di queste piccole coltivazioni è resa possibile dalle particolari condizioni di umidità dell’aria e del terreno, che eliminano quasi del tutto l’esigenza di innaffiare le piante. La luce solare viene sostituita da speciali lampade al magnesio, a luce fredda, che vengono accese ogni giorno dalle 6 alle 20. Tali lampade permettono la trasformazione, da parte delle piante, delle molecole di anidride carbonica e di acqua in glucosio e la conseguente generazione di ossigeno.

Gli Orti Ipogei sono aperti al pubblico e hanno attirato l’interesse non solo di visitatori provenienti da tutto il mondo ma anche di ricercatori universitari che li utilizzano per la ricerca scientifica. Tra gli organismi nazionali e internazionali che seguono lo sviluppo degli studi sugli Orti Ipogei di Napoli Sotterranea figura anche la Nasa, in quanto essi si collegano alla necessità di individuare le modalità di sostentamento di possibili insediamenti umani al di fuori del pianeta terra.

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