GIUSEPPE DI IORIO. QUANDO LA LUCE SI METTE ALL’OPERA


Giuseppe di Iorio
Morgen und Abend, Royal Opera House, Covent Garden, London (photo © Clive Barda)

Le orchestrazioni illuminanti di Giuseppe di Iorio: in Morgen und Abend nascita e morte coincidono nella luce

 

Il prossimo 29 aprile alla Deutsche Oper Berlin va in scena Morgen und Abend, una coproduzione del teatro tedesco e della Royal Opera House di Londra, dalla novella dello scrittore norvegese Jon Fosse. L’opera è musicata da Georg Friedrich Haas – le cui composizioni microtonali vibrano tra la micropolifonia di György Ligeti ed il minimalismo sacro di Arvo Pärt – e diretta da uno dei maggiori artefici della modernizzazione di questa forma d’arte, l’inglese Graham Vick, fondatore nel 1987 della Birmingham Opera Company.
A firmare l’illuminazione di molte delle messe in scena del regista inglese da 11 anni a questa parte, è il lighting designer italiano Giuseppe di Iorio. Lo incontriamo al Teatro Massimo di Palermo, impegnato con l’ultimo capitolo della tetralogia L’anello del Nibelungo di Richard Wagner: Götterdämmerung – Il crepuscolo degli dei.

Ci racconta come incontra l’opera moderna
Pura casualità! Appena arrivato a Londra a diciott’anni, con due amiche proponemmo uno spettacolo completamente organizzato da noi ad un teatro di new writing: la nostra storia di giovani bisessuali nella capitale britannica, dove all’epoca, o eri straight o eri gay. Fui io a curare le luci. La sera della prima, a fine spettacolo, venne un uomo a complimentarsi per l’illuminazione, però senza presentarsi. Qualche mese più tardi iniziai a lavorare come trovarobe al Covent Garden. Arrivò una produzione del Teatro Mariinsky, Fiery Angel, con le luci di Steve Whitson: scoprii così che quella sera ero stato avvicinato e notato proprio dal grande lighting designer newyorkese. Questo fu il primo episodio che mi spinse a riflettere: mi ero molto divertito a curare quella parte dello spettacolo ed all’epoca Londra pullulava di teatri. Continuai nei teatri off e mi iscrissi al corso di direzione di scena della Guildhall School of Music Drama. Con tre sale, la più grande delle quali da 600 posti, corsi per musicisti, attori e danzatori, la scuola offriva una formazione all’interno di un teatro che funzionava davvero, consentendo d’impratichirsi in ogni campo della produzione teatrale, a stretto contatto con professionisti veri. Questa organizzazione prettamente pratica della scuola inglese sta arrivando solo ora in Italia, con le accademie teatrali.
Nell’ultimo spettacolo alla Guildhall misi le luci per Inga Levant, già assistente di David Alden, David Fielding e David Pountney, il grande “triumvirato dei David” degli anni Ottanta a Londra. Lì molti dei grossi nomi in circolazione videro il mio lavoro. Se avessi voluto contattarli io uno per uno, non sarebbero bastati anni! In seguito, con La vera storia di Luciano Berio, il mio nome fu finalmente associato alla musica moderna. Ho lavorato poi con Mark Anthony Turnage e i National Opera Studio, grazie ai quali ho conosciuto l’Opera come arte viva, che non si fossilizza nella tradizione.

 

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