IL GIOIELLO ITALIANO DEL XX SECOLO IN LUCE


Museo Poldi Pezzoli

Una splendida mostra al Poldi Pezzoli

Dal 24 novembre 2016 al 20 marzo 2017, la casa museo di via Manzoni a Milano presenta la storia della gioielleria italiana del XX secolo e dei suoi protagonisti, attraverso l’esposizione di più di 150 opere riunite in una curatissima mostra: un omaggio al saper fare artigianale italiano o del “made in Italy”.
A cura della storica del gioiello Melissa Gabardi e del Museo Poldi Pezzoli, racconta, per la prima volta, lo scenario della produzione italiana del ‘900, ripercorrendone l’evoluzione attraverso sezioni cronologiche dedicate al Neostoricismo, al Liberty, all’Art Déco, alla produzione dagli Anni Trenta ai Cinquanta, fino ad arrivare agli anni Novanta.

Le ricerche di archivio condotte dalla Gabardi hanno messo in luce le eccellenze tecniche del made in Italy e la perfetta organizzazione del lavoro nelle botteghe orafe; hanno inoltre permesso di ricostruire la storia dei gioiellieri italiani, spesso attivi in vere e proprie imprese famigliari giunte oggi alla terza o alla quarta generazione.

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Vedrete sotto i vostri occhi immagini di tiare e diademi, collane ombelicali, anelli, bracciali, spille e orecchini, realizzati dai grandi nomi dell’oreficeria italiana: dallo splendore dei monili di Mario e di Gianmaria Buccellati, alle creazioni del milanese Alfredo Ravasco (con alcune opere esposte per la prima volta al pubblico), del genovese Filippo Chiappe, dei torinesi Musy, del romano Petochi al neoarcheologismo di Codognato. Gioielli degli anni ‘40 di grandi firme come Cusi, Chantecler e Illario, condizionati nella scelta dei materiali dalle vicende di guerra; lavori di Mario Masenza in collaborazione con pittori e scultori come Afro e Cannilla o Arnaldo e Giò Pomodoro.
Gli anni ‘60 e ‘70 con la nascita dello stile di Bulgari, che sfida la supremazia dei grandi gioiellieri francesi influenzando il gusto internazionale. Gli anni ‘80 e ‘90 con il successo del “made in Italy”, dei gioielli da portare dal mattino alla sera, come le creazioni di Pomellato, Giò Caroli e Rivière.
Una sezione che sorprenderà è dedicata alla produzione di gioielli realizzati per gli eventi scaligeri e indossati sia dalle artiste che dalle rappresentanti dall’alta società milanese e italiana che si mostravano in pubblico con magnifiche toilettes e superbe parures: una vera e propria parata del lusso, tipica del secondo dopoguerra.

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Una grande mostra quella al Museo Poldi Pezzoli, diretto con raffinato talento da Annalisa Zanchi. Una mostra che intende dimostrare come la storia della gioielleria e dei gioiellieri italiani del XX secolo si snodi attraverso un importante percorso: se nella prima metà del ‘900, infatti, la creatività italiana ha tratto sovente spunto da quella francese, a partire dalla seconda metà del secolo scorso ha scelto – grazie alle capacità tecniche e creative assolutamente geniali e innovative di alcuni grandi gioiellieri – un percorso autonomo, diventando punto di riferimento della produzione orafa internazionale, decretando così la nascita del “made in Italy”. Una storia “luminosa” come quella del design o della luce italiana, o della moda, per citare solo alcuni altri comparti manifatturieri.
Forse anche per questo, per la seconda volta (dopo la mostra dedicata ai Macchiaioli), il progetto di allestimento è stato affidato a una giovane laureata in Interior Design presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano: Berfu Bengisu Gören, vincitrice di un concorso a chiamata appositamente istituito per l’occasione sotto l’egida del bravissimo Beppe Finessi. Così come il progetto dell’illuminazione particolarmente curato e raffinato è a cura dello studio Ferrara Palladino lightscape. Altresì, con il contributo di Gian Luca Bauzano, Stefano Papi e di James Rivière – allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia della Lombardia – sono visualizzati con particolare cura, attraverso dei video, le tecniche e la narrazione del gusto dei vari periodi del ‘900. L’elegante progetto grafico della mostra è di Salvatore Gregorietti.
Una considerazione, in chiusura e a fronte di alcune mostre che vediamo per l’Italia: una mostra è superba quando tutto attorno concorre a renderla tale! Anche l’allestimento, la luce, la grafica.

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