“Artissima 23”: Ciak si gira!


Torino, capitale dell’arte contemporanea italiana, è stata nuovamente al centro del mondo in occasione di Artissima (dal 4 al 6 novembre, alla Oval del Lingotto, 20 mila mq di esposizione), la fiera più amata, attesa e criticata (nel bene e nel male) da un pubblico globale – come dimostrato, anche quest’anno, dagli oltre 50.000 visitatori.

Sara Cosulich, giunta al suo quinto e ultimo mandato, ha creato un modello curatoriale vincente, puntando sul lavoro di squadra, sulla complicità e connessione con il territorio, le istituzioni museali e culturali della città.

La fiera ha presentato numerose gallerie emergenti nella sezione Present and Future e Back to the Future, incentrata sulla valorizzazione di artisti attivi tra il 1970 e l’89. “Una sezione sofisticata dove si può osservare come certi linguaggi artistici siano stati ripresi nella contemporaneità. Un punto d’incontro fra collezionisti affezionati al moderno e giovani in cerca di riferimenti per l’arte di oggi”, ha detto Sara Cosulich.

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Artissima 2016 © Perottino/Alfero/Tardito
Artissima, oltre a produrre un indotto di oltre 4 milioni di euro nelle casse di Torino, catalizza l’attenzione di altri linguaggi del presente, perfino del design con Operae Fiera del Design Indipendente, un evento che innesca rapporti di scambio tra arte e design e il Gif Art, diffuso dal web (con le sue immagini digitali lenticolari), il primo festival internazionale di “massa”.

Artissima, definita dalla curatrice “Una fiera dello sguardo anticipatore”, quest’anno ha puntato sulla qualità con la proposta di “Dialogue” – la nuova sezione dedicata a stand con un massimo di tre artisti, le cui opere sono messe in relazione tra loro secondo un progetto ideato dalla galleria – e con nuove gallerie straniere emergenti nella sezione “New Entries”.

Sono state circa 200 le gallerie provenienti da 34 Paesi – tra queste si segnalano in particolare le gallerie cinesi, dei paesi dell‘America latina e della Turchia – che hanno permesso a un pubblico curioso, non solo di collezionisti, galleristi o critici, di viaggiare intorno all’arte sempre più transculturale, globale e locale insieme, in cui i materiali spesso diventano materia culturale, sociale e antropologica del fare arte all’insegna della libertà espressiva.
7 i premi consegnati.

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Josh Kline, “Unemployment” ( alla 47 Canal, New York, 2016)
A Torino, il nuovo si annuncia carico di aspettative, favorito da un clima vivace con mostre ardite come quella di Josh Kline, dal titolo Unemployment” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (dal 4/11 al 29/01/2017): un lavoro complesso, che indaga con sguardo critico scenari inquietanti della disoccupazione creata dall’automazione industriale, dove uomini e rifiuti fanno la stessa fine.

All’Archivio Salvo la mostra di Jonathan Monk; al Planetario di Torino e Palazzo Madama troviamo un poetico intervento di Grazia Toderi, artista italiana di arti visive di fama internazionale e quello dello scrittore Orhan Pamuk, basato su una narrazione ispirata alle stelle.

Quest’anno il progetto più coraggioso decolla sulle ali di un aereo con Flying Home di Thomas Bayrle (con l’elaborazione di un progetto già presentato a Documenta, realizzato nel 1980 per Lufthansa), ospitato nella zona ritiro bagagli allo scalo di Caselle, dove, oltre alle valigie, arriva la leggerissima profondità dell’arte: un linguaggio traversale che innesta relazioni di scambio tra passato e presente, arte e società e diventa cultura contemporanea.

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Thomas Bayrle. Flying Home (Photo © Perottino/Alfero/Tardito)
Nell’edizione 2016 di Artissima la Fondazione ha acquistato 10 opere dal valore commerciale complessivo di circa 400 mila euro. Le opere sono state acquisite a favore del Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea – Cecile B. Evans, What the heart wants (2016), Video HD, 41’05”; Dora Garcia, The Synthome Score (2014-2016), Performance, pubblicazione, fotografie e installazione; Michael Rakowitz, The flesh is yours, the bones are ours (2015), installazione di diversi materiali – e della GAM – Francesca Ferreri, Tolma (2016), ferro, cartapesta, quarzo, sabbia silicea, resina; Francesca Ferreri, La discesa, la forma (2016), legno, gesso, pigmenti, resina consolidante, frammenti ceramici; Lars Fredrikson, Inox (1971), inox scolpito; Lars Fredrikson, Inox (1971), inox scolpito; Hilario Isola, Aruspice#8 (2016), gambi di vite e resina naturale; Hilario Isola, Aruspice#1 (2015), gambi di vite e resina naturale; Pat O’Neill, Let’s make a sandwich (1978), video 3 canali digitali, 16 mm, colore, muto, 18’.