NEL SUO ATELIER A PARIGI, L’INCONTRO CON RICHARD PEDUZZI


Richard Peduzzi
"Tristano e Isotta" di Richard Wagner, regia Patrice Chéreau, scene di Richard Peduzzi, luci di Bertrand Courdec. Stagione Teatro alla Scalla 2007-2008 (photo © Brescia e Amisano)

Grande scenografo, pittore e designer francese. È stato direttore dell’École nationale supérieure des Arts décoratifs di Parigi e dell’Accademia di Francia a Roma

 

L’incontro nel suo atelier, prima che la nostra conversazione avesse inizio, mi ha immerso totalmente nell’atmosfera che quotidianamente lo circonda. Maquette, colori, tessuti, collaboratori entusiasti, e tanti materiali diversi sparsi su differenti piani di lavoro.
Da un’intera vita Richard Peduzzi, attraverso collaborazioni importanti come quella con Patrice Chéreau o Luc Bondy, si applica alla trasformazione di testi d’opera teatrale in scenografie o in gesti pittorici, come lui ama definirli. Decori di progetti importanti come la Trilogia di Wagner al Festival di Bayreuth nel1978/79, l’Amleto per il Festival di Avignone nel 1988, o Le nozze di Figaro al Festival di Salisburgo nel 1995, costellano la sua lunga carriera.

Monsieur Peduzzi, qual è per lei il punto di partenza per iniziare un nuovo lavoro, una nuova ambientazione?
Non esiste un metodo che applico in maniera rigorosa. Tutto nasce da una visione, da un’atmosfera, da un sogno che a più riprese traduco attraverso schizzi e bozzetti.

Le atmosfere che lei cerca rimandano alle stesse visioni impresse nella sua memoria infantile passata a Le Havre? Dove la luce faticava a filtrare attraverso le nebbie portuali dei docks, o le stratificazioni delle rovine post belliche?
La vita sottoterrena ha guidato le mie scoperte più importanti. Non solo la scoperta del sottosuolo, ma anche e soprattutto i sentimenti più viscerali da dove nascono le mie idee e da dove poi emergono. Per questo la mia luce nasce principalmente da uno strano grigio-bianco. Mi piace partire dal nulla, come se nulla fosse esistito. La luce è una delle attrici principali, si manifesta in una danza di chiari e di scuri. Come in una discussione tra il sole e la luna, tra il giorno e la notte che realizzano poi le mie forme e i miei colori.

 

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