GATES E MOSQUITO SI CONFRONTANO ALLA FONDAZIONE PRADA


WEorNOT (Nastivicious’ Temple #01), 2016 Foto © OKNOstudio

Cosa hanno in comune due artisti di fama internazionale, così diversi per nascita, esperienze e linguaggi, come Theaster Gates (Chicago, 1973) e Nástio Mosquito (Luanda, 1981)?
Primo, la Fondazione Prada a Milano come vetrina espositiva delle loro opere; secondo, Elvira Dyangani Ose, curatrice delle due mostre True Value di Gates e T.T.T. -Template Temples of Tenacity di Mosquito, inaugurate di recente e ideate come un progetto collettivo multisensoriale, in cui il luogo è parte integrante del messaggio.

Il tour inizia nel Podium, al piano terra della Fondazione, trasformato da Mosquito in una cattedrale contemporanea dalle vetrate colorate. Al centro, un imponente pulpito e panche di meditazione sul tema dell’eredità culturale e dei codici della comunicazione. Questo spazio dalle vetrate caleidoscopiche – sei scene grottesche e allegoriche di eroi e antieroi come Mozart, Steve Jobes, Mark Zuckerberg, Ronald McDonald, Angela Merkel e altre icone pop, in bilico tra politica, economia e società – mette in scena l’installazione site-specific WEorNOT” (Nastivicious Temple#01) firmata da Nastivicious, il duo fondato nel 2008 da Mosquito e l’artista spagnolo Vic Pereiró, in collaborazione con l’illustratrice Ada Diez.

Al primo piano del Podium, Gates presenta l’installazione True Value, che consiste nella ricostruzione di un negozio di ferramenta abbandonato. Un imponente assemblaggio ordinato di materiali diversi, oggetti e strumenti di lavoro, decontestualizzati dal loro luogo d’origine, non ready made ma oggetti che invitano a riflettere sulle relazioni umane connesse al commercio e al lavoro, filtrati dall’estetica e dallo spiritualismo della cultura black.

Divagando sul tema intorno all’arte del fare, forse ci si chiederà se il ferramenta Meazza di Milano, chiuso da tempo, fosse stato ricostruito nella Fondazione Prada poteva essere percepito come un opera d’arte? E la risposta è sì, poiché la curatrice inserisce una foto dello storico negozio in catalogo. Ma fate attenzione, perché tutti gli oggetti ed elementi simbolici evocano memorie collettive, ribaltano i nostri modi di percepire il mondo, attraverso elementi  di scarto; così le icone, i suoni e parole come evoluzioni del linguaggio che investigano il nostro rapporto con le cose e come le comunichiamo, sospeso tra vita e arte.

(Fino al 25 settembre)