LA LUCE NEGLI SCATTI DI LUCA CAMPIGOTTO


© Luca Campigotto

Veneziano, da 30 anni vive e lavora a New York, le sue fotografie amano e testimoniano la tensione e la potenza dell’inquadratura e la forza della luce

 

Incontro Luca Campigotto qui a New York, dove vive e lavora ormai da alcuni anni. Persona schiva e umile, nonostante il grande successo di critica e  di pubblico ottenuto, in contrasto con la grandiosità di molte delle sue opere. Preferisce definirsi un “fotografo di paesaggi” piuttosto che un’artista, anche se le sue fotografie sono state esposte in gallerie e musei quali il MAXXI, la Biennale di Venezia e la Maison Europeenne de la Photographie. Quest’anno ha vinto il premio Hemingway con il suo ultimo libro “Roma. Un impero alle radici dell’Europa” pubblicato dall’editore FMR.
Veneziano doc ha fatto un lungo percorso prima di stabilirsi a New York, una città che adora e che non si stanca mai di fotografare.

La sua storia d’amore con New York dura ormai da trent’anni, cosa le piace di questa città?
Di sicuro l’aspetto scenografico a New York, l’aura di leggenda risuona ovunque, da segnali stradali ai graffiti, da l’impressione di trovarsi in un set. Ho cominciato a venire in questa città dagli anni ’80, non appena potevo, allora era una città selvaggia, pericolosa e imprevedibile: era una frontiera. Adesso ne sono innamorato e quindi chi è innamorato non discute, ma se si osserva con uno sguardo distaccato bisogna riconoscere che è molto cambiata, più asettica e commerciale, ma riesce ancora a meravigliarti e a sorprenderti. Ho sempre amato questa città, fin dalla prima volta, mi piace tutto. Nel mio libro Gotham City ho cercato di catturare la sua atmosfera ancora visibile ed epica, ho voluto fissarne la memoria. È una testimonianza della mia devozione ma anche una ricerca disperata della New York che a poco a poco sta scomparendo.

Lei è nato a Venezia, esiste un parallelo esistenziale tra le due città?
Sicuramente. A Venezia le strade sono vuote di notte, e gli unici suoni sono i passi umani e il rumore dell’acqua, mentre a New York c’è vita 24 ore il giorno, e i suoni comuni sono sirene spiegate e rumori di camion che passano. Eppure queste due città sono completamente simmetriche. Proprio come la Venezia rinascimentale, la moderna New York ha saputo descrivere e celebrare se stessa, e proprio come Venezia ha coltivato e brillantemente diffuso il suo mito. Ho speso moltissimo tempo a fotografare queste due città che non smettono mai di stupirmi. Ho guardato entrambe con occhi avidi e devoti, cercando di catturare la loro incredibile essenza visiva, il momento in cui il loro aspetto fisico coincide con il lato immaginario interiore. Ho avuto il privilegio di crescere circondato dalla bellezza e dalla storia di Venezia, ma ho sempre sentito che New York è il mio vero “posto nel mondo”, la mia casa.

 

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