Autenticità e contemporaneità in dialogo nei nuovi spazi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano

 

Il 14 marzo 2016, il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ha presentato il primo risultato del fondamentale intervento di riqualificazione dei suoi spazi esterni adiacenti via Olona. L’intervento, cofinanziato dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha riguardato il recupero architettonico e funzionale dei volumi ottocenteschi delle Cavallerizze settentrionali, le uniche sopravvissute, benché profondamente ferite, ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il restauro e riconversione funzionale delle Cavallerizze, ad opera dell’architetto Luca Cipelletti – Studio AR.CH.IT, non alla sua prima collaborazione con il Museo –, aggiunge 1.800 mq agli oltre 40.000 mq dell’attuale complesso museale. Nuovi spazi espositivi e polifunzionali arricchiscono così il parco espositivo, oltre a prefigurarsi come futuro ingresso del Museo su via Olona. Un progetto che ha puntato, idealmente, alla ricucitura tra l’edificio monumentale del fu monastero degli Olivetani e Milano, creando una galleria prospettica che riprende l’asse storico degli antichi orti e della crociera dei chiostri.
Chiaramente identificabile come una lama che interseca gli otto volumi delle Cavallerizze, definisce un percorso lineare lungo 80 m ulteriormente sottolineato, all’interno, da una parete continua rivestita con intonaco cementizio rigato, interrotta da alcuni portali che permettono l’accesso agli ambienti di servizio. Restaurati con grande rispetto per le parti originali, i vari ambienti su cui si apre questo percorso permettono al fruitore di percepire immediatamente le varie stratificazioni, grazie a citazioni materiche e formali che non ne snaturano l’essenza. Dove sopravvissute, in due soli moduli dei complessivi sei rimasti in piedi, le capriate lignee sono state rinforzate, mentre negli altri moduli queste sono state sostituite da una efficace riproposizione in carpenteria metallica dipinta di bianco. Le murature in laterizio sono state integrate, ove necessario, con mattoni nuovi, debitamente riconoscibili come intervento restaurativo. Di grande impatto è il doppio ambiente che ricuce i due frammenti delle Cavallerizze nel punto in cui queste furono completamente distrutte. I due volumi sono stati riproposti nelle loro proporzioni e geometrie, con il muro divisorio ora solo suggerito dalla disposizione lineare dei pilastri di acciaio e una facciata/serramento che alterna tagli vetrati verticali continui di 12 cm – dimensione degli arcarecci delle capriate – a pannelli rivestiti in una miscela di bamboo e polimero. Orientati a sud-ovest, questi tagli “disegnano”la luce sul pavimento in battuto di cemento, trasformando l’intero ambiente in una meridiana naturale.

Se l’illuminazione naturale è garantita dalle numerose aperture esistenti, il progetto per quella artificiale, fondamentale quando si parla di interni, è stato curato dall’architetto e  lighting designer Alberto Pasetti. Il rigore spaziale del progetto di Cipelletti, ha portato il lighting designer a concepire un sistema modulare totalmente customizzato che segue le direttrici di progetto e le linee di forza strutturali delle capriate lignee o metalliche. Lo spiega a LUCE web Pasetti stesso: “il lavoro con Luca Cipelletti è stato molto stimolante perché è stata l’occasione di ponderare in maniera approfondita e rigorosa il rapporto tra Architettura e illuminazione in uno spazio storico molto evocativo. Le Cavallerizze hanno posto il tema della serialità spaziale e al contempo della grande flessibilità operativa che uno spazio museale richiede. Nelle sale espositive  la tessitura laterizia racconta per effetti di discontinuità e di tagli una storia di avvicendamenti fisici legati a trasformazioni e ad usi diversi nel tempo. Gli stessi interventi di ricostruzione sono diventati oggetto di un preciso orientamento del lighting design, come nel caso delle nuove capriate”. Molteplici scenari luminosi sono garantiti da un parallelepipedo minimale solo nella forma, altamente tecnologico, che permette di regolare intensità, tonalità e direzionalità della luce a seconda della richiesta. “Sono appunto gli scenari diversi, resi possibili da infinite combinazioni di canali di controllo, a portare lo sguardo verso il contenitore che, sorprendentemente, è emerso capace di porsi quale protagonista anche da vuoto. La grande sfida perseguita in questo progetto è stata proprio quella di esaltare lo spazio restaurato e al contempo immaginare quali potessero essere gli utilizzi allestitivi non solo tradizionali ma anche quelli meno convenzionali futuri”.
Questi nuovi apparecchi – prodotti dalla DDS Elettronica S.r.l di Modena – consentono, grazie alla loro sezione caleidoscopica, di indirizzare la luce e di filtrarla attraverso superfici in policarbonato ottico seguendo svariate combinazioni di scenari programmabili tra i quali è compresa anche la luce d’emergenza. “Se partire da una semplice forma quadrata e lineare e aprire il ventaglio di combinazioni tra luce diffusa, semi-direzionale, indiretta, dimmerabile, con variazione tonale, mantenendo il principio dell’unitarietà geometrica è un primo traguardo progettuale nell’uso della regia luminosa museale, allora questo obiettivo è stato raggiunto e permetterà di porre le basi per andare oltre…”

In occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano si terrà la mostra “Confluence”, che si terrà dal 2 aprile al 12 settembre 2016, proponendo un programma educativo dal titolo Fai da tech, rivolto a giovani e famiglie, nei nuovi spazi delle Cavallerizze, ospitando i progetti di undici Paesi diversi.