Mille sfumature di luce a Venezia


Collezione Pinault
Philippe Parreno, "Marquee" (2013)

Nelle 20 opere dell’illuminante Collezione Pinault a Palazzo Grassi la luce svela i limiti del visibile e dell’invisibile, mettendo in discussione la barriera tra razionalità e immaginazione

 

“Sia la luce”. “E la luce fu”. Lo disse Dio e da quel momento la luce ha assunto diversi significati e valori a seconda dei contesti estetici, simbolici o filosofici e politici.

La luce è visibilità, rivelazione, percezione e illusione. Nel capitolo “Accendo la luce” del libro Verso una cosmologia (1936) di Eugène Minkowski, è descritto il rapporto esteso tra luce, coscienza e conoscenza. Scrive l’autore, che, accendendo la luce, è possibile “passare da un mondo a un altro”, infatti, si ha l’impressione di superare il divario tra realtà e illusione. Lo dimostra un’esposizione che declina sinonimi e contrari della luce a Palazzo Grassi, a Venezia (fino al 31 dicembre 2014 ndr), dal titolo emblematico: “L’illusione della luce”, a cura di Caroline Bourgeois, attraverso venti opere di artisti dagli anni Sessanta a oggi, selezionate dall’illuminante collezione di François Pinault, esposte per la prima volta, tranne Monument for V. Tatlin (1964) di Dan Flavin.

Alcune opere site-specific sono state create per l’occasione per Palazzo Grassi, come la grande installazione ambientale D-N SF 12 PG VI (2012) di Doug Wheeler, nell’atrio d’ingresso – che apre il percorso espositivo – in cui la luce diventa materia, alterando radicalmente la percezione dello spazio in cui lo spettatore si perde in un ambiente bianco clinico, ipnotico e inconsistente, che evoca la sensazione del sole freddo, genera un disturbo visivo e disorientamento, accrescendo il nostro senso di precarietà.

Altre opere tracciano un percorso immaginario, che cambia di continuo con il mutare della luminosità diurna o serale. L’obiettivo della mostra è di indagare il perché abbiamo bisogno della luce, come usarla, con l’intento di rivelare metafore, tensioni spirituali o più semplicemente di trasformare la realtà in altro e di mettere in discussione la solidità dell’architettura, tra miraggi, immagini preesistenti, vuoto ed effetti percettivi.

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