Futuro, avanguardia e colore sono gli assunti ricorrenti nei progetti di Joe Colombo che lo portano a una visione dello spazio abitativo definito da moduli e da involucri indipendenti, tutti super e multifunzionali. Una rivoluzione in fibra di vetro e plastica della consueta idea di abitare: non più mobili singoli e indipendenti che identificano le diverse zone della casa, ma blocchi che si espandono nello spazio, stanze dentro le stanze; si arriva all’annientamento della “credenza”. Anche nei complementi, quali lampade e carrelli, è presente la visione del futuro alla Colombo: sono tutti piccoli oggetti generati da grandi idee. La forza dei prodotti disegnati da Joe Colombo risiede nella loro innata volontà di andare al di là degli schemi consueti, oltre l’idea di contenitore o seduta o luce.

Il design negli anni Sessanta possedeva qualcosa di epico, di mitico, si voleva rispondere a una funzione, ma al contempo si cercava il gesto estetico. Era il periodo del miglior fervore intellettuale e artistico italiano e, soprattutto, milanese, vero epicentro delle avanguardie. Erano gli anni in cui Milano era attraversata dall’impudenza monocroma di Manzoni, Castellani e Bonalumi. Tutto nell’arte era bianco o nero, solo i piccoli oggetti domestici quotidiani, in materiale plastico, potevano essere colorati.

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