1000 opere raccontano cinquant’anni di arte, cultura e di investigazioni quasi antropologiche e linguaggi avanguardisti in una mostra memorabile alla Triennale di Milano

Che cosa succederà al design italiano nell’epoca della globalizzazione post rivoluzione digitale caratterizzata da distretti produttivi plurimi? Viviamo nuovi scenari urbani e nell’aria si sente un rinnovato interesse per oggetti e pratiche artigiane incentrate sull’arte del fare, della manualità e dell’autoproduzione. Questi e altri complessi ambiti di ricerca intorno al rapporto individuo-ambiente anticipano comportamenti di vita sostenibile, più responsabili e partecipi, che stanno modificando il nostro modo di vedere e ripensare il mondo.

Ugo La Pietra, che ironicamente si definisce un “operatore estetico”, è stato un precursore di un “futuro artigiano”. Artista, architetto, cineasta, musicista, editore e protagonista del design radicale negli anni ’70, nell’importante e attesa mostra personale alla Triennale di Milano dal titolo Progetto Disequilibrante, a cura di Angela Rui, racconta cinquant’anni della sua arte e cultura e di investigazioni quasi antropologiche e linguaggi avanguardisti.

La mostra si snoda in 14 aree tematiche, smonta il canone dell’architettura stessa e si risolve in un meta spazio che vuole essere esplorato. L’allestimento espositivo, firmato dall’autore di oggetti, ambienti, installazioni, disegni e materiali audiovisivi, è concepito come un film, un racconto visuale per sequenze in cui spicca la sua posizione ironica, laterale, di esplorazione critica del mondo, contro il sistema e le logiche di mercato, perciò eretico, “disequilibrante”.

Leggi l’articolo completo su LUCE digitale

 

Precedente Joe Colombo
Prossimo Susanna Antico, professione non improvvisazione