ADDIO A LEONETTI, AMICO DI VOLPONI E PASOLINI


Francesco Leonetti
Francesco Leonetti e Pier Paolo Pasolini

“Formalista, astrattista, strutturalista”, così amava definirsi Francesco Leonetti, nato a Cosenza nel 1924 e morto nei giorni scorsi a Milano a 93 anni, dopo un’intensa vita d’autore militante tra impegno politico e intellettuale. Coscienza inquieta della sinistra letteraria italiana, dall’attività poliforme e dal pensiero dubbioso e curioso insieme, è stato una delle figure più versatili della cultura italiana del secondo Novecento.
Un intellettuale che amava discutere di tutto e di tutti, con gli amici della sua generazione Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Paolo Volponi e Italo Calvino.
Fu prima di tutto poeta, poi narratore, artefice d’importanti riviste del dopoguerra; docente di Estetica a Brera, esegeta della ricerca artistica dello scultore Arnaldo Pomodoro, ma anche attore per l’amico Pier Paolo Pasolini, per il quale interpretò Erode ne Il Vangelo secondo Matteo e il servo Laio nell’Edipo Re, ma per tutti è la voce del corvo parlante che accompagnava Totò e Ninetto Davoli nel film Uccellacci e Uccellini.

Esordisce diciottenne come poeta (Sopra una perduta estate, 1942), cui segue La antica (1959); il suo primo romanzo Fumo, Fuoco e dispetto (1956) è proposto da Calvino a Vittorini, allora direttore editoriale alla “casa-laboratorio” di Giulio Einaudi.
Numerose sono le sue raccolte di versi e opere, tra saggistica e narrativa: L’incompleto (1964), Irati e sereni (1974), In uno scacco (1979), I piccolissimi e la Circe (1998). Racconta il suo percorso intellettuale e umano nel libro La voce del Corvo. Una vita (1940-2001), Storie corte con “garbugli” per mano di Veronica Piraccini. Del 1992, La vita gli amici (in pezzi).

Con Pasolini e Roberto Roversi fonda, nel lontano 1955 a Bologna (dove era direttore della Biblioteca Malatestiana), la rivista Officina. Lavorò con Paolini e Calvino a Menabò (1959), sul quale pubblica poemetti, la commedia in versi Il malpensante, oltre a numerosi interventi di critica militante. Scrive sul Verri; fu tra i protagonisti del “Gruppo 63”. Crea la rivista Che Fare (1968), con Arnaldo Pomodoro e Roberto di Marco, ed è tra i promotori della rivista Alfabeta, pubblicata a Milano dal 1979 al 1988, su iniziativa di un comitato di redazione composto, oltre che da Leonetti, da Nanni Balestrini, Maria Corti, Gino Di Maggio, Umberto Eco, Antonio Porta, Pier Aldo Rovatti, Gianni Sassi, Mario Spinella e Paolo Volponi. Per Romano Luperini, “L’ultima rivista del Novecento italiano, l’ultimo nucleo culturale che tiene acceso il dibattito letterario, politico e culturale fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta”.

Negli anni novanta, inesausto, generoso come sempre, anima una paradossale compagnia teatrale di artisti in scena con Grazia Varisco, Fausta Squatriti, Aldo Nove, Emilio Isgrò e altri autori. Queste e altre sono state le avventure intellettuali e umane di Francesco Leonetti, condivise con la moglie, compagna e complice Eleonora Fiorani, epistemologa e saggista (tra i primissimi a dare fiducia alla nuova LUCE, N.d.R.). Francesco Leonetti, uomo dalla lucida e sagace ingenuità, dalla personalità roboante, è stato un innovatore in scena e nella vita, contaminando poesia, letteratura, arti visive, prosa, politica e performance.

 

Il direttore Silvano Oldani, Jacqueline Ceresoli e tutta la redazione di LUCE, commossi, sono accanto all’amica Eleonora Fiorani nel ricordo di Francesco Leonetti, intellettuale del Novecento che ci mancherà con il suo verso irriverente e intelligente, il suo sguardo critico sul mondo.

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